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D'accordo, a volte sono molti di più (di 20 minuti). Ci saranno anche uomini (uhm... dove?) che ci mettono ore, settimane e forse mesi prima di saltarti addosso. Ma di solito, se la reattività è così lenta è perché: 1) sono innamorati; 2) sono inguaribilmente timidi. In entrambi i casi, non rientrano nella categoria qui esaminata.

Perché qui voglio parlare di una situazione ben precisa: tu e lui già usciti insieme diverse volte, ma ancora non siete passati dalla fase “vuoi un aperitivo?” a quella “hai un preservativo?”. Oppure è la prima volta che uscite insieme: ma dove andrete a parare è chiaro.

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E così, dopo l’ultima cena o il primo aperitivo, vi ritrovate a casa tua. Sul divano. Ad affrontare quei 20, sofferti minuti che fanno da spartiacque tra una disinvolta chiacchierata e un avvinghiamento in stile vite americana.

Lui ha in mente una sola cosa: trovare il modo per valicare la barriera invisibile che si frappone tra i vostri corpi. Essendo incapace di fare più di una cosa per volta, eccolo che si arrovella per riuscire, mentre cerca una strategia d'attacco vincente, a dire anche cose sensate. Missione impossibile. Nella maggior parte dei casi finisce per blaterare di argomenti improbabili.

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Eccone un recente esempio.

Approdato in casa mia dopo una sorta di blind date organizzato da un comune amico, in preda alla fatica di capire qual è la mossa giusta per risultare irresistibile, prende di mira il mio benjamino.

Sì, sì, una pianta.

Benji ha sofferto nei mesi scorsi per un'esposizione scorretta, per cui si ritrova a esibire una chioma lussureggiante da una parte, un tronchetto spoglio dall'altra.

L'improvvisato giardiniere si aggira per il mio soggiorno in giacca e cravatta (è uscito dal lavoro tre ore prima, ma non se n'è ancora accorto), intravede nel povero alberello un'ancora di salvezza per i suoi neuroni in affanno, e inizia a dedicarvi una morbosa attenzione, staccando piccoli rametti, rigirandoli tra le dita e declamando: «È morto, lo vedi che è morto?» Provo a dire che si riprenderà, o almeno credo. «No, no, è proprio morto, guarda qui» e continuando a spezzare rametti, mi sottopone le inconfutabili prove del mio scarso pollice verde.

Provo a dirgli che la morte non è tra i migliori argomenti di conversazione, viste le circostanze. Lui fa il figo azzardando un riferimento letterario/filosofico: «Eros e thanatos», dice. Dopodiché trova finalmente il coraggio di infilarmi la lingua in bocca.

Dopo una ventina di minuti di strusciamenti sul divano, il giardiniere-filosofo alla mia domanda «Andiamo di là?» chiude gli occhi, allarga le braccia e risponde: «Non ce la faccio a muovermi da qui. Sono stanchissimo, potrei addormentarmi da un momento all'altro».

«È una situazione piuttosto imbarazzante», aggiunge, con aria per niente imbarazzata, mentre soffoca una raffica di sbadigli.

Io che sono dotata di un buon carattere riguadagno il mio posto sul divano e gli dico, magnanima: «Non ti preoccupare».

Dopo molto meno di 20 minuti, è fuori da casa mia.

Il benjamino ringrazia.

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