Io non bevo. Non giudicatemi

Una volta Lara considerava le ragazze astemie bacchettone 
e noiose. Poi ha deciso di diventarlo 
anche lei. E ha capito che da sobria si piace ancora di più. Perché il troppo alcol fa male alla salute e all'anima. Leggi la sua storia  ​

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C'era una volta in cui per far capire a una ragazza che mi piaceva la sua compagnia, che l'apprezzavo come amica, le dicevo: «Vorrei bere qualcosa con te». Adoravo il rituale di quel legame liquido, il modo in cui si può entrare in un bar, in mezzo a perfetti sconosciuti, per poi uscirne molto allegre insieme a una nuova best friend. Di tanto in tanto mi capitava di conoscere qualche ragazza a cui l'alcol non piaceva, e rimanevo senza parole. Che cosa vuol dire che non bevi?

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Da sempre sono affascinata dall'idea di sbronzarmi, l'antidoto alle mie insicurezze. Non avevo tempo per gli astemi. Tra le mie attività dopo il lavoro c'erano aperitivi e cene in cui svuotavamo bottiglie di vino una dopo l'altra. E nel weekend organizzavamo serate in casa con tanta birra per tutti. 

Da ragazzina mi giudicavano male per i miei vestiti non griffati e per il mio orientamento liberale, e io avevo giurato a me stessa che non sarei mai stata così superficiale. Ero orgogliosa di me per essere di vedute così aperte, eppure sull'argomento alcol continuavo ad avere i miei pregiudizi: mi dicevo che gli astemi sono noiosi. Ogni volta che una mia amica mi comunicava che aveva deciso di smettere, io annuivo e sorridevo, ma poi facevo di tutto per farla tornare sui suoi passi. Volevo che le mie best friends "peccassero" come facevo io. E poi un bicchiere in più non aveva mai ucciso nessuno. Stare lì a preoccuparsi di quanto si butta giù è da stupidi: le tipe cool bevono.

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In fondo, lo vediamo di continuo nei film e in tv. Le bacchettone, capelli pettinati all'indietro trattenuti da una fascia da brava ragazza, sorseggiano un succo; le eroine, quelle giuste, capelli che svolazzano liberi e belli, 
si gustano un bel cocktail frizzantino. E io volevo essere quel tipo lì.Sfortunatamente, però, sono diventata anche un'altra: quella che cade dallo sgabello del bar totalmente ubriaca, che si mette a litigare selvaggiamente con il suo ragazzo e spara battute idiote con le amiche che si lanciano occhiate che lei non nota neanche, perché è troppo sconvolta.  Le tipe cool magari bevono anche, ma il modo in cui lo facevo io non era certo cool. 


Alla fine ho rinunciato all'alcol. Erano troppe le mattine in cui non mi ricordavo quello che avevo fatto la sera prima, o in cui me lo ricordavo a malapena e morivo dalla vergogna. Non volevo smettere, ma la vita ti insegna che "volere" e "dovere" sono due cose diverse. I mesi che sono seguiti sono stati di solitudine e tristezza, come quando finisce un amore: mi ero trasformata in quel genere di persona che tanto 
detestavo. Le amiche mi chiedevano 
di uscire, ma io rifiutavo. Era 
meglio rimanere stravaccata tra le coperte a guardare reality in tv piuttosto che affrontare  il fatto di essere diventata quella sfigata che un tempo evitavo.

Ho cominciato a cercare amiche che non bevessero. Continuavo ad adorare le mie compagne di happy hour, ma ora vedevo sotto un'altra luce le donne che non consideravano l'alcol un must. Quanto è bello sedersi semplicemente in compagnia senza bisogno che il cabernet scorra a fiumi. Le frasi che una volta mi indispettivano – «Sto prendendo dei medicinali»; «Mi è venuta un'allergia strana»; «Non reggo la sbronza»; – ora mi facevano urlare dalla felicità. Dopo decenni passati a compatire chi non beve, ho iniziato a provare compassione per me, per il fatto di aver sempre valutato gli altri in base alla quantità di alcol che bevono, senza mai riflettere sul fatto che una persona è ben altro, molto più complessa e sfaccettata.

Di recente sono stata a fare shopping con un'amica che ha smesso di bere in seguito a un problema di salute e mi ha raccontato che uno degli aspetti peggiori della situazione è stato il modo in cui le altre si sono allontanate da lei. «Io non capisco proprio: sono sempre
 la stessa, no?», si è sfogata con me. Senza un bicchiere in mano, però, ai loro occhi era diversa, in qualche modo infrequentabile. 

E io sono certa che questo dipende solo dal timore di essere giudicati: chi beve ama circondarsi di persone 
che fanno lo stesso, e chi non si diverte in compagnia viene visto come una minaccia. In realtà, la maggioranza degli astemi che conosco non è lì a prendere appunti sul tasso alcolico altrui. Ha voglia di chiacchierare, ridere, condividere dei momenti, proprio come chiunque. Quindi, in poche parole, non c'è nulla da temere.

Ho scoperto che le persone astemie sono una compagnia fenomenale: ascoltatrici eccellenti, con la mente lucida, affettuose e con i piedi per terra. E per di più, sono sempre disponibili a riaccompagnarti 
a casa! È così che cerco di essere 
io adesso. Sono passati cinque anni 
dal giorno in cui ho smesso di bere. 
E ho capito che la mia personalità da sobria è simile a quella da sbronza, solo che sono meno sopra le righe, 
più tranquilla e civile. Se agli altri 
non dovessi piacere più lo potrei capire, ci sono passata anch'io un tempo. Ma quello che è davvero importante è che finalmente adesso io mi piaccio davvero.

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