Respira. Respira. Respira.

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Una pinta di serendipità
Life editor
Non poteva essere amore

«Pss! Pss!» sibilai al telefono, appena capii che il mio amico Leonardo si era deciso finalmente a rispondere al cellulare.
«Non ti avevo mai sentito imitare un serpente» mormorò con voce impastata dal sonno.
«Non ci credo che tu stia ancora dormendo, sono le nove!»
«Appunto…» replicò. «È domenica mattina, Camilla, e stai rischiando la vita. Non capisco perché mio…»
«Hai dimenticato il nostro appuntamento?!»
«Tu e Leonardo state insieme?»
Scossi la testa. «Sapevo che fossi egocentrico, ma non fino a questo punto. Parli di te in terza persona. E poi non potremmo mai stare insieme, io e te abbiamo gli stessi gusti in fatto di uomini.»
Udii una risatina sommessa e d'istinto sorrisi anche io. Leonardo era un po' bizzarro, con quei riccioli rossi e gli occhi verdi da elfo, ma era la persona a cui più volevo bene al mondo. Eravamo inseparabili dai tempi dell'asilo e niente ci aveva diviso. Nemmeno quando mi aveva rubato un paio di decolté che mi erano costate mille pomeriggi in ginocchio ai piedi di mio padre, pregando in aramaico affinché me le comprasse.
«Alzati Leo» lo pregai afflitta. «Vai in bagno, fai una doccia ghiacciata, rimetti il cervello a posto e raggiungimi.»
Ronfò contrariato. «Perché?»
«Hai bevuto ieri sera, eh? Non devi farlo, lo sai che non reggi l'alcol. Disgraziato!»
«Hmfp» articolò un suono incomprensibile. «Dimmi il perché o continuo a dormire, mamma.»
«Questa è un'offesa bella e buona. Insensibile di un… un… Rosso Malpelo, pel di carota!»
Ridacchiò di nuovo e quel suono dolce mi arrivò dritto al cuore. Aveva una nota di… Nonsoché.
«Mi insulti, ma non puoi fare a meno di amarmi.»
«Io sono innamorata di tuo fratello Andrea.»
«Andrea?» chiese confuso.
«Sì, sai, quello alto, coi capelli neri selvaggi, occhi al cioccolato. Non un cioccolato scadente, ma uno al latte dei migliori, un Lindt.»
«Ah…»
«Ti dimentichi persino di avere un fratello, hai bisogno di un po' di pesce» mi grattai una tempia. «Detta così suona male. Hai bisogno di fosforo! Dovevamo vederci perché Andrea è tornato dall'università e tu mi devi raccontare tutto. Gli hai chiesto chi era quell'oca che ho visto in una foto su Facebook?»
«Ehm.»
«Leonardo, l'hai fatto?»
«Ehm.»
«Alzati e vai a sciacquarti la faccia. Quando alzi il gomito, guarda in che condizioni ti ritrovi! Comunque gliel'hai detto che visto che è moro, deve stare con una mora come prevede la mia legge della giungla? Tipo, Camilla Barbieri del piano di sotto, alias io?»
«Ad Andrea piacciono le more.»
Oh, Dio santissimo, grazie. Era ora che desse una risposta sensata. «Ti ha domandato di me per caso? Un riferimento? Qualcosa che richiamasse la mia bellezza sovrannaturale, la mia voce celestiale.»
«Diciamo che…»
«Oddio, non ricorda nemmeno come mi chiamo, vero? Stai esitando perché vuoi indorarmi la pillola. Vigliacco! Anche se gay, sei un uomo, hai le palle, tirale fuori e dimmi la verità!»
«Ti trova carina. Molto, molto carina. E crede che dovresti smetterla di parlare a ruota e prendere un respiro ogni tanto.»
«Oh» mi toccai la bocca. «Anche io lo trovo molto carino. Più che carino, il più bello dell'universo. Però non dirglielo, magari troviamo insieme una formula per farglielo capire. Per quanto riguarda il parlare, io vorrei invece che lui lo facesse di più, fa concorrenza a una mummia.»
«È parte del suo fascino da duro.»
«Sì, lo so, per questo lo adoro. Hai già messo in atto il nostro piano?»
«Schiariscimi un attimo la memoria.»
«Dio, Leonardo, non sei più il mio migliore amico, prolunghi la mia agonia!» Aprii l'armadio. «Dovevi invitarlo a fare colazione e per caso sarei arrivata io. Poi per caso tu saresti dovuto scappare a ballare il tiptap non so dove e io e lui saremmo rimasti da soli.»
«Oh, cavolo.»
«Non farmi sentire una stupida, lo abbiamo ideato insieme.»
«Certo.»
«Io e te siamo Prof e Mignolo, ricordi?»
«Vagamente… Qualcosa.»
«Bene, ora consigliami cosa indossare. Devo fare colpo sicuro, Leo, e ti dirò…» sollevai il dito al cielo. «Gli astri sono già contro di me, Marte per giunta! Non posso sbagliare!»
Ci fu un lungo silenzio dall'altro capo, tanto che temetti che Leonardo si fosse addormentato di nuovo. Ero già pronta a spalancare la porta di casa, salire nel suo appartamento e sforbiciargli tutte le sciarpe di D&G, però lui rispose. «Indossa quello che ti fa stare più a tuo agio.»
«Ma tu hai sempre detto: tette in vista appuntamento col figlio del dentista. E vostro padre è un dentista. Okay, non sei d'aiuto. E i capelli? Sciolti? Treccia? Acconciatura alla Platinette?»
«Sciolti sono bellissimi. Fa venire voglia di affondarci le mani dentro.»
«E se non servisse a niente?» sussurrai triste. «Se non gli piacessi?»
«Gli piaci» ribatté Leonardo con la voce sempre più attutita. Se non avesse subito alzato il suo didietro dal letto, gli avrei schiacciato la faccia contro quel dannato cuscino fino a soffocarlo.
«Te l'ha detto lui?»
«Crede che tu sia molto bella, che… quando sorridi si ferma il mondo e che nei tuoi occhi blu… si potrebbe perdere.»
Quella conversazione aveva iniziato ad assumere una vaga sfumatura irreale. Il cuore mi precipitò in pancia. «Leo…»
«Come vorresti che Andrea vestisse invece?»
Sospirai. «In realtà mi andrebbe bene anche appena sveglio, in boxer e canottiera, coi capelli arruffati.»
Si sentì un tonfo secco e una serie di imprecazioni. Rimasi in attesa della sua replica e nel frattempo il campanello di casa suonò. Quando spalancai la porta rimasi pietrificata.
Andrea era lì, l'espressione incerta e di sicuro appena sveglio. Si premeva il cellulare contro l'orecchio. «Leonardo è uscito per fare jogging e ha lasciato il telefono. Io… Io ho risposto.»
Incredula mi portai il cellulare davanti agli occhi e lo osservai come se fosse un mostro.
«Ti va se… andiamo a fare colazione?»
Udii la sua voce e captai anche quella proveniente dal ricevitore. Me lo riportai subito all'orecchio. «Puoi ripetere?»
Andrea sorrise. «Andiamo a fare colazione, Camilla?»
Respira. Respira. Respira. «Sì.»
Quando il destino ci mette lo zampino, cogli l'occasione e fagli l'occhiolino.

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L'autrice

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Carmen Bruni, quasi 30 anni, ha esordito con Questione di cuore (Fabbri, € 15,90). È la storia di Giorgia, 23 anni, che è innamorata, non corrisposta, di Alessandro, il migliore amico di suo fratello. Ma quando Alessandro torna dopo aver trascorso un anno a Londra, qualcosa tra di loro cambia… Da leggere se ami le fiabe e quel ragazzo in università ti piace proprio...

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