#finchéwhatsappnoncisepari

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Una pinta di serendipità
Life editor
Non poteva essere amore

Ci chiamano la generazione hashtag, del visualizzato e non risposto. La generazione che annuncia il matrimonio su Facebook con un link e veniamo a sapere dei tradimenti dalle foto con tanto di geotag su Instagram. Dov'è finito il romanticismo? Dante, Shakespeare e Austen, in un ipotetico Paradiso letterario, sarebbero seduti intorno a un tavolo per un briefing d'emergenza.
Ma, come dice Johnny in Dirty Dancing, "nessuno può mettere Baby in un angolo". E io, mi chiamo davvero Baby. Barbara all'anagrafe, segno zodiacale e ascendente: capricorno. Ho la capa tosta e nessuno, nemmeno un'app, può accantonarmi.

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«Amore, vado a farmi la doccia.»


Non aspetto altro. La sua voce assonnata è il mio via, il segnale che posso iniziare la missione spulcia-whatsapp. Il suo profilo fb l'ho già monitorato: nessun post sospetto, nessuna foto strana nelle ultime ventiquattro ore, nessun tag da territorio nemico. E per nemico intendo la sua ex che invade la linea di confine che ho tracciato intorno a Nico, il mio ragazzo. Conviviamo da due anni e sì, siamo una di quelle coppie di fatto che nelle statistiche fanno abbassare la percentuale di matrimoni in Italia.

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Ma torniamo alla mia missione. Con passo felino e l'astuzia di un topo d'appartamento d'annata, mi avvicino al suo comodino dove ha lasciato il telefonino incustodito. Errore! Non lasciate mai, mai il cellulare a portata di mano della vostra fidanzata, mentre voi siete sotto la doccia.
Fingo di schiarirmi la voce e poi me ne esco con un: «Amore?»

È il test dell'udito, per capire se mi riesce a sentire dal bagno.
Aspetto. Aspetto. Sento solo l'acqua che scorre. Non devo assolutamente immaginare il percorso di quelle goccioline d'acqua sul corpo scolpito del mio ragazzo o rischio di mandare a monte la missione e di raggiungerlo sotto la doccia.

In punta di piedi arrivo al comodino e guardo l'oggetto per molte coppie causa di divorzio. Dimenticatevi la frase "differenze inconciliabili." Nella generazione 2.0 gli avvocati si troveranno a firmare cause di divorzio per "attesa di risposta troppo lunga."

Proprio l'altra sera io e Nico ci siamo trovati a letto schiena contro schiena «per uno stupido visualizzato senza risposta?» Parole sue.
«Mi bastava una emoticon, Nico.»
«No, tesoro. Poi mi avresti tartassato ore su cosa voleva dire lo smile che ride a trentadue denti.»
Mi volto dal suo lato e abbraccio il cuscino. «Ammetti che è ambigua.»
«E' un emoticon, Baby.» Ha ragione, lo so, ma io mi sarei comunque chiesta quale significato nascosto si celasse dietro quella faccina gialla.

Ma ritorniamo a noi. Guardo la porta, dietro indistintamente sento Nico che fischietta. «Amore, mia madre ci ha invitato a pranzo domani!». Uso la carta della mamma, che lui non chiama suocera ma "tua Madre", con sguardo avvilito come un condannato alla deportazione.
Chiudo gli occhi e aspetto che esploda la bomba, ma non succede nulla. Non ha sentito. Lui odia mia Madre, piuttosto si farebbe fare la ceretta brasiliana a freddo.
Entro su Whatsapp e spulcio le varie chat: gli amici di calcetto, i colleghi d'ufficio, la mamma. Io sono alla quarta posizione, non ancora sul podio. Me la devo sudare con la suocera.

Poi ecco che il mio radar saetta su una foto profilo famigliare. «Ma cosa?» Strizzo gli occhi e mentre entro nella chat, parlo con Nico per testare i tempi. «Mia madre vuole sapere cosa vuoi mangiare.»
Come mai Martina, la mia migliore amica, compagna di spritz, scrive a Nico? O è lui ad aver scritto a lei?

Leggo l'ultimo messaggio di Marty: Non voglio pensare alla faccia di Baby quando glielo dirai.
Sto per tornare indietro nella chat, ma la sua voce mi arriva forte e chiara. «Quando dobbiamo andare dai tuoi?»

Cavoli, è uscito dalla doccia! Non posso inoltrarmi la chat e non ho il tempo di leggerla tutta. Mi rimane un'unica cosa da fare: gli screenshot. Una volta si spettegolava da un balcone all'altro, si ricorreva alla scusa "sono solo voci". Oggi lo screen parla. Fotografato, scritto e inviato nero su bianco.

Mi allungo sul letto che neanche Mike Powell, agguanto il mio cellulare, apro la fotocamera e scatto la foto allo schermo. Tutto ciò, mentre chiacchiero tranquillamente con lui. «Domani, per pranzo.»
Sento il click della foto, che la porta del bagno si apre e Nico appare sullo stipite. Lancio il telefonino sotto le lenzuola, ma sbaglio. Dalla fretta o da Mister Agosto in pantaloncini sulla porta del mio bagno, ho inavvertitamente nascosto il mio telefonino e tra le mani tengo la prova del reato.

«Cosa fai con il mio telefonino in mano?»
«Non mi ricordo dove ho messo il mio, mi stavo telefonando.»

Vedo che trattiene a stento un sorriso. «Stavi spiando whatsapp?»
Fingo di essere offesa e mi porto una mano al cuore, melodrammatica. «Pensi questo?»
«Non lo penso, te lo sto proprio dicendo.»
«Se è questa la considerazione che hai di me»
borbotto «mi chiedo come mai vuoi ancora stare con me.»
«Infatti, me lo chiedo anch'io.»
S'infila una t-shirt, mettendo in bella mostra i suoi addominali scolpiti da ore di trx. «Dobbiamo parlare di questo.»
Come? «Co…cosa?»
Si avvicina al letto, il volto teso. Una vena gli pulsa nel collo: è nervoso.
Ommioddio!
Mi sta lasciando. Se la fa con Marty?
«Ci ho pensato, Baby… tanto e… Non voglio che tu sia più la mia ragazza.»
Mi gelo. Sento il sangue defluire dal viso e per fortuna sono seduta perché sento le gambe come gelatina.
«Non me la sento di continuare così.» I suoi occhi mi guardano vacui, in attesa di una reazione.
Che non arriva. Ho la testa vuota e sento le lacrime pizzicare gli occhi. Riesco a mormorare un: «Io…»

Sono stata troppo accecata dai social da non capire che mi stava tradendo sotto gli occhi?

Nico infila una mano nella tasca dei pantaloncini e, in slow motion, lo vedo inginocchiarsi e aprire una scatolina blu. Credo il mio cuore abbia smesso di battere. «Vuoi diventare mia moglie?»
La sua bocca si apre in quel sorriso storto che amo tanto e non posso fare a meno di piangere. «Sì!» urlo, gettandogli le braccia al collo. #finchéwhatsappnoncisepari!

L'autrice

Elisa Gioia nasce in provincia di Belluno. Diplomata in lingue, frequenta un corso di giornalismo dopo aver collaborato diversi anni con un giornale locale. Ama scrivere, adora viaggiare, ma la sua più grande passione è New York. So che ci sei, uscito come e-book original, ha avuto oltre 7.000 download e ottime recensioni da parte dei lettori.

Da leggere se ami l'hi-tech ma anche il romanticismo e pur essendo una complottista del tradimento via web, adori l'happy ending.

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