5 lezioni diseducative che abbiamo imparato da "Piccole Donne"

Da ragazzine adoravamo Piccole Donne. Ma rileggendo oggi il capolavoro di Louise May Alcott ci viene un dubbio: davvero valeva la pena identificarsi con le quattro girls capitanate da Jo? Lo abbiamo chiesto alla scrittrice Emilia Marasco

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Nel 1868, quando fu pubblicato, Piccole Donne di Louise May Alcott era un libro di grande modernità. Le quattro sorelle March interpretavano il desiderio e l'esigenza di uscire dalle convenzioni imposte alle donne. Be', erano altri tempi! Oggi, nonostante l'affetto che proviamo ancora per Meg, Jo, Amy e Beth, non possiamo non vedere che tra le righe del capolavoro della Alcott ci sono anche una serie di lezioni che non ci piacciono. Anzi, sono proprio diseducative.

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Per individuarle abbiamo chiesto aiuto alla scrittrice Emilia Marasco, che a fine marzo uscirà con un libro dal titolo Volevamo essere Jo (Mondadori, € 18,50): storia di un gruppo di amiche unite sin da piccole dalla passione per Piccole Donne e per la sua eroina Jo, che si ritrovano da adulte a raccontarsi la vita.

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1) Le Piccole Donne lavorano e si impegnano a realizzare i loro progetti ma dalle loro conversazioni trapela comunque la loro priorità: un marito e una famiglia con figli. Nessuna di loro, nemmeno Jo, si sottrae a questo progetto e tutte, in fondo, lo ritengono necessario per una completa realizzazione di sé.

2) Gli uomini, ad eccezione di Laurie, hanno un atteggiamento paternalistico nei confronti delle mogli. La signora March racconta alle figlie come il marito abbia saputo guidarla a essere una buona madre, a tenere a bada un carattere impulsivo. John Brook guida Meg a essere accorta con le spese di casa e perfino Jo, complice una notevole differenza d'età, è sottomessa alla indiscutibile saggezza ed esperienza del professor Bhaer.

3) Meg, dopo aver avuto i gemelli, fatica a trovare un equilibrio tra i suoi diversi ruoli e si lascia assorbire troppo dalla cura dei bambini. John allora comincia a uscire la sera per distrarsi dalla pesantezza degli obblighi genitoriali. Su consiglio della madre toccherà a Meg risolvere la situazione, sforzarsi di essere di nuovo allegra e attraente e solo allora John riconoscerà la sua Meg. Imperdonabile lei che non affronta direttamente con lui il problema. Imperdonabile la signora March che assegna alla figlia la responsabilità della crisi. Imperdonabile lui che ritiene un suo diritto distrarsi e un dovere della moglie apparecchiargli un'atmosfera respirabile.

4) La pressione su Jo perché si comporti da signorina e non da maschio è notevole. I suoi modi fanno simpatia ma non sono pienamente accettati. È libera a patto che cerchi di correggersi.

5) «Le donne devono imparare a essere gentili, specialmente se sono povere», dice Amy a Jo, che non la contraddice. Non è una lezione accettabile, la gentilezza è un valore da coltivare ma non per opportunismo.

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