Sei insoddisfatta? I consigli di lifecoaching per superare la frustrazione

​Il video virale ti spiega come scatta il meccanismo della frustrazione. L'esperta ti spiega come superarla!

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In questi giorni sta girando in rete Unsatisfying, un video creato da uno studio francese, che mostra una serie di episodi frustranti, capitati a tutti almeno una volta nella vita. Forse l'hai già adocchiato anche tu sulla tua timeline e probabilmente l'hai condiviso. 

La lattina che si blocca nel distributore automatico, la pallina da golf che manca la buca per un pelo, il cucchiaio che scivola nella minestra. In bilico tra le leggi della fisica (vedi il toast che cade dalla parte della marmellata spiaccicandosi sul pavimento) e la legge di Murphy, che dice: "Se qualcosa può andar male, lo farà". Pessimismo a parte, anche se non giochi a flipper e non ti cucini mai l'uovo all'occhio di bue, il video risveglia dentro di te un sentimento ben preciso: quello dell'insoddisfazione. O meglio, della frustrazione. Un mancato appagamento che attiva uno spettro di sensazioni, dall'insofferenza alla depressione.

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In psicologia, con il termine frustrazione si intende "lo stato psicologico derivante da un mancato o inibito bisogno dovuto a cause esterne o a cause endogene". In pratica il fallimento non dipende da te: per quanto ti impegni, qualcosa di esterno o ambientale ti impedisce di soddisfare un bisogno o un desiderio. 

Come fare a superare la frustrazione? I consigli di lifecoaching

Sai che nelle materie scientifiche il fallimento non esiste? Lo dimostrano grandi scienziati che hanno contribuito all'evoluzione della società. Thomas Edison, per esempio, ha provato e riprovato molte volte prima di inventare la lampadina, ma una delle sue celebre frasi dice:

Non ho fallito. Ho solamente provato 10.000 metodi che non hanno funzionato.

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Non solo, per Edison le persone completamente appagate sono anche quelle che non cercano qualcosa di nuovo, non si mettono in discussione e non rischiano restando ferme senza crescere:

Mostratemi un uomo completamente soddisfatto: vi mostrerò un fallimento.

Non sei ancora convinta? Qualche tempo fa gli scienziati del Cern di Ginevra hanno letteralmente brindato al fallimento perché sono arrivati alla conclusione che la particella cugina del bosone al quale davano la caccia in realtà non esiste. E per loro non si è trattato un fallimento, ma di un risultato che apre a nuove opportunità di ricerca. 

  • Cambia idea sul fallimento. Fai come gli scienziati e pensa al fallimento come a un evento che apre ad altre occasioni della vita. Insomma, chiusa una porta si apre un portone.
  • Lascia andare ciò che non puoi controllare. Se ti senti frustrata perché qualcosa è andato storto sul lavoro, perché non sei ricambiata in amore, perché non hai (ancora) raggiunto il tuo obiettivo, fermati un attimo e rifletti su cosa hai diretta responsabilità e su cosa no. Ci sono fattori sui quali hai il pieno controllo ed altri, invece, sui quali non puoi fare niente. Un esempio fra tutti: se il ragazzo che ti piace non ricambia non puoi certo costringerlo a cambiare i suoi sentimenti. In ogni situazione lavora sulle cose sulle quali hai il controllo, la tua preparazione per un lavoro, per esempio, e lascia andare ciò che non dipende da te.
  • Vivi il presente. Qualsiasi errore tu abbia commesso, qualsiasi evento frustrante sia accaduto fa parte del passato. Rifletti su quanto è successo per imparare qualcosa di nuovo, ma poi chiudi il capitolo e vai avanti. 
  • Sviluppa il pensiero positivo. Sai cos'è la resilienza? È la capacità di adattarsi ai cambiamenti. Questa capacità ti insegna che c'è sempre qualcosa di buono alla fine di un percorso difficile, di un dolore, di un momento frustrante. Quando ti senti giù, allena l'ottimismo: segna su un foglio in cosa può esserti utile ciò che stai vivendo. Usa l'ironia per trovare il lato divertente di un momento buio. 
  • Migliora la tua efficacia. Sei insoddisfatta dei tuoi risultati? Lavora sull'abilità di raggiungere obiettivi definiti e verificabili. A volte ci poniamo obiettivi irrealistici che se non raggiungiamo ci fanno sentire incapaci. Definisci meglio il tuo obiettivo, per esempio "voler dimagrire"  non è un obiettivo, "decidere di perdere 5 chili in un mese" sì, perché è circoscritto e quantificabile. Poi stabilisci gli step per renderlo concreto. 

Sai perché cadiamo, Bruce? Per imparare a rimetterci in piedi. Batman

 

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