Daniele Giorgio, Parden's e il suo inno alle stampe e al colore

Colta, sofisticata, con una grande passione per le stampe e per il colore. Ecco la donna Parden's

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La donna di PARDEN's è colta e sofisticata, ha una grande passione per le stampe, per il colore, una predisposizione alla qualità e una curiosità innata che la porta a voler conoscere ispirazioni dietro ai processi creativi, ad esplorare mondi nuovi. Il marchio del pugliese Daniele Giorgio é stato a luglio 2016 finalista del prestigioso concorso 'Who's On Next?' ed è poi tornato a sfilare sulle passerelle di AltaRoma lo scorso gennaio, con una collezione sempre all'insegna delle grafiche e delle cromie forti, primarie. Abbiamo intervistato il designer che ha un percorso davvero inconsueto e molto interessante, proprio per meglio conoscere uno dei marchi di questo nuovo ricambio generazionale che sta caratterizzando il nostro Made in Italy.

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Quando e perché ti sei avvicinato alla moda? E Come sei arrivato ad una tua linea?

«Ho frequentato l'Università Luiss Guido Carli e sono laureato in Giurisprudenza con indirizzo internazionale. Da sempre fortemente appassionato di architettura, moda e design per il mio elaborato finale ho scelto di redarre una tesi sperimentale in Diritto Commerciale avente come argomento il Luxury Brand Management e la tutela dei diritti di proprietà industriale nel settore del Lusso. La scelta di una materia piuttosto innovativa, soprattutto per il panorama legislativo italiano, mi ha portato ad un periodo di formazione e lavoro post laurea a Washington, negli Stati Uniti, dove ho collaborato con alcune Law Firms che si occupavano di Intellectual Property. Rientrato in Italia, durante la pratica forense ho realizzato che ciò che avrei voluto fare nella vita non era difendere le opere d'ingegno altrui, ma realizzarne di mie. L'idea di una azienda che si occupasse di moda e design è stata una conseguenza quasi naturale. Conseguito il titolo di avvocato e chiuso questo capitolo della mia vita, mi sono dedicato a 360° a PARDEN's curandone tutti gli aspetti, da quello manageriale a quello stilistico».

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Hai solcato con la tua collezione le passerelle di AltaRoma, sempre più aperta ai giovani designer. Ci racconti questo momento? Quanto pensi sia, in generale, importante la passerella per uno stilista emergente?

«Credo che il lavoro che Altaroma stia svolgendo nel supporto dei giovani talenti sia encomiabile. Trasformare questa manifestazione in un hub per le nuove leve è un progetto ambizioso che mi auguro riesca ad avere il giusto supporto. La prima sfilata personale è avvenuta con entusiasmo e stupore. Non era nei nostri programmi sfilare dopo cosi poche collezioni, ma grazie a "Who's on Next?", progetto di cui siamo stati finalisti nell'edizione 2016, abbiamo potuto raggiungere questo importante traguardo. Credo che la visibilità che una sfilata può conferirti sia molto importante. Ancor di più lo è la possibilità di raccontare una storia. Grazie allo show la collezione prende vita e le tue idee, anche se per pochi minuti, diventano realtà».

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Da dove arrivano le ispirazioni per la linea?

«Viviamo nell'epoca del remix. Non esistono più le sottoculture, ma un grande calderone di idee, di pensieri, di immagini che possono convivere tra loro. Proprio in ragion di ciò, in questo momento storico come non mai credo bisogni avere molto chiara la storia da raccontare. È l'approccio mentale e il processo creativo che possono fare la differenza. Le mie ispirazioni vengono dalla mia terra, la Puglia, ma anche da luoghi molto lontani. Per la prossima stagione, ad esempio, le mie ricerche mi hanno condotto in Messico, dove ho studiato l'opera di Luis Barragan. L'utilizzo del colore e i volumi delle sue opere mi hanno stupito per la loro modernità, per un carattere ruvido e poetico. L'arte contemporanea resta sempre una costante fonte di domande. Il design e l'architettura italiana, l'opera di Giò Ponti in particolare, un punto di riferimento».

Le stampe: da dove nasce questo amore?

«Nascono dall'idea di raccontare un immaginario estetico facilmente riconoscibile e di grande impatto visivo. L'idea di usare il colore in modo molto italiano ed allo stesso tempo molto contemporaneo. Questo approccio, presente sin dalla prima collezione, è diventato una nostra firma. Stagione dopo stagione la ricerca si spinge sempre più verso nuovi orizzonti, verso strade poco battute, ma si cerca di restare fedeli al nostro DNA».

In breve ci racconti la linea per la f/w?

«Con la collezione f/w 2017 ho esplorato alcuni dei principi cardini del neoplasticismo aggiungendo nuovi elementi al vocabolario di PARDEN's: Astratto, Essenziale, Geometrico.

La donna PARDEN's pur non rinunciando alla propria femminilità, inizia ad esprimere con sempre più forza una personalità decisa, anticonformista, sofisticata.

Le silhouettes si allungano e si slanciano. Linee geometriche arrotondate e i velati richiami alla sensibilità barocca propria della storia pugliese, lasciano spazio a geometrie asciutte. I ricami si alternano al taglio vivo, In un gioco costante di proporzioni si intersecano asimmetrie, sovrapposizioni e blocchi di colore. L'utilizzo di materiali moderni viene accostato a tessuti tipici del vocabolario femminile. I colori sono decisi, primari».

Se dovessi citare un tuo capo simbolo quale sceglieresti?

L'abito shirt dress stampato. È da sempre uno dei nostri best-seller e racchiude un po tutti gli elementi del marchio: il colletto ricamato con il motivo a tre archi, le stampe geometriche, le versatilità di un capo daywear che può essere indossato fino a sera».

In generale cosa è l'eleganza per te?

«L'assenza di sforzi. La naturalezza. Il non cercare di vivere la vita di qualcun altro, ma imparare a conoscere se stessi. Le persone eleganti sono persone che conoscono la loro storia, la loro vita. Non ricercano il trend del momento, sono semplicemente se stesse».

Chi sei al di fuori della moda? Quali altri amori hai? Cosa ti piace fare?

«Sono un ragazzo che vive una vita molto normale, o perlomeno cerca di farlo. Cerco di dare un senso al tempo libero, di passarlo con i veri amici, di fare sport e coltivare la mia passione per il design e l'architettura. Amo molto viaggiare, New York è tra le mie città preferite. Ultimamente sono spesso a Parigi per lavoro: una città che sto imparando ad amare sempre più, che mi affascina e stupisce ogni volta in modo diverso».

Un consiglio di stile da dare alle nostre lettrici?

«Non abbiate paura del nuovo. Cercate di andare oltre l'immagine di una sfilata e comprendere cosa un designer voglia comunicarvi. Andate nei negozi fisici: provate, toccate con mano, chiedete informazioni. Rimarrete stupite di come il vostro stile possa evolversi, pur rimanendo fedele a se stesso».

Cosa lei deve rubare dal guardaroba di lui?

«La camicia in popeline a righe. È un capo versatile, elegante e che si abbina un po' con tutto. Credo che indossata con una gonna asimmetrica in cotone possa essere un outfit molto interessante per l'estate».

Un sogno nel cassetto o un progetto da condividere con noi?

«Riuscire a raccontare una storia. Portare la gente a volerla ascoltare. Far nascere in loro il desiderio di entrarne a far parte. Solo in questo modo PARDEN's potrà diventare grande».

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