Rocco Schiavone: perché ci piace (e perché non ci piace)

Nato dalla penna dello scrittore Antonio Manzini, il vicequestore romano in servizio ad Aosta è arrivato su Rai 2. Un personaggio non facile, ma affascinante. Ecco cosa amiamo e non amiamo di lui

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Era da un bel po' che i fan (e soprattutto le fan!) di Rocco Schiavone aspettavano che il loro eroe (o sarebbe meglio dire anti-eroe?) arrivasse in tv.

Nato tre anni fa dalla fantasia di Antonio Manzini, il vicequestore romano in prestito alla polizia valdostana ha fatto innamorare tutti sin dalla sua prima avventura, Pista Nera, pubblicata nel 2013 da Sellerio, come tutti gli altri romanzi. L'ultimo è uscito l'estate scorsa e si intitola 7-7-2007, che è la data in cui l'amata moglie di Rocco, Marina, muore.

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La prima stagione della serie, che conta 6 puntate, va in onda il mercoledì sera su Rai 2.

In tv Schiavone ha il volto di Marco Giallini che, come conferma Manzini stesso, nel ruolo è praticamente perfetto. «Temevo che non avrebbe accettato, perché ha alle spalle una storia familiare simile a quella di Rocco (anche Giallini è rimasto vedovo, ndr)», ha rivelato lo scrittore durante Bookcity, la festa milanese dell'editoria. «Ma per fortuna ha detto di sì».

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L'affetto del pubblico per Rocco non è affatto ovvio, perché come personaggio, diciamolo, non è dei più gradevoli.

«A me sta simpatico, ma so che può risultare scontroso», ammette il suo creatore. «Perché questo è l'effetto che fa chi dice la verità. Lui sa perfettamente che legge e giustizia non viaggiano sullo stesso binario e quindi si cerca la giustizia da solo: il che ovviamente in democrazia non va bene. Ma è cresciuto a Trastevere negli anni 70, quando ancora era un quartiere molto popolare, è diventato poliziotto per lo stipendio e non per vocazione, quindi gli è rimasta l'etica del bandito. E dico etica perché i banditi di una volta, un loro codice l'avevano».

Antipatico, cinico, sì: ma anche sfortunato. «Paga per tutti i suoi errori: compreso il più grande, che gli è costato la perdita della cosa più bella della sua vita, la moglie. E dopo tutto questo... non si può fare nemmeno una canna?», afferma ridendo Manzini, rispondendo indirettamente alle accuse che alcuni politici muovono al suo personaggio per l'abitudine di iniziare la giornata con una "preghiera laica" piuttosto fuorilegge: ovvero fumando cannabis.

Il personaggio è certamente controverso: a noi piace per alcune caratteristiche e meno per altre. Ecco qui:

Ci piace perché…

1. Davanti alle ingiustizie (ragazze stuprate, donne picchiate dai mariti, famiglie povere che non denunciano la morte di un loro caro per non perderne la pensione...) mette l'umanità davanti alla legge. Un po' come faceva Robin Hood, eroe per eccellenza.

2. È ancora innamorato di Marina, anche se è morta da anni. Continua a parlare e a confidarsi con la moglie, sognando di addormentarsi abbracciato a lei. E questo non può che farci una tenerezza infinita.

3. È uno che se ne frega delle convenzioni e del pensiero mainstream: si fa le canne in ufficio (non è per le canne in sé: ognuno può pensarla come vuole sulle droghe leggere, ma è il gesto ribelle che ci affascina), continua a vestirsi come a Roma (anche se ad Aosta nevica e fa un freddo cane), non dimentica gli amici di gioventù (anche se sono rimasti un po' delinquenti, mentre lui lavora per lo Stato). Insomma, è un leone e non un coniglio: e quando si parla di maschi, i conigli sono la razza più perniciosa!

4. «Rocco non si tiene in forma, ha le maniglie dell'amore, fuma come un turco, mangia male...»: lo descrive così Manzini. Insomma, è un disastro di uomo. Ma forse è anche per questo che ci piace: perché è normale. In effetti, che tasso di identificazione può scattare quando vediamo sullo schermo Brad Pitt in Vento di passioni, ché uno così dal vivo non lo incontreemo mai in tutta la vita?

Non ci piace perché...

1. È uno stronzo con le donne. Ok, Rocco, hai perso l'amore della tua vita. È una tragedia e siamo solidali con te. Davvero. Ma questo non è un buon motivo per fare a polpette il cuore di quelle che ti si avvicinano con sincero interesse. No, non si fa. Nemmeno se si è subito un danno come quello che hai subito tu.

2. Tratta male i colleghi, soprattutto "Stanlio e Ollio", ovvero D'Intino e Deruta, i due elementi più scarsi della questura di Aosta. Per toglierseli di torno, Rocco gli affida i compiti più improbabili e faticosi. Sono due completi disastri, è vero: ma che colpa ne hanno? (Insomma, è come se Montalbano se la prendesse con Catarella!).

3. Qualche volta cede ad affari illeciti. Va bene non dimenticare i vecchi amici, ma quando Sebastiano lo chiama da Roma per proporgli di fermare un camion che trasporta marijuana per sequestrarla e poi rivenderla, ecco... ci aspetteremmo che dicesse di no. Insomma, i buoni e i cattivi non possono stare dalla stessa parte, no? (O sì?)

4. Continua a parlare male di Aosta e a pensare alla sua Roma. D'accordo, il clima a ridosso delle Alpi e quello che è; se rispondi "sticazzi" la gente non ti capisce; tendenzialmente, se per attraversare la strada ti butti in mezzo alle auto senza guardare né a destra né a sinistra, l'ordine mentale degli aostani va in tilt. Però insomma, un po' di spirito di adattamento, Rocco! Roma è Roma, ma vedrai che anche l'estremo nord potrà conquistarti. Dagli una possibilità.

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