Come dimenticare uno stronzo: intervista alla scrittrice Federica Bosco

Esiste un modo efficace per superare una rottura? Federica Bosco dice di sì e ne parla nel suo ultimo libro. Titolo? Dimenticare uno stronzo. Sottotitolo: Il metodo detox in 3 settimane​ (Mondadori)

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Lasciarsi è dura, sempre. Ma lo è ancora di più se l'uomo nel quale sei incappata è uno che ti ha fatto credere di essere la persona migliore del pianeta, uno a cui hai affidato tutti i tuoi sogni e con cui sognavi un radioso futuro e che alla fine si è rivelato niente di più e niente di meno di tanti altri che hai già incrociato sul tuo cammino... uno stronzo!

Piangere e inveire aiuta a superare lo shock, certo. Ma ora la scrittrice Federica Bosco ha messo a punto un metodo che promette di ridurre i tempi di recupero addirittura a tre settimane, per tornare al più presto padrone di se stesse, belle e, soprattutto, libere.

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Ecco il Bosco-pensiero in 4 punti.

1. Chi è lo stronzo?

Lo stronzo è chiunque si approfitti volontariamente della nostra buona fede, della nostra fiducia, del nostro tempo, del nostro corpo e della nostra anima. Chiunque ci menta, ci manipoli, ci prenda in giro, ci ferisca, ci manchi di rispetto. La lista è infinita, ma in poche parole lo stronzo è quello a cui permettiamo di farci del male. 

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2. Quanta responsabilità abbiano noi nel farci ridurre in polpette dallo stronzo di turno?

A meno che lui non sia un abilissimo bugiardo che ti sposa e poi un giorno scopri che ha altre 3 famiglie in altrettante città, di solito si tratta di uomini che fin dall'inizio non mostrano un desiderio ardente di mettere su famiglia con noi, con annessi Labrador e casetta in campagna, ma che rivelano invece un bel numero di difetti per i quali, se fossimo a fare shopping da Zara, quantomeno cercheremmo di avere uno sconto!

Ma trattandosi di noi, e del nostro cuore, figuriamoci se andiamo per il sottile! Scatta subito quel meccanismo di cancellazione progressiva della memoria per cui tendiamo a non voler notare tutto quello che ci suona strano: una telefonata che non arriva, un messaggio stupido, una mancanza di rispetto, un bidone, una scusa, del sesso sgradevole… 

E invece di fuggire quando saremmo ancora in tempo per chiudere la relazione uscendone solo con qualche graffio, preferiamo scendere in campo per farci massacrare a braccia spalancate e cuore aperto.

Di questo siamo interamente responsabili: del fatto che nessuno ci ha mai puntato la pistola alla tempia per obbligarci a stare con chi non ci ha mai veramente volute fin dall'inizio e che, in un modo o nell'altro, ce l'ha fatto capire.

3. Quanto tempo ci vuole per dimenticare uno stronzo?

A parte le equazioni e gli algoritmi dei telefilm americani, la verità è che il tempo è soggettivo per ognuna di noi e ovviamente varia a seconda di quanto la relazione è andata avanti. 

Quando però ci rendiamo conto che stiamo ancora male per qualcosa che non meritava così tanta importanza e siamo oltre i tempi supplementari, probabilmente vuol dire che siamo davanti a una dipendenza affettiva, che non ha niente a che vedere con l'amore, ma è una reazione causata da quella parte più istintiva del nostro cervello che, quando perde la sua fonte di piacere (la quale rilascia dopamina), fa scattare una crisi di astinenza. La stessa astinenza che prova chi smette di fumare, bere, drogarsi, giocare d'azzardo e così via.

Per uscirne occorre un piano strutturato che unisca la forza di volontà a delle strategie specifiche per rieducare quella parte del cervello disposto a fare di tutto per riottenere la sua "dose", anche se questa è assolutamente nociva.

Ci vogliono 15 giorni per creare una nuova abitudine nel cervello: in questo lasso di tempo si gettano le basi per la creazione di nuovi "percorsi neuronali" che, se seguiti regolarmente, renderanno il vecchio sentiero della cattiva abitudine meno appetibile. In questo modo ci si riprende la propria vita in maniera soddisfacente e definitiva. Non è facile, ma è l'unico metodo possibile.

4. Quali sono gli step davvero fondamentali per operare il cambiamento e andare oltre?

Bisogna volerlo veramente. Bisogna aver toccato il fondo. 

Ognuna di noi sa quando arriva quel momento in cui ci guardiamo allo specchio e ci diciamo: "adesso basta". Quando abbiamo sbriciolato la nostra dignità in messaggi senza risposta e selfie da ubriaca, o pedinamenti e pianti che non hanno fatto altro che renderci ancora più avvilite, disperate e sole.

Una volta che hai deciso che vuoi veramente uscirne, devi (e sottolineo DEVI) cancellare assolutamente  il suo numero dalla sim e metterti in condizioni di non avere più nessunissimo contatto con lui, né sui social, né sulle chat. È drastico, ma è esattamente come togliere una bottiglia di mano a un alcolista. 

Se non fai questo, ma pensi di risolvere la faccenda tenendolo fra gli amici o conservando le conversazioni in memoria, la ricaduta è garantita! È come se l'alcolista, appunto, dicesse: «Ma che vuoi che sia una birra!», e un'ora dopo è già sotto il tavolo ubriaco fradicio...

Una volta entrati in astinenza è fondamentale occuparsi e preoccuparsi di se stesse in maniera accuratissima, come faremmo per la nostra migliore amica, con pazienza e amore, tramite tecniche che nel libro ho suddiviso fra Mente, Corpo e Anima, che ristrutturano l'autostima e rigenerano l' energia.

Ci saranno momenti molto duri da affrontare e bisogna arrivare preparate per evitare le ricadute. Ma se affrontiamo il tutto con la consapevolezza che non è tutta responsabilità nostra, bensì di un bisogno istintivo del nostro cervello di provare un piacere che rischiamo poi di pagare con gli interessi, avremo molta più forza per accettare un dolore la cui fase acuta  sarà solo temporanea.

All' inizio è dura, ma cosa sono 3 settimane in confronto alla propria libertà e il proprio benessere possibilmente con qualcuno che abbia voglia di prendersi cura di noi davvero?

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