Siamo tutte bisessuali noi donne?

Nello showbiz sempre più donne si dichiarano bisessuali. Ma che è, una moda? Di maschi invece nemmeno l'ombra. Perché? Non ci sono uomini bisex, oppure la bisessualità maschile è l'ultimo tabù? Cosmo ha intervistato scienziati e sessuologi, e ha scoperto che...

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La cosa è iniziata più o meno così. Stavo facendo ricerche di notizie gossippare per un pezzo estivo, quando arriva la conferma che Miley Cyrus (che aveva dichiarato di essere bisex da sempre) sta con Stella Maxwell, una modella sciantosissima di Victoria's Secret. Così decido di inserire nel pezzo una bella carrellata fotografica di attori e cantanti bisessuali, uomini e donne.

Invece mi accorgo che per circa 30 star femminili che hanno dichiarato di essere bi (Miley Cyrus, Gillian Anderson, Anna Paquin, Amber Heard, Lady Gaga, Angelina Jolie, Lindsay Lohan, Cynthia Nixon…), di maschi ce n'è uno solo: Billie Joe Armstrong, il cantante dei Green Day. Certo, avrei potuto inserire anche Lou Reed, David Bowie e Mick Jagger. Ma il primo è morto, mentre e gli altri due insieme fanno 140 anni, e io ero alla ricerca di qualcuno di più croccante, chessò uno Zac Efron, un Jake Gyllenhaal, un Ryan Gosling. Insomma cercavo un uomo sexy, di successo, in pace con la sua sessualità da bisessuale. Invece niente.

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Perché? Perché non ci sono celeb uomini che dicono di essere bi?

Il double standard nella bisessualità si vede anche nel mondo del porno: a fronte di tantissime pornostar donne che performano abitualmente scene lesbo, praticamente obbligatorie in ogni film, ce ne sono davvero pochi di uomini che vanno con entrambi i sessi, tipo il famosissimo (e iperdotato) Christian XXX. E poi basta guardare i dati di Adult Empire, il più grande retailer online di materiale pornografico (un colosso con 92mila dvd e 81mila video on demand): nel suo catalogo la categoria bi conta solo 1000 dvd, mentre i titoli "solo lesbiche" sono più di 8000.

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Ok, lo sappiamo tutti che se una donna dice che è bisessuale, tutti i maschi del mondo se la immaginano che fa un cunnilingus a un'altra, si eccitano da morire e lei diventa automaticamente una strafiga. Ma il motivo di questo double standard potrebbe essere un altro: se un uomo dice che è bi, allora è meno maschio. Perché allude all'atto innominabile: non solo lui prende un pene in mano, ma se lo prende pure nel didietro, e questo non va bene.

Giovanni, un avvocato 48enne di Bologna che da anni si diverte con lo scambismo mi dice: «Uomini bisessuali? Ma va'. La verità è che sono gay. Nel nostro ambiente, e ti sfido a trovarne uno più aperto, sono rarissimi. Intendiamoci: guardare un bel pisello fa sempre piacere. Ma un conto è ammirarlo, un conto è prenderlo in mano. Esiste quasi una regola non scritta: puoi chiedermi di trombarti la moglie, ma non di prendertelo in mano. Invece quando ci sono due donne, la scena lesbo è assicurata. È molto eccitante. Ma del resto si sa che voi donne siete tutte un po' bisessuali».

Ora, a parte che Giovanni mi deve ancora spiegare come il "guardare un bel pisello fa sempre piacere" non lo renda neppure un po' bisessuale (del resto che cosa sono i film porno se non un'infilata di peni via l'altro? I maschi si rendono conto, sì, che quando guardano un porno in realtà stanno guardando, eccitati, tantissimi peni?), dicevo a parte la storia del guardare il pisello, io non è che sia proprio tanto d'accordo. Intanto perché di fronte al dio del sesso siamo stati creati tutti uguali e sono assolutamente convinta che la bisessualità esista sia negli uomini che nelle donne. Eppoi perché secondo me il punto fondamentale è uno: la bisessualità maschile è un tabù, mentre quella femminile è più accettata solo perché noi donne siamo ancora considerate solo oggetti sessuali da uno showbiz (e dal mondo, ché l'empireo dei semidei hollywoodiani è solo una rappresentazione della nostra realtà di sfigati) profondamente maschilista. Decisa a dimostrare questi postulati, mi metto a fare ricerca. Quello che scopro lo leggi qui sotto.

I dati

Cominciamo dai dati: sappiamo che gli omosessuali sono dal 2 al 10% della popolazione (a seconda degli studi e dei metodi utilizzati), ma la bisessualità rimane fondamentalmente ancora incensita. «Uno dei principali strumenti per definire l'orientamento sessuale è la scala di Kinsey (va da 0 a 6), una misura di autodichiarazione dove le persone segnalano a che livello si posizionano in termini di eterosessualità e omosessualità, dove 0 è "assolutamente eterosessuale", e 6 singifica "gay"», spiega il professor Andrea Camperio Ciani, che insegna psicologia evoluzionista all'Università di Padova, il primo a teorizzare con calcoli matematici la presenza di due precisi fattori genetici che possono favorire la presenza dell'omosessualità (per inciso: queste due varianti genetiche sono state poi di fatto individuate). «Quello che abbiamo notato è che il 98% degli uomini gay dice di essere assolutamente 6, mentre la maggior parte delle donne che si definiscono lesbiche si situa tra il 3 e il 5, insomma a metà strada. Questo ci spinge a pensare che la bisessualità sia una condizione più comunemente femminile. Ormai è accettato che l'omosessualità sia determinata da due ordini di fattori diversi: quelli genetici e le influenze esterne. A loro volta le influenze esterne si dividono in "shared environment", cioè i fattori culturali, e le "non shared environment", le esperienze soggettive. Abbiamo fatto un sacco di studi, anche sui gemelli omozigoti, e abbiamo scoperto che nelle donne lo "shared environment", cioè i fattori culturali, contano molto di più che negli uomini nel determinare l'orientamento sessuale. E nella nostra società la contiguità fisica tra donne, l'abbraccio, il bacio non sono mai stati un tabù. Questo spingerebbe le femmine ad avere una sessualità più fluida rispetto agli uomini, più orientata verso la bisessualità». Rincara la dose la Boise State University, che nel 2011 ha condotto uno studio su poco meno di 500 donne: il 60% delle intervistate ha dichiarato di essere attratta da altre donne e il 45% ha dichiarato di aver baciato un'altra donna. Però, dico io, un campione di 500 persone non è che sia molto rappresentativo (e poi: tu sei mai stata intervistata in uno di questi studi? Io no. Con tutte le ricerche che si fanno, mai una volta che chiedano il mio parere…). Eppoi insomma, non è che se baci una donna sei bisessuale. Quante di noi l'hanno fatto? Praticamente tutte. Però un conto è baciare una donna, un conto è andarci a letto, farci una storia vera.

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I motivi

«Il problema è che l'identità di genere maschile è molto fragile», spiega il professor Emmanuele A. Jannini, docente di Endocrinologia e Sessuologia Medica all'università Tor Vergata di Roma. «Come prima cosa il bambino, da piccolo, ha un grande problema con l'identificazione con la madre: è la sua persona di riferimento, ma quando scopre che lei non ha il pene, questo lo manda in crisi. Poi crescendo scoprirà che il simulacro della mascolinità, cioè l'erezione, è assolutamente fallibile e caduca. Questi fattori causano molta incertezza, che a sua volta si manifesta con atteggiamenti isterici: la glorificazione del celodurismo per nascondere la paura del fallimento, l'omofobia, la violenza. E la bisessualità, con la sua natura incerta, viene cancellata. Negata. Diventa una cosa innominabile, molto più dell'omosessualità tout court, che comunque pur essendo destabilizzante, è una scelta di campo molto precisa. Per le donne invece è tutto più facile: le bambine sono già donne quando nascono. Si identificano con la mamma, in nuce sono già madri, e i loro organi genitali non le tradiranno. Non hanno bisogno di tracciare confini netti nell'orientamento sessuale: si possono concedere qualsiasi cosa. Ecco perché la bisessualità è sicuramente più diffusa tra le donne». In effetti, lo concedo, conosco solo un uomo bisessuale dichiarato (non contando i gay che all'inizio della loro vita sessuale hanno provato ad avere rapporti con donne), mentre ho molte amiche bisex, che nel corso degli anni sono passate con molta nonchalance da un lato all'altro del sesso.

«Io sono bisessuale da sempre, da quando ho 15 anni», racconta Michela, 43 anni. «Ora sto con un uomo, l'anno scorso ho chiuso una storia di sette anni con una donna, anni fa mi ero sposata… A volte le mie amiche "dure e pure" lesbiche mi guardano con sospetto, mentre le eterosessuali con cui ho delle storie sono molto più aperte: non hanno nessun tipo di problema ad accettarsi».

E chi va con i transessuali?

Forse il discrimine tra donne e uomini bisex è proprio questo: l'accettazione del sé. Della propria incertezza sessuale. «Io contesto l'idea che la bisessualità sia naturalmente più diffusa tra le donne», afferma la dottoressa Roberta Rossi, presidente della Federazione italiana di sessuologia scientifica. «Noi siamo solo più brave ad accettarci. Tutto qua. Il vero problema del censimento della bisessualità sono i maschi eterosessuali. Di fronte alla scala di Kinsey, quasi tutti scelgono lo 0: si dichiarano certamente eterosessuali. Poi, se li intervisti, ti dicono che sì, ogni tanto hanno dei rapporti omosessuali o vanno con i transessuali. Rapporti in cui la presenza del pene è la condizione fondamentale. E va bene che i transessuali hanno caratteristiche femminili molto sviluppate, ma laddove c'è un pene, come vogliamo definire il rapporto? Non certo eterosessuale. Nella clinica noi definiamo queste persone "uomini che vanno con uomini", perché nella loro percezione questi episodi non definiscono il loro orientamento sessuale: credono si tratti solo di momenti trasgressivi. La cosa, francamente, è un po' ridicola. Certo, è comprensibile che gli uomini etero fatichino a dichiarare la presenza del pene tra le loro fantasie sessuali, perché tutto allude alla penetrazione (condizione naturale per le donne), ma un piccolo sforzo in più non sarebbe male. Perché non siamo bianchi o neri. Nella range della sessualità, stiamo su un arcobaleno di tutti i colori».

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