8 errori da non fare se lavori da casa

Lavorare da casa è una pacchia, ma bisogna stare attentissimi a non commettere alcuni passi falsi, dettati magari dall'inesperienza, che potrebbero compromettere la propria vita sociale, la reputazione, il metabolismo, le funzioni vitali. Questi sono 8 errori che non devi mai commettere se lavori da casa.

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Per una buona parte della mia vita ho lavorato in ufficio, poi da un giorno all'altro sono diventata freelance (apriremo il capitolo delle Gioie e Dolori del Lavoratore Freelance in un altro momento) e ho iniziato a lavorare da casa. Ancora oggi, quando non sono in redazione, lavoro dal mio appartamento in una stanza molto graziosa che ho destinato allo scopo - con una grossa scrivania, il computer, la libreria, mille scatole di scarpe, tutti i vecchi numeri di Cosmo - che chiamo affettuosamente "il mio ufficio". Qui ti spiego cosa NON devi mai fare se lavori da casa.

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1. Non mangiare tra un pasto e l'altro. Anche se il frigo ti chiama, la dispensa canta il tuo nome come una sirena, i pacchetti di patatine e le tavolette di cioccolata gridano «Sono qui, a pochi metri da te. Mangiami!» tu ignora le voci e continua a lavorare tranquilla. Altrimenti, in pochi mesi, il tuo girovita si allargherà a dismisura e ti troverai cilindrica come un Minion. A parte gli scherzi, se senti davvero le voci, consulta uno specialista. Non mangiare davanti al computer: tu che puoi, a differenza di chi in ufficio deve portarsi il pranzo da casa o accontentarsi di un panino al bar, fatti un pasto caldo come si deve.

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2. Non dormire fino a mezzogiorno. Anche se non hai un cartellino da timbrare imponiti orari socialmente accettabili: se un cliente, un collega o un collaboratore ti chiama in orario d'ufficio devi essere in grado di rispondergli. Io appena sveglia ho una voce roca e gracchiante e non sono in grado di connettere finché non ho preso il caffè. Non capirò mai come fa il mio fidanzato a fare le dirette telefoniche in radio alle 6 del mattino con la voce pimpante di chi è sveglio da ore e poi riaddormentarsi di schianto appena chiude la conversazione.

3. Non bere. Non bere alcolici mentre sei in servizio (ma dopo le 19 un bel calice di Nebbiolo non te lo toglie nessuno). Non bere troppo caffè. Bevi acqua, tanta, almeno 3 litri al giorno se non vuoi ritrovarti raggrinzita come una prugna secca: a qualsiasi età le microrughe d'espressione sono in agguato. Idratarti aiuta la concentrazione e ti fa sentire meno stanca. In più puoi andare a fare pipì ogni volta che vuoi perché il bagno è proprio lì, nella stanza accanto, ed è il tuo bagno personale. Negli uffici un privilegio del genere a volte non ce l'ha neanche l'amministratore delegato.

4. Non dare le spalle al nemico. Un ambiente ben illuminato ti farà sentire più sveglia e pimpante. Metti il computer davanti alla finestra, come faceva Carrie Bradshaw. Mai il contrario, mi raccomando: la fonte di luce proveniente da dietro fa strani riflessi sul computer e affatica la vista. In più avere una finestra alle spalle, secondo il Feng Shui, è una fonte subliminale di stress perché il tuo cervello è consapevole che un potenziale aggressore potrebbe sorprenderti alle spalle. Il cervello, che macchina meravigliosa: sa cose che nemmeno sappiamo di sapere. Sinceramente a questa cosa dell'aggressore non avevo mai pensato. Devo installare subito un antifurto perimetrale nell'appartamento!

5. Non rovinarti la vista. Alza al massimo la luminosità dello schermo: è quel tastino con l'icona del sole che splende, se ti sei sempre chiesta a cosa serve adesso lo sai. Se stai tante ore al computer investi in un buon paio di occhiali da vista con le lenti riposanti da schermo e ogni 2 ore stacca almeno 5 minuti gli occhi dal computer. È una normale precauzione, consigliata anche dalla legge 626 per la sicurezza sul lavoro. Io per anni me ne sono fregata, poi un giorno mi sono accorta che iniziavo a vederci male da lontano e il mio oculista mi ha sferrato la diagnosi agghiacciante: difficoltà di accomodamento. È una deformazione professionale che viene a chi sta tutto il giorno con gli occhi incollati al monitor: col tempo ci si abitua a guardare a un palmo dal naso e si fa più fatica mettere a fuoco in lontananza. Per fortuna è reversibile: mi ha detto l'oculista che se cambio lavoro e vado a fare la guardia forestale il problema è risolto. Non mi ci vedo a stare tutto il giorno in un bosco con il binocolo, cercando di avvistare l'orso Yoghi.

6. Non lavorare a letto. Sembra il massimo della comodità, in realtà lavorare stando mezza distesa coi cuscini dietro la schena, sotto le coperte, con le ginocchia piegate, tutta gobba e storta, col portatile in equilibrio sullo stomaco come sto facendo io in questo momento, fa malissimo alla salute. Dopo un paio d'ore sei tutta incriccata, garantito. È un miracolo se non ti viene una contrattura o un'infiammazione alla cervicale.

7. Non stare tutto il giorno in pigiama. La tentazione è forte, lo so, ma devi vestirti. Sull'abbigliamento più consono per stare in casa mi sono già espressa, dopo che le mie colleghe mi hanno fatto notare che le ciabatte a forma di unicorno sono più efficaci della pillola per il controllo delle nascite.

8. Non lavorare di notte. Datti degli orari e dei limiti. Se non ci sono urgenze, emergenze, cataclismi, apocalissi, scadenze imminenti, devi importi di lavorare un tot di ore, solo in certi orari e poi staccare. Anche il weekend non è un buon momento per lavorare. Il riposo, l'ozio creativo (ma anche quello pigro), il tempo dedicato a coltivare i tuoi interessi, sono sacrosanti. Organizzati il lavoro in modo da riuscire a farlo nei tempi stabiliti. Se puoi permettertelo, nessuno ti vieta di passare il martedì pomeriggio all'hammam e recuperare di sabato mattina, o di concentrare il lavoro in un determinato orario della giornata in cui sei più produttiva. Io, per esempio, sto scrivendo questo articolo verso mezzanotte di un venerdì sera perché mi è venuta l'ispirazione, non ho avuto tempo di farlo prima e lunedì mattina, quando andrà online, sarò in ammollo in una fantastica Spa a farmi massaggiare come un vitello Kobe.

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