Elogio del disordine: perché l'ordine non è sempre una buona idea

Dopo il successo de Il magico potere del riordino arrivano finalmente in libreria manuali che vanno in direzione opposta. Un titolo per tutti? Il tao del disordinato

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Da disordinata cronica -  e fiera di esserlo - sono rimasta interdetta e pure un po' indignata dal successo mondiale de Il magico potere del riordino di Marie Kondo, la giapponese che è salita in cattedra per insegnare al mondo come fare ordine. Uscito nel 2014, edito in Italia da Vallardi, il manuale che spiega il metodo Konmari ha appassionato anche migliaia di italiane, creando tra l'altro un effetto a catena nel mondo editoriale, visto che l'anno dopo è prontamente arrivato in libreria L'eleganza del riordino di Kennifer Scott (Piemme) e pure, per contrasto e ribellione, Il dolce potere del disordine di Anne Marie Canda (Bompiani).

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La faccenda non si è ancora conclusa, perché ora la Kondo ci riprova con un altro volume in cui – uhm... che novità! - ci insegna a trovare un posto per ogni cosa:96 lezioni di felicità (Vallardi, € 14,90). 

Quasi in contemporanea, poi, arriva in libreria anche Fai spazio nella tua vita di Fumio Sasaki (Rizzoli, € 14): altro signore giapponese, ovviamente. 

E così la mia perplessità aumenta. 

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Perché io proprio non capisco: 1. perché qualcuno dovrebbe avere la mania dell'ordine; 2. perché uno con la mania dell'ordine abbia bisogno di leggere un libro per imparare a fare ordine: se è ciò che desidera saprà come fare, no? 

Inoltre mi pongo altre domande. 

Tipo: ma chi l'ha detto che sia sano liberarsi del passato ed eliminare le tracce della propria vita (gettando nel pattume biglietti di concerti storici e abiti amatissimi)? E cosa nasconde questo bisogno di incasellare e classificare, trovando in maniera maniacale un posto per ogni cosa? 

Meno male che dall'editoria arrivano per me anche delle buone notizie. 

In Usa è appena uscito un libro che già dal titolo ha un effetto liberatorio: The The Joy of Leaving Your Sh*t All Over the Place: The Art of Being Messy di Jennifer Maccartney. (Traduzione libera: La gioia di sparpagliare le tue cose per tutta la casa: l'arte di essere incasinata). 

Mentre in Italia abbiamo Marcella Danon che ha scritto Il tao del disordinato (Feltrinelli, € 12). E per schiarirmi le idee, è con lei che ho fatto quattro chiacchiere.

Ok, partiamo dall'aspetto che mi incuriosisce di più: perché Il magico potere del riordino ha avuto tutto questo successo? «La ragione principale è che viviamo in una società consumista ma abbiamo ancora i geni dei nostri antenati, che erano raccoglitori. Il consumismo, specialmente con le offerte e con i saldi, cavalca e riattiva questo antico istinto e ci porta a riempirci la casa di cose inutili. E infatti il libro della Kondo, che a una lettura superficiale può sembrare un irritante manuale per ordinati ossessivi,  rivela in realtà un messaggio spirituale di ritorno all'essenziale», spiega Danon.

Ma questo bisogno di mantenere l'ordine a ogni costo non le fa sospettare una mania di controllo? «Be', sicuramente dietro il bisogno di ordine rigoroso c'è il desiderio di controllo: quando tutto è ordinato la realtà si gestisce meglio. Il punto è che controllare troppo vuol dire paralizzarsi, congelarsi, non aprirsi al nuovo. Quindi bisogna stare in equilibrio tra il senso di sicurezza che ci dà l'ordine e la libertà di poter cambiare e andare verso il nuovo, l'imprevisto». E come si trova questo equilibrio? «Nella nostra società c'è una visione errata di cosa siano ordine e disordine. Il primo viene visto come sinonimo di perfezione, il secondo come il suo contrario. In realtà entrambi sono polarità indispensabili all'esistenza: una situazione troppo ordinata non favorisce la vita, perché imbriglia troppo e paralizza. Una situazione troppo disordinata nemmeno, perché nella confusione non riesci a costruire niente, fai e disfi in continuazione. Bisogna essere abbastanza ordinati da avere una forma ma abbastanza disordinati da saperla cambiarla per far fronte alle necessità». 

E come si fa a capire se si è in equilibrio o meno? «La cartina di tornasole è il benessere: il proprio, ma anche quello delle persone con cui condividiamo gli spazi. L'incontro di due esigenze allena alla flessibilità e crea una situazione di equilibrio. Il limite è quello oltre il quale subentra il disagio: mio e dell'altro». Un'ultima cosa, tornando ai manuali che insegnano a tenere in ordine: perché si sente il bisogno di un aiuto esterno per imparare una cosa che dovrebbe venire naturale? «Perché nessuno ci educa a onorare il nostro potere personale, quindi partiamo dal presupposto che abbiamo sempre bisogno di un maestro, una guida. Il mio libro afferma invece che ognuno di noi deve trovare il suo modo di calibrare ordine e disordine per stare bene. Ma deve farlo a modo proprio, in base alle esigenze personali», conclude Marcella Danon.

Leggi anche: Tieni in ordine i vestiti (e non solo) con il metodo di Marie Kondo

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