Vuoi lavorare in Cina? Le dritte di una ragazza italiana che c'è andata davvero

Corinne Biasizzo, 24 anni, è andata a lavorare in Cina. Vuoi fare come lei? Leggi le sue dritte

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Ci sono scelte che fanno tremare le gambe, ma allo stesso tempo non vedi l'ora di farle. Per uscire dalla tua "comfort zone" e lanciarti in un'avventura nuova e stimolante. Così ha fatto Corinne Biasizzo, 24 anni, che ha deciso di andare a lavorare in Cina. Ovvero, a fare il grande salto e partire per Shanghai con in tasca una laurea da interprete e traduttrice e un anno di Erasmus a Bordeaux. Come lei, sempre più ragazzi scelgono la Cina: secondo una ricerca della Fondazione Migrantes, insieme a Venezuela ed Emirati Arabi, è tra le destinazioni più lontane preferite dai giovani italiani emigrati all'estero negli ultimi 10 anni e tra quelle di maggiore tendenza (+49%). Anche a te piacerebbe andarci per un'esperienza lavorativa? Leggi le dritte di Corinne.

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Se ti sembra un grande salto, fatti aiutare da un'agenzia 

«Da tempo desideravo mettermi alla prova vivendo in un luogo davvero all'altro capo del mondo, per entrare in contatto con una cultura non europea. Senza  appoggi non so se avrei avuto il coraggio di partire, ma quando l'agenzia per il lavoro FourStars, specializzata in tirocini formativi, orientamento e placement, ha presentato nella mia università i suoi programmi di stage in Cina, ho colto la palla al balzo. Ho scelto un programma di 3 mesi, che comprendeva un periodo di formazione e un'esperienza in azienda. Una volta arrivata, però, mi sono subito resa conto che in così poco tempo non sarei mai riuscita a entrare in sintonia con il mood di una metropoli complessa come Shanghai, soprattutto per la barriera della lingua. Così appena ho potuto, ho deciso di prolungare il soggiorno».

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Due settimane di training e sei pronta per buttarti nella mischia

«Dopo un periodo di training di due settimane, in cui ho frequentato anche un corso di lingua e cultura, ho iniziato l'internship in un'azienda di consulenza per le piccole e medie imprese italiane del fashion. Era un progetto in start-up e io mi occupavo ti tenere i contatti con clienti e fornitori italiani interessati al mercato cinese. Il team era formato da ragazzi provenienti da tutto il mondo, ma anche da locals che ci aiutavano con il cinese. L'orario d'ufficio era quello classico: dalle 9 alle 18, con un'ora di pausa pranzo».

Trovare un impiego a Shanghai è ancora più facile

«Terminati i tre mesi, ho quindi deciso di restare almeno per altri sei. Procurarmi un altro lavoro non è stato un problema: ho trovato subito un posto da event manager in un locale internazionale dove mi occupo del catering, dei fornitori e delle promozioni. In Cina pub, bar e ristoranti organizzano sempre serate speciali a prezzi vantaggiosi su determinati menu o cene, ed è un meccanismo che funziona benissimo. A differenza della mia prima esperienza professionale, in questo locale lo staff è locale e farsi capire non è affatto facile. I cinesi hanno la tendenza ad annuire sempre, anche se non hanno compreso... Questo significa, per esempio, che ogni volta che dai delle indicazioni devi accertarti che poi le cose vengano fatte e i tempi siano rispettati».

Fatti subito i biglietti da visita made in China

«Un consiglio utile che a me è molto servito? Mai uscire senza qualche business card in borsa. Negli ambienti di lavoro (e non solo), infatti, è abitudine diffusa scambiarsi il biglietto da visitaa ogni stretta di mano. È un po' come un rituale. Funziona così: porgi il tuo cartoncino con entrambe le mani e poi prendi quello del tuo interlocutore con la stessa gestualità, quindi lo guardi per qualche secondo e te lo metti in tasca o in borsa con cura. È un modo semplice e funzionale di fare networking e allargare sempre di più i contatti, anche a livelli di business molto alti. Una volta che hai il tuo biglietto da visita, qui a Shanghai puoi ricevere offerte di lavoro con una facilità davvero impressionante».

Potrà capitarti di chattare con un tycoon

«In Italia sei abituata a contatti professionali formali e ad aspettare giorni prima di avere una risposta a un'e-mail di lavoro? A Shanghai è tutto diverso! In Cina i manager comunicano in maniera diretta con chiunque tramite l'app We Chat e la usano per combinare incontri di business. Insomma, qui tutti si scambiano messaggi e prendono appuntamenti di lavoro anche con personalità importanti, in modo istantaneo». 

Puntare sulle soft skill è sempre vincente

«Spesso a parità di certificazioni e titoli di studio, la differenza sul cv la fanno qualità come la flessibilità, la capacità propositiva e le doti relazionali. Proprio così: le cosiddette soft skills in Cina contano parecchio e se stai cercando un lavoro ti danno un incredibile valore aggiunto rispetto ad altri candidati. I recruiter partono dal presupposto che le soft skills sono più rivelatrici, in quanto fanno parte dell'esperienza personale di ognuno, mentre le competenze tecniche le acquisisci tramite una formazione specifica».

Così ti fai capire (anche senza sapere il cinese)

«Fuori dal mondo del business, quasi nessuno parla inglese. Capita di trovarsi in situazioni difficili anche solo girando per negozi, al ristorante o al supermercato. Una volta, per esempio, ho dovuto fare i salti mortali per riuscire a spiegare a una commessa che volevo acquistare un phon, perché conosceva solo il cinese. Poi mi è venuto in mente di farle mostrarle una foto sul cellulare e ci siamo capite. Lo stesso problema l'ho avuto per comprare un accappatoio, ma in quel caso me la sono cavata a gesti. Del resto, noi italiani abbiamo questa incredibile capacità di adattamento e una vera attitudine nel farci capire anche nelle situazioni più difficili. Doti che in Cina sono molto apprezzate anche dalle aziende! Perché siamo flessibili, ci adattiamo con facilità e abbiamo una grande capacità di problem solving».

A Shangai puoi uscire da sola a qualsiasi ora

«Dinamica, cosmopolita e attiva 24H, Shanghai conserva allo stesso tempo antiche tradizioni molto radicate. E il bello è che nonostante tutto, nella vita di tutti i giorni e sul lavoro, si muova in maniera frenetica, hai sempre la tranquillizzante percezione di vivere in una città sicura: l'ideale per una ragazza che si muove da sola!». 

Tra expat ci si diverte un sacco

«Tra expat si fa amicizia molto velocemente, perché ci si sente tutti "di passaggio". C'è chi si ferma 3 mesi, chi 6 o un anno, per questo c'è un ricambio continuo. Noi stranieri abbiamo i nostri locali di riferimento: ci si ritrova, si chiacchiera ed è un attimo scambiarsi il contatto di We Chat per fare gruppo. Si esce quasi tutte le sere: cene, party, serate a tema o in promozione. 

La vita è cara, ma i modi per risparmiare ci sono

Shanghai resta una metropoli abbastanza costosa, soprattutto se non mangi cinese (tutti i prodotti importati, specie quelli alimentari, costano due o tre volte tanto) o cerchi un alloggio dallo standard europeo. La dritta per tenere sotto controllo il budget è sperimentare di più la cucina del posto, tenersi aggiornati sui locali che fanno sconti, prendere i mezzi invece dei taxi (che comunque non sono troppo cari) e affittare un appartamento nei quartieri un po' fuori dal centro, dove gli affitti sono più alti. Oppure fare come me, che condivido casa con altre quattro ragazze».

Ti sei quasi convinta a partire? Preparati a…

  • Fare code senza regole. Si formano a casaccio: è normale!
  • Vedere gente che sputa per terra. Per i cinesi è un rito liberatorio, necessario per eliminare "il male" dal corpo.
  • Tirare sul prezzo. Di fronte a uno straniero, i venditori cinesi automaticamente triplicano i prezzi. Ma basta esclamare: «Tai gui le!» (troppo caro!) per dare inizio alla trattativa. I negozianti di solito hanno un modo di fare un po' aggressivo: non te la prendere e assumi lo stesso atteggiamento combattivo. Non proporre però un prezzo troppo basso: sarebbe interpretato come una mancanza di rispetto.
  • Sentir mangiare rumorosamente al ristorante. Consumare il cibo producendo vari "effetti sonori" in Cina è una forma di apprezzamento per il cuoco.
  • Aspettare a versarti il tè. Tu vieni per ultima: prima devi riempire le tazze di tutti i commensali.

Come ottenere il visto

Per ottenere un visto cinese per motivi di lavoro (categoria Z) rivolgiti al Chinese Visa Application Service Center di Roma o Milano: sul sito trovi tutto l'iter step by step. Serve il passaporto valido per almeno 6 mesi dalla richiesta (e con almeno due pagine bianche) e una lettera d'invito da parte dell'impresa in cui farai la tua esperienza professionale. Il visto costa a partire da 55 euro e ce l'hai in 4 giorni lavorativi (occhio: non puoi richiederlo prima di 3 mesi dal tuo arrivo in Cina).

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