Intervista a Monica Regazzi. La finanza, la start-up e l'arte di essere donna

Abbiamo intervistato Monica Regazzi, amministratore delegato di Homepal, una start-up di vendita e affitto di case tra privati. Ha sempre lavorato nella finanza, in mezzo agli uomini, e ha consigli molto interessanti per chi vuole fare della propria idea un business

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Vuoi fare della tua passione e delle tue idee un lavoro e capire quali sono i vantaggi di essere donna? Abbiamo la persona giusta per te. Monica Regazzi è una professionista che ha molto da raccontare su un universo di lavoro e carriera che spesso associamo agli uomini, quello della finanza e della consulenza.

Oggi è amministratore delegato di Homepal, una start-up nata nel 2015 che si occupa di vendita e affitto di case tra privati con l'obiettivo di eliminare l'intermediazione delle agenzie e abbattere i costi. Questo sfruttando anche il mondo dei social che permette al venditore di aumentare in modo diretto la sua visibilità attraverso i suoi contatti, per esempio quelli di Facebook, e al compratore di accedere a una serie di recensioni fatte da amici, che ne raccontano la sua storia legata spesso a emozioni, o da chi ha visto la casa, che aiuta a garantirne l'affidabilità.

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Prima di approdare a questo nuovo progetto, Monica Regazzi ha fatto altro. Ha iniziato alla JP Morgan, una tra le principali società internazionali di finanza, e si è occupata per molti anni di consulenza strategica per The Boston Consulting Group, dove è stata nominata prima partner donna.

Insomma, una tosta che ha saputo farsi valere, e parecchio, in mezzo agli uomini.

Vieni dal mondo della finanza, che è un territorio in cui da sempre si muovono gli uomini. Che tipo di esperienza è per una donna vivere in un questo universo?

All'inizio, lavoravo in un gruppo di 10-15 uomini, è stato difficile farsi accettare. La battuta ricorrente era «Dovresti chiedere l'ammissione a un club di soli uomini». Per inserirmi meglio imitavo i loro comportamenti, dai vestiti alla comunicazione. Dopo ho capito che la diversità era un valore e bisognava tirare fuori le caratteristiche che una donna ha. Per farlo devi acquistare fiducia e sicurezza in te stessa.

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Ci sono vantaggi?

Sicuramente ero l'unica donna in un mondo di uomini. Spesso si ricordano di te, ti associano più facilmente e hai, appunto per questo, qualche opportunità in più. Inoltre, e questo dipende dai progetti, una donna riesce a gestire meglio una forma di integrazione nei gruppi di lavoro, ha una spiccata capacità organizzativa e cerca il consenso invece di voler dimostrare di avere ragione. Questo permette di raggiungere il risultato e superare le difficoltà con il consenso ed evitando lo scontro.

Perché hai deciso di passare a una start-up?

Ho amato il mondo della consulenza, ma, poi, come accade spesso a chi fa questo lavoro, scatta un meccanismo per cui, non solo vuoi dare un consiglio, ovvero una consulenza, ma vuoi che le tue idee vengano realizzate per come le hai pensate e volute tu. È stato un modo per creare qualcosa di mio e rimettermi in gioco e in discussione. Inoltre metti alla prova il tuo valore personale perché non hai più, almeno nel mio caso, un brand come The Boston Consulting Group che ti porta avanti.

Come si trasforma un'idea in un'impresa?

Un'idea per essere una buona idea deve rispondere a un reale bisogno, che sia un'assenza o un disservizio. Deve essere un'idea facile da spiegare e bisogna "scaricarla a terra", ovvero strutturarsi perché diventi qualcosa di concreto. Questo vuol dire avere un business plan valido, ovvero capire come ricavarci soldi, e affrontare tutto in modo metodico. L'idea va testata con tutte le persone che possono dare un contributo e il business plan va ragionato e non buttato di pancia. Bisogna, poi, circondarsi delle persone giuste, non rimanere testardi pensando di sapere fare tutto al meglio da soli. Questa parte, però, non è immediata e ci metti tempo per capire: l'umiltà è necessaria per capire che non hai tutte le competenze che ti servirebbero.

Chi ti ha dato maggiore supporto quando hai deciso di lanciarti in questa avventura?

Mio marito, diceva che l'idea della start-up mi faceva brillare gli occhi. Lui mi ha dato anche una visione maschile sul progetto.

Come gestisci il tuo tempo ora che ti occupi di una start-up?

Prima per The Boston Consulting Group l'impegno era totale. Con la start-up l'organizzazione è più flessibile e ho un controllo più diretto sull'agenda degli impegni: sono io che l'organizzo e non altri. Le ore di lavoro, però, non diminuiscono e il mio tempo libero, che mi ritaglio, è dedicato alla mia bambina di 6 anni e alla mia famiglia.

La difficoltà più grande nel passaggio da grande impresa a start-up?

Sono sempre stata molto razionale nel mio approccio, eppure ho capito che non potevo vivere di sola analisi. La sfida più grande per me è conciliare l'approccio analitico con la necessità di prendere delle decisioni più veloci ed estemporanee e trovare quel giusto mix tra razionalità e istinto.

Hai consigli per chi vorrebbe come te approdare al mondo delle start-up?

Avere coraggio. Buttarsi. Noi donne ci facciamo sempre un sacco di problemi, pensiamo sempre di essere meno forti di quello che siamo.

La tua casa ideale?

Una casa d'epoca con terrazzo. Ho firmato il rogito quando ho accettato il lavoro per Homepal. Avevo deciso che volevo la casa della vita, ho cercato con calma, non ho mai mollato.

Ve l'avevamo detto che era una tosta, giusto?

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