10 motivi per cui andare da Fiorucci è stato favoloso

Il negozio Fiorucci di piazza San Babila, a Milano, ha influenzato generazioni. Ha lanciato tendenze, ha generato un mondo parallelo in technicolor e ci ha reso più felici

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Da Fiorucci si andava per una boccata di aria fresca. In piazza San Babila, al posto dell'attuale mega store, il negozio Fiorucci ha attirato flotte di giovani smarriti verso la mecca della felicità. Ritrovo dei Paninari negli anni 80, ha saputo surfare sulle onde delle mode senza mai cadere.

1. Elio Fiorucci ha inventato il concept store. Un luogo ispirato da bazaar e mercati di tutto il modo, in cui nutrirsi di modernità e novità. Stili, prodotti, colori e profumi fusi in un unico esperanto sensoriale.

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2. Andare da Fiorucci anche solo per guardare, diciamo a fare window shopping, è stato ispirante, arricchente e terapeutico. Anche a mani vuote si usciva dallo store con un sorriso.

3. Da Fiorucci abbiamo imparato a conoscere le culture esotiche, gli usi e soprattutto i costumi, di popoli lontanissimi. E in un attimo si era fatto il giro del mondo. Le babush marocchine? Eccole qui! Le ceste africane rivisitate? Ce l'abbiamo. I calzini con le dita giapponesi? Pure. E gli scolapiatti smaltati messicani? Ohh yes.

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4. Ci si rifaceva gli occhi anche con i commessi. Belli e vestiti così alla moda come in un transfert per Manhattan.

5. Emergenza regalo? Da Fiorucci un problema così era a soluzione garantita. Con ironia e genialità si rimediava sempre qualcosa di sfizioso con cui fare un figurone. Parola di Fiorucci Shopper.

6. Quel profumo di bubble gum. Il signor Elio Fiorucci, prima di altri, aveva intuito il potere delle esperienze sensoriali come plus dello shopping tout court. Sceglieva fragranze candy e zuccherine oppure mistiche e intriganti in base ai trend messi in vendita.

7. Cerca l'intruso... Gli spazi dello store erano labirintici, golosi e traboccanti di pezzi meravigliosi, grandi e minuscoli, unici e curiosi e proprio per questo motivo ... alcuni non in vendita. Oggetti e decorazioni personali di Fiorucci e delle sue bravissime buyer si potevano scovare sparsi qua là, dietro alle casse, in fondo alle nicchie con i vestiti, appese alle pareti: noi povere mortali ne abbiamo fatto delle vere e proprie malattie. E forse è stato giusto anche così, abbiamo imparato ad alimentare il desiderio, bello e impossibile.

8. L'idea di kitsch secondo Fiorucci ha completamente stravolto anche la nostra. Meglio avere in cucina in bella vista un thermos cinese di 40 cm verde pisello con fenicottero rosa che non averlo? Come dire: impossibile resistere al fascino del kitsch.

9. Quando a metà degli anni 80 ha convinto l'artista dei graffiti newyorkese Keith Haring a decorare INTERAMENTE con la bomboletta spray tutto il negozio, e quando scrivo interamente intendo ogni centimetro dello store, la performance di street art è diventata pop. E il sotto testo ha recitato: da Fiorucci passa solo il meglio.

10. Infine i jeans di Fiorucci: ci hanno rese più belle, in forma e sexy.

Guarda anche la gallery: È morto Elio Fiorucci, lo stilista della felicità

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