Ho deciso di mettermi in proprio. Sarà una buona idea?

Hai deciso di aprire una società e non ti destreggi bene tra regimi fiscali, business plan e compagnia bella? L'esperta ti spiega tutto quello che devi sapere prima di tuffarti in questa nuova avventura

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Diventare freelance è una scelta importante, perché prevede un grande investimento (anche economico) su te stessa e sulla tua carriera. Se hai deciso di metterti in proprio la prima cosa da fare è affidarti a un bravo commercialista che ti segua in questa nuova avventura professionale.

Ma prima ancora, se vuoi schiarirti le idee sul magico mondo del "mettersi in proprio" abbiamo girato qualche FAQ alla commercialista Carlotta Cabiati, autrice dell'e-book Apro la Partita IVA. Una guida pratica per il tuo business: tutto su regimi fiscali, tasse e altri argomenti "spaventosi", edito da Zandegù e realizzato in collaborazione con C+B, la casa + bottega delle imprenditrici creative italiane.

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1) Ho deciso di mettermi in proprio. Sarà una buona idea? A che rischi vado incontro?

Mettersi in proprio non è mai una scelta facile. Per intraprendere una nuova attività, di qualsiasi tipo, è necessario essere consapevoli e informati. Prima di partire, quindi, bisogna saper rispondere ad alcune domande importanti, per evitare il cosiddetto "lancio senza paracadute". Si parte da un'analisi di tipo soggettivo dove va verificata la predisposizione ad affrontare i rischi, capacità di comunicazione, la possibilità di risolvere i problemi, per poi proseguire con una parte più tecnica, dove si pianifica nel dettaglio l'idea di business.

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2) A chi devo rivolgermi per mettere a fuoco la mia idea imprenditoriale?

Il consiglio che mi sento di darti è quello di rivolgerti ad un consulente (commercialista) che, analizzando la tua idea imprenditoriale, sia in grado di accompagnarti nella vita d'impresa, scegliendo insieme a te le soluzioni migliori, facendo da collante tra tutti gli adempimenti fiscali, contabili e amministrativi obbligatori.

Una strada alternativa potrebbe essere quella di fare anche dei colloqui informativi con gli uffici locali dell'Agenzia delle Entrate o con la Camera di Commercio del tuo territorio o, in alternativa, con le associazioni di riferimento sul territorio per artigiani e commercianti, solitamente con prezzi agevolati per le categorie.

3) Ditta individuale, SPA, SAS: cosa mi conviene fare?

Scegliere lo strumento giuridico adatto è un'altra questione importante che si presenta in fase di start-up. La tua impresa può essere strutturata giuridicamente in diversi modi e questa scelta, da farsi insieme al tuo consulente di fiducia, richiede molta attenzione. Bisogna valutare fin dall'inizio una forma giuridica adeguata non solo al presente ma anche al futuro della tua azienda. Devi scegliere prima di tutto se "da sola o in società", ad esempio, e all'interno di queste due macroclassi, tra le diverse opzioni che ci sono.

Le differenze tra i diversi strumenti da utilizzare impattano anche sui costi di gestione degli stessi. Una Partita IVA per un libero professionista in regime forfetario, ad esempio, non ha costi fissi (a parte il costo del commercialista), mentre nel caso di una SRL i costi salgono immediatamente fino ad arrivare a cifre che possono superare i 10.000 euro.

4) Ma quanto mi costa davvero la Partita IVA?

La risposta è: dipende. Dipende dal regime fiscale scelto, dal numero di operazioni effettuate, dalla tipologia di attività. Un libero professionista in regime forfetario può arrivare anche a non avere costi fissi, bensì solo costi variabili in base agli incassi dell'anno.

Un artigiano o commerciante sempre in regime forfetario invece ha sicuramente costi fissi annui dati da: contributi fissi minimi INPS, iscrizione annuale in Camera di Commercio, eventuale INAIL.

Passando, poi ai regimi fiscali ordinari o alle società, esistono tutta una serie di costi che devono essere valutati in sede di inizio attività. Le società di capitali, solo a titolo esemplificativo, sono obbligate annualmente a depositare il bilancio in camera di commercio. Questo adempimento ha un costo che si sostanzia in un pagamento di diritti e bolli alla camera di commercio. Annualmente poi è previsto il pagamento, sempre per le società di capitali, di una tassa "di vidimazione" dei libri sociali, etc.

Infine, e comune a tutti, c'è anche il costo del commercialista che varia anche qui a seconda del regime fiscale scelto e della struttura che adottare.

5) Il misterioso regime dei minimi… Come funziona il famigerato forfetario?

Ad oggi, in fase di apertura della Partita IVA, l'unico regime agevolato resta il regime forfetario. Regime che, come dice il nome stesso, prevede una tassazione a forfait in base al codice attività, ed esclude il contribuente dal pagamento di IVA e da molti adempimenti contabili e fiscali. Il regime prevede 9 classi di attività, raggruppate tra di loro. Per ciascuna classe di attività sono state previste dalla normativa delle soglie massime di compensi incassabili per non fuoriuscire dal regime. Ad esempio, per i commercianti al dettaglio, la soglia massima è pari a 50.000 euro, per i liberi professionisti 30.000 euro, per gli intermediari del commercio 25.000 euro. Qui trovi tutte le soglie e le percentuali da applicare a tali compensi per calcolare l'imposta dovuta.

6) La Partita IVA fa davvero per me o posso continuare con la ritenuta d'acconto?

A volte è possibile svolgere prestazioni di lavoro occasionale con applicazione della ritenuta d'acconto, a volte è necessaria l'apertura della Partita IVA. Le prestazioni di lavoro occasionale permettono di effettuare, accanto alla propria attività lavorativa abituale, un'attività professionale saltuaria, senza particolari obblighi fiscali. Quando si parla, però, di prestazione occasionale, si fa riferimento a collaborazioni che devono avere queste caratteristiche:

  • -non devono superare i 5.000 euro di reddito netto
  • devono essere sporadiche ed episodiche
  • devono essere non organizzate
  • devono essere limitate nel tempo (massimo 30 giorni lavorativi non consecutivi nel corso dell'anno con lo stesso committente).

In questo caso i compensi percepiti non sono soggetti né ad IVA né a contributi. Superato il limite di 5.000 euro sarà necessaria l'iscrizione alla gestione separata INPS e il versamento dei relativi contributi sulla quota eccedente.

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