8 cose che ho imparato andando in vacanza su un'isola deserta

Alessia e il suo ragazzo, assieme ad un piccolo gruppo di amici, hanno deciso di andare in vacanza su un'isola deserta nell'arcipelago delle Incoronate. Ecco cosa devi sapere se sogni anche tu di partire anche tu

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Ogni anno lo stesso dilemma: che tipo di vacanze vogliamo fare quest'estate? Rilassante in un paradiso tropicale (oppure in una località balneare nostrana, alternativa low cost, ma altrettanto appagante); itinerante alla scoperta di nuovi continenti (molto arricchente, ma assai poco riposante); divertente, nelle varie Ibiza, Mykonos, Formentera (opzione non valida per chi è accoppiato da un po' di tempo); e infine la vacanza estrema per chi è in cerca di stimoli (come ad esempio del trekking in Alaska oppure delle fantastiche immersioni tra gli squali o il giro della Patagonia in moto).

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Io e il mio ragazzo, nel dubbio, abbiamo optato per una versione estrema-naturalista-rilassante, che di sicuro ci ha messo alla prova. Quando abbiamo deciso di affittare la casa di un pescatore su un'isola deserta delle Incoronate, in Croazia. Non ci immaginavamo che sarebbe stata un'avventura così stimolante e ho scoperto delle cose interessanti.

1. È fondamentale partire preparati e consapevoli. Inutile scegliere questo tipo di destinazione se non si ha molto spirito di adattamento. D'altra parte stiamo parlando di un posto dove l'acqua è scarsissima, l'energia elettrica limitata (solo per i pochi elettrodomestici della casa), non esistono strade, supermercati, edifici di alcun genere, né tantomeno bar o locali.

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2. Devi tenere a bada l'ansia. Non dico che si è completamente isolati dal mondo, perché in caso di emergenza c'è la rete telefonica, ma comunque ci si trova a due ore di navigazione dalla terraferma (con il motoscafo del pescatore che ci ha lasciato lì e venuto a riprendere 10 giorni dopo) e con a disposizione solo un barchino da 2,5 cavalli (vale a dire la velocità di un corridore della domenica).

3. Dai finalmente un senso della fatidica domanda "cosa ti porteresti su un'isola deserta?". Essendo in 8 amici più un cane pastore (no, non ce la siamo sentita di affrontare l'avventura tipo Adamo ed Eva), la prova più difficile si è presentata prima della partenza: la razionalizzazione di bagagli e viveri. Pensate a preparare ogni tipo di genere alimentare (compresa l'acqua da bere e gli alcolici… le serate dovevano pur passare), medicinali (non si sa mai), arnesi da cucina, attrezzature per immersioni e pesca, un minimo di vestiti (che si sono tramutati in costumi e qualche t-shirt), libri (è stato ovviamente necessario l'acquisto dell'e-reader) e giochi in scatola. Tutto questo per 8 persone e un cane, per 10 giorni. Fidati, un'impresa non da poco.

4. Impari l'arte della diplomazia. L'unico mezzo per muoversi dalla casa, con tanto di moletto privato, era il famoso barchino che aveva capienza massima 6 persone (!). Per unico mezzo intendo che non ci si poteva allontanare dalla casa se non per mare, dato che l'isola, seppur di grandi dimensioni, era completamente brulla e impervia, non percorribile a piedi se non con equipaggiamento serio da trekking (che ovviamente non avevamo portato). Le coste degli isolotti vicini, rigorosamente deserti, si prestavano a fantastiche escursioni in snorkeling e immersioni, ma mettere d'accordo 8 persone (più il cane) su come muoversi in un barchino minuscolo, quali giri fare, quanto stare via, se andare a pescare o nuotare, non sempre è stato semplicissimo (diciamo così).

5. Scopri com'è vivere davvero in mezzo alla natura. Non tanto per la meraviglia dei paesaggi incontaminati e suggestivi, ma in assoluto per la fonte inesauribile di risorse che non ci rendiamo conto di avere a disposizione. Per la paura di restare senza cibo (atavica fobia) ci siamo da subito adoperati per procacciarne dell'altro andando a pesca. Pur non essendo dei professionisti, siamo riusciti a fare tre strepitose cene di pesce a base di scorfano, calamari, grongo, orate e granseola, rigorosamente pescati da noi.

6. Capisci che il silenzio è davvero d'oro. Il livello di quiete e di pace che si raggiunge in un posto totalmente privo di inquinamento di qualsiasi tipo (acustico, ambientale, visivo), penso che equivalga alla rigenerazione di molte cellule del nostro cervello. Anche solo l'idea di non dover entrare in contatto con altri esseri umani (al di fuori del proprio gruppo) per dieci giorni, ti permette di staccare completamente la spina e di concentrarti sui tuoi reali piaceri.

7. Apprezzi l'essenziale. Mi sono resa conto per la prima volta di quanto, nella vita quotidiana, sia distratta da tantissime cose superflue o da certe dinamiche sociali che distolgono dalla realtà delle cose. Non avendo a disposizione una connessione continua col mondo, puoi riprenderti il tuo tempo, disintossicarti dalla civiltà e scoprire quante cose si riescono a fare in una sola giornata. Ho avuto la netta sensazione di riassaporare la semplicità, nuda e cruda, e mi è piaciuta.

8. Spunta fuori il lato Robinson Crusoe che non pensavi di avere. Sembra una banalità, ma la totale assenza di comodità ti fa aguzzare quell'ingegno assopito dal confort a cui siamo abituati. Anche solo l'organizzarsi per lavare i piatti non utilizzando il secchiaio della cucina (l'acqua era preziosissima), fare una grigliata di pesce senza la griglia, inventarsi l'illuminazione dove non c'era o costruire amache sospese in coste scoscese e rocciose. Io mi sono addirittura portata a casa un nuovo centrotavola: un pezzo di legno di barca approdato chissà quanto tempo fa su un isolotto e reso liscio e sinuoso dalle correnti. Un ricordo che ogni giorno mi riporta in quell'angolo di paradiso incontaminato a respirare un po' di pace, per poi tornare a bomba nella vita di tutti i giorni, piena di qualsiasi tipo di inquinamento, di sovrastrutture e condizionamenti sociali, frenesia, ma di cui (forse) non so fare a meno.

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