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LOSERS

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Il brand nasce in Giappone nel 2012 e si ispira a un concetto di bellezza tipicamente giapponese, legato all'idea di iki, che rappresenta la perseveranza nell'andare avanti a prescindere da quello che la vita ti chiede di affrontare. Producono scarpe da ginnastica dal respiro internazionale, legate a una cultura street e identificate da nomi ben precisi come solo una crew saprebbe avere. Losers tradotto vuol dire perdenti, ma il concetto va ripulito da ogni tipo di connotazione negativa, per riempirlo di orgoglio, ed è da li che parte il designer Sneakerwol: dagli artisti maledetti. Il logo è una V ben distinguibile sulla tomaia della scarpa. Presenti in collezione 48 tonalità di marrone e 100 sfumature di grigio, per avere un grosso margine di creatività, soprattutto in virtù del fatto che in Giappone indossare abiti di colore sgargiante è sinonimo di decadenza morale. Australia, Stati Uniti e Singapore sono i loro mercati di riferimento e dopo la fiera di Berlino approderanno a Parigi. In Italia saranno distribuiti tra qualche settimana con la collezione estiva 2015.

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LETASCA

Nati sei mesi fa a Milano da un'idea di Edoardo Giaroli ed Elbio Bonsaglio, il brand ha trovato nella creatività della designer newyorkese, Ada Kokosar, il miglior sviluppo che una giovane startup potesse avere. Puntano a un mercato giovane e alla moda che ha il coraggio di indossare capi non convenzionali. Al debutto si presentato con un mono prodotto, un gilet reversibile multi tasca (ben dieci, compresa una sulla parte posteriore per il computer). Il resto viene dopo e parliamo di una linea di maglie, giacche, coprispalle. Partono da un'idea semplice, vogliono essere un'alternativa capace di essere contemporaneamente funzionale ed emozionale mantenendo sempre un look impeccabile. Capi supertecnici tutti rigorosamente confezionati con tessuti idrorepellenti, neoprene, nylon leggeri, mixati a tessuti nobili a reinterpretare modelli classici che non passano mai di moda. Hanno trovato in Olanda, Belgio, Stati Uniti, Danimarca e Francia il loro miglior mercato di riferimento. Non cercateli ovunque, non li troverete così facilmente, ma una volta scovati ne varrà la pena.

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JUPITER

Arrivano da Ravenna è il loro primo White e in periodi in cui l'affanno e il freno a mano tirato la fanno da padrone, premiamo il coraggio di un brand selezionato e inserito nell'area Wow 0.15, quella seguita da Highsnobiety, opinion leader della ricerca street. La loro prima collezione presentata al grande pubblico fu l'estivo nel 2013 e da allora sembra passato un mondo di ispirazione nel mezzo. Partono da un nuovo concetto di maglieria applicata all'abbigliamento dove forme e materiali si uniscono per creare capi unici, moderni, adattabili a ogni circostanza. C'è lo stile innovativo, restano le tecniche artigianali, c'è l'ispirazione di Stefano Selvieri e di Jacopo Ferrarini. Giappone, Corea, Francia e Inghilterra i mercati di riferimento per un brand che rivedremo alla fiera di Parigi.

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HAPPINESS

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Il brand romagnolo, nato nel 2007 dalla coppia di creativi Eiman Hamza da Los Angeles e Michael Scarpellini da Rimini, reduce da un'entusiasmante Pitti Immagine Uomo, presenta a Milano la collezione dedicata alla produzione locale italiana. Nel nome, "KM 0", la filosofia di un brand che si è dimostrato capace negli anni di supportare il lavoro del suo territorio, quel "saper fare" che è virtù su cui poi verte il futuro dei giovani e dei lavoratori italiani. Una collezione che nasce quindi sotto la stella della sostenibilità, che non rinuncia a uno sguardo sul mondo nella sua interezza pur rimanendo attenta alle esigenze del luogo. La cartella colori che impera è ampia, proprio in virtù del fatto che le collezioni sono vendute in tutto il mondo, nelle più svariate condizioni atmosferiche, climatiche, stagionali. Capi pronti ad attaccare il mercato e che rintracciano nei Caraibi e nella "Revoluzion Feliz" la loro identità, il tutto in omaggio alla cultura latino-americana e al popolo cubano. Bella l'esclusiva collaborazione nata, in corsa, con Havana Club. Vince la stampa serigrafica a mano, da sempre nel dna del brand. Due le novità rilevanti nella collezione uomo: è stato accantonato definitivamente il risvolto nei pantaloni per far posto al modello joker con elastico e poi è stato inserito un accessorio tipicamente da donna, da indossare sopra i pantaloni, il più classico dei grembiuli, ma reinventato ad hoc. E mentre Giappone e Stati Uniti sono diventati i loro mercati di riferimento, il gruppo è già pronto per partire alla volta della fiera di Berlino.

AM.PM

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Letteralmente sarebbe "ante meridiem post meridiem" quindi sempre, tutto il giorno, in tutte le ore. Sarebbe questo l'arco temporale al quale si rivolge il brand di scarpe nato nel 2014 dalla commistione di due designer, il bolognese Jacopo Pozzati e il leccese Sergio Adelchi Jr. L'ispirazione arriva dalle strade newyorkesi, dalla povertà che imperversava nelle strade e nella scelta degli indumenti dei ragazzi obbligati spesso ad andare in giro con scarpe diverse, spaiate, di fattura e colore differente. E così quella che era una necessità è diventata una tendenza. La prima collezione è stata quella delle scarpe differenti, la sinistra non era mai uguale alla destra, per un dettaglio, per un disegno, una sfumatura, un taglio, ora il pezzo forte è un modello di scarpa unisex piena di buchi regolari dal quale è possibile vedere il calzino, venduto rigorosamente in dotazione con le scarpe. "In Giappone ho visto un ragazzo che si tagliava le scarpe in modo simile, facendo dei cerchi, dei triangoli, delle forme geometriche, era un simbolo di appartenenza, era un modo per diversificarsi" dichiara il designer. Un concept completamente made in Italy, realizzato in provincia di Lecce, laddove l'Italia prende la sua forma, quello dello stivale. Li rivedremo alla fiera di Parigi, ne sentirete ancora parlare.

L.G.R.

Fanno parte della neonata sezione dedicata ai migliori marchi eyewear di ricerca, giunta alla sua seconda edizione. Il nome non deve trarre in inganno perché sono italiani, capitolini e rintracciano nel fondatore Luca Gnecchi Ruscone l'anima di un brand dalla forti radici africane. Un'idea arrivata dopo un viaggio fatto ad Asmara e un giro nel magazzino del negozio di ottica del nonno, aperto dal 1930 e chiuso nel 1970. C'erano svariati modelli italiani importati e mai più prodotti, c'era un bel pezzo di passato e un giovane ragazzo a guardare. È nata lì l'idea di dar vita a un marchio di occhiali che avesse un respiro coloniale nel suo dna, dai disegni unici ed esclusivi. Occhiali realizzati a mano da artigiani specializzati, confortevoli, sostenibili, con telai morbidi e ideali ad adattarsi a qualsiasi tipologia di viso. Telai lucidati a mano senza l'uso di solventi o vernici per dare una finitura setosa e lenti in cristallo minerale nella variante da sole e CR 39 per quanto riguarda le lenti organiche, tutte rigorosamente prodotte dal gruppo tedesco Carl Zeiss Vision. È un bello che fa tendenza e che non rinuncia alla ricerca, allo storia di una famiglia che si tramanda da generazioni e continua a fare il giro del mondo.

Slave To Ancestor

Sono italiani, sono il frutto delle ispirazioni stilistiche dei designer legati al mondo della calzatura, Elia Olivieri e Daniele Marconetti che hanno fatto una scelta precisa, netta nella realizzazione dei loro occhiali: niente celluloide ma spazio al cuoio. Tutto nasce da un paio di occhiali nato quasi per caso, da un pezzo di cuoio rimediato da una vecchia suola, con lo spago al posto delle cerniere e delle vecchie lenti da sole. L'idea c'è, il prodotto lo si sviluppa e le collezioni finiscono sul mercato in tutta la loro unicità e individualità, lontano dalle mode, legato a doppia mandata a un design ricercato rigorosamente made in Italy. C'è un forte respiro retrò, c'è un vintage che non passa mai di moda e che si rintraccia già nel nome che tradotto sarebbe "schiavo degli antenati". Vincono perché hanno radici solide affondate nella più vivida creatività, vincono per quella linea minimal alla quale ne hanno fatto seguito altre, come quella "pelosa" multicolor adatta a chi vuole lasciare un segno preciso del suo passaggio.

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