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Come ti è venuta la bella idea di fondare Abbiamo le prove?
La versione VERA, che nessuno vuole sentire: la scorsa primavera avevo finito di scrivere un libro, invece di attaccarne subito un altro mi sono accorta che volevo (e dovevo) leggere di più, ma il mio giro abituale di letture non mi soddisfaceva del tutto (per forza: a occhio direi che era 35% giornali o portali stranieri, 25%blog femministi americani, 40% porno di fascia medio-bassa). Avevo pensato spesso alla possibilità di mettere su un "piccolo prodotto editoriale online" tutto italiano, ma mi ero sempre sabotata, sollevandomi da sola obiezioni banali (da "OH NO SI FA TROPPA FATICA!" a "non sono la persona adatta, non so fare nulla"...). Abbiamo le prove è nato dal mio amore per i racconti in prima persona che pubblicavano molte riviste femminili quando io ero piccolina (e che oggi, negli Stati Uniti, hanno ricominciato a pubblicare certi portali per donne sveglie come XOJane e The Hairpin). Ed era una cosa che - almeno in una prima fase - potevo gestire per conto mio; le persone che mi aiutano (come Nadia Terranova, che spesso legge e cerca autrici con me, e Maria Tasca, che ha curato la nuova veste grafica) le ho incontrate man mano quando il progetto c'era già. SI PUO' FARE, quindi :)

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Come scegli le autrici?
Requisiti: essere viventi, essere italiane (o vivere in Italia), aver scritto più di tre paragrafi filati e averli messi in un posto che possiamo trovare, essere pronte a firmarsi con nome e cognome (concediamo lo pseudonimo solo in casi dove l'autrice ha, purtroppo, tutto da perdere uscendo col suo vero nome). Giuro, a volte è veramente bastato questo. Alla fine il bello (per me) è che nello stesso posto un lettore possa trovare professioniste e non professioniste, persone con una tecnica che nasce dal mestiere e persone dove c'è un talento meno "lavorato", per così dire. Alcune delle autrici già pubblicate o in via di pubblicazione le abbiamo trovate grazie a un giro di segnalazioni ("ho letto questo blog / questo racconto / questo romanzo, forse lei può fare al caso vostro..."); alcune le conoscevo già e volevo fare una cosa con loro; diverse le abbiamo incontrate leggendo in giro, continuando a cercare. Lo scouting in questo caso non finisce mai, anche perché questo non è un blog multi-autore: avessi voluto pubblicare le stesse cinque miei amichette (ciao, amichette) sarebbe stato tutto molto più facile e più noioso. (Va detto: qualche autrice ci si è proposta lei. E con qualcuna ha funzionato!)

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Che caratteristiche ha una storia che merita di essere raccontata?
Qui ognuno potrebbe dare una risposta diversa, è logico. Io vado sul fattore stomaco: se c'è l'urgenza di raccontare una storia, è più facile che ti venga fuori, che la scrittura diventi una cosa fisica e che una prima stesura sia già abbastanza buona per essere letta e valutata. Certo, se dovessi appoggiare migliaia di euro su una "esordiente di sicuro successo" e valutare il suo impatto sul mercato dei libri, prenderei in considerazione anche altri aspetti. Per quello che facciamo noi, l'urgenza basta e avanza. - Le autrici (viventi o morte, italiane o straniere) che sogni di ospitare.Valgono i personaggi immaginari? (Dimmi che valgono.) SE valgono, le tre ragazzine punk protagoniste di Ladies and Gentlemen, The Fabulous Stains. Se non valgono (GUASTAFESTE!): tra le italiane, Barbara Di Gregorio; tra le straniere, Chan Marshall; tra le non-più-qui-con-noi, Gina Lagorio.

Tre consigli a un'aspirante autrice di storie autobiografiche?
1. Le altre donne non sono "il nemico", né in campo umano né in campo editoriale; non è necessario riconoscersi in alcuna idea di solidarietà femminile tout court per capirlo e poi regolarsi di conseguenza. Leggetevi tra voi!
2. Non è necessario toccare "temi tipicamente femminili" per scrivere di sé: le storie che mi trasmettono di più - intendo: a me come lettore - sono quelle in cui capisco che l'autrice stava per smettere di scrivere a pagina (x), ma poi ha superato la paura di mettersi in gioco. (E non devi per forza raccontare LO SCHIFO di certe tue esperienze, però aiuta. Sono una persona orribile.)
3. Un giorno verrà da voi un signore maschio dall'aria molto imparata che vi dirà "tu sei una ragazza, devi scrivere un libro sul mondo dei giornali femminili...". Se non vi sentite pronte a rispondergli con un calcio negli stinchi, giudicatelo in silenzio e buttatevi a scrivere nella direzione opposta.

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