Guai a chiamarlo amore

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Una pinta di serendipità
Life editor
Non poteva essere amore

Quasi tutti i rapporti che iniziano oggi, diciamoci la verità, hanno una costante: la lievità. Guai a pensare a qualcosa di più serio. Addirittura di stare insieme. Non parliamo poi di pronunciare la parola coppia. Esistono step da superare tali che l'innamoramento diventa come una corsa ad ostacoli.
E le strategie da utilizzare, che devi iniettarti nel dna, sono talmente tante che il doping al pari sembrerebbe una tisana.
Ho vissuto incastrata per anni fra fidanzamento e matrimonio. Quando tutto è finito, e ho smesso il lutto, le mie amiche mi hanno illusa.
Dicevano: "Antonella, hai solo trent' anni. Non avrai problemi a rifarti una vita. Sei bella, non hai figli. Devi solo adeguarti ai tempi". Io le avevo sempre invidiate, mentre loro partivano per Ibiza, io me ne andavo, come ogni anno, nella casa al mare dei miei suoceri. Perché una famiglia deve risparmiare.
Invece, quando finalmente ero anche io lì con loro, mi sentivo più che fuori contesto, fuori tempo.

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Ecco. I tempi. Quelli li ho proprio calcolati male.
Io credevo che l'amore facesse rima con romanticismo. Colpa dei testi che ancora oggi scrivono i cantanti, delle sceneggiature dei film in cui i protagonisti fanno follie.
Ma la verità è che l'amore romantico non va più di moda, nelle nostre esistenze.

Ecco quindi che anche io sono inciampata nell'amore 2.0 con Maurizio.
Nulla di originale. Ci siamo conosciuti ad una festa. A me è battuto il cuore, ho pensato: sono viva. Lui mi ha inviato così tanti messaggi che avrebbe potuto incollarmi e spedirmi un manoscritto. E a quel punto ho corso con l'immaginazione. Si avvicinava l'estate ho pensato che sarebbe stato bello finalmente poter condividere la vacanza dei sogni, in barca. Non l'avevo mai potuto fare.
Le mie amiche mi avevano avvisata: "Vuoi di nuovo trascorrere l'estate solo con un uomo? Ma poi, sei sicura che a lui vada?".

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E così gliel'ho chiesto. Cosa c'era di male? Perché dovevo aspettare che fosse lui?
E lui ha risposto su Whatsapp: figo, vediamo! Aggiungendo una faccina. Che io, poi, ad interpretarle sono un disastro. Un sorriso per me equivale all'entusiasmo.
Insomma, alla fine fra un incastro di partite di calcio, incontri con gli amici e la palestra, ci siamo visti diverse volte. Abbiamo fatto l'amore. Abbiamo fatto shopping. Sembravamo normali. Felici perfino.

E poi Maurizio ha tirato il freno. E quando gli ho chiesto perché, mi ha risposto:
"Ci vediamo da così poco…forse stai correndo?".
Ma per me non era importante il tempo. So che era durata abbastanza per bilanciare la presenza e l'assenza e rendermi conto che avevamo condiviso un' intimità importante. Il contenuto supera la forma.

Le storie non sono immobili perché non lo siamo noi per natura. E il viaggio che si fa nel frattempo conta molto. Come quando si va in montagna, oltre alla parete da scalare c'è il tempo che cambia all'improvviso, l'attesa, il rischio: non bisogna pensare soltanto a raggiungere la cima. E non c'è allenamento che garantisca la riuscita. Proprio perché nulla è simile a qualcos'altro. Ma è anche vero che la direzione che prende un viaggio si comprende spesso dal primo istante. Si capisce subito se sarà una trasferta breve o un viaggio attraverso il mondo. Per me è stato chiaro istintivamente con Maurizio, che potesse essere la seconda.

Attribuisco valore e rispetto a quelle relazioni, siano esse professionali o sentimentali, nate da una folgorazione. Quelle in grado, in mezzo al caos di volti, progetti e voci, di rapire la mia attenzione. Di farmi rallentare. Perché le "riconosco" e mi riconosco in esse. Con lui sono andata oltre pur essendo consapevole che quello per me era il momento peggiore. Quello in cui avrei dovuto dedicarmi con più attenzione al periodo di transizione e dipanare la matassa del mio matrimonio fallito con un aspo più forte della fuga, del tradimento o del trasferimento in un'altra città, come avevo perfino opzionato all'inizio. Ma certe cose accadono e basta. Non si possono programmare con lucidità.

Ad un certo punto è stato addirittura Maurizio stesso a dirmi che io uscivo da un matrimonio, che, insomma, questa cosa meritava rispetto e tempi giusti.

Ecco i tempi che tornano e che nessuno li sa calcolare con esattezza.

Allora ho mentito. E gli ho giurato che non avrei mai potuto pensare di iniziare una relazione dalla nostra situazione ancora indefinita.
E ho mentito ancora quando ho sminuito i miei sentimenti, mentre io credevo di esserne innamorata. Invece gli ho detto che l'amore è costruzione, impegno, pazienza, condivisione. La profondità di un iceberg che si raggiunge con la conoscenza. Un orizzonte a cui tendere, non uno status in cui galleggiare. Quindi non avrei chiesto tanto, perché tanto non avrei potuto concedermelo nemmeno io.

Ma invece è accaduto. Saltando le tappe come quando da bambini giocavamo a campana.
L'incanto accade.
L'amore o chi ne fa le veci, accade.
Si può entrare profondamente nella carne l'uno dell'altro, si può essere ubriachi di passione.
Avevo trascorso anni con il mio ex interrogandoci se il nostro amore fosse sufficiente a farci programmare una famiglia. Il discorso partiva tutto da lì, dall'amore.
Se l'avessi saputo che ci si poteva "frequentare" senza immaginare di amarsi, allora sarei rimasta con lui. Ma forse neanche quello sarebbe stato possibile. Le avversità superate avevano riempito la cruna dell'ago nella quale non poteva più passare amore a sufficienza per tenerci legati. Eravamo diventati come fratello e sorella. Insieme dalle superiori.
Avevo fatto finta di niente perché pensavo che la familiarità con lui fosse una garanzia, un unguento per ogni ferita.

E invece eccomi qui, a sentirmi una visionaria come Don Chisciotte che lotta contro i mulini a vento, scambiandoli per giganti.
Una sciocca che cerca di dissetarsi con l'acqua di un fiume secco.
Io pensavo molto semplicemente che fra noi il meglio dovesse davvero ancora venire.

È una forma di magia attendere quello che la vita può avere in serbo per noi. Ecco l'unica cosa in cui credo, per ora. E sta bene anche da figlia unica, la magia. Non ha mica bisogno di complicazioni, di dissenso o di paure.
Almeno secondo la mia grammatica sentimentale. Io a questa cosa di liberi e felici non ci credo. Non credo nella frequentazione, nell' avere pazienza. Non sono fatta per queste cose.
E quando vedo tante amiche cedere a questo compromesso pur di sentirsi meno sole penso che allora la colpa dell'uomo che approfitta di questa caricatura di amore 2.0 sia solo nostra. Siamo noi che abbiamo paura di urlare la nostra volontà. Di innamorarci al primo "ciao".

Il giorno prima della felicità. Ecco cosa rischia di essere l'amore. Quindi, addio Maurizio.

L'autrice

Francesca Barra, di Matera, giornalista di Mediaset, esordisce con Verrà il vento e ti parlerà di me (Garzanti, € 14,90), la storia Caterina, che lascia la terra di origine, la Basilicata, per trasferirsi a Roma, e del suo legame con nonna Teresa, che rappresenta le sue radici e la sua fonte di coraggio.
Da leggere se sei convinta che, a volte, sola è meglio, anche in vacanza.

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