Hillary Clinton conquista l'Iowa. Mattia Tarelli ci racconta il caucus visto da lì

WE MADE IT! Ce l'abbiamo fatta! Hillary Clinton è la prima donna a vincere i caucus nella storia! È la miglior premessa per la nomination a candidata Presidente e per la conquista della Casa Bianca. Leggi il reportage di Mattia Tarelli dall'Iowa

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Quando nove mesi fa l'Iowa (tranquillo Stato con tre milioni di abitanti su un territorio grande come mezza Italia) veniva "invaso" dai membri dello staff elettorale di Hillary Clinton e dai volontari, sradicati da realtà tra le più disparate, non ci si aspettava certo un risultato da fotofinish, un vittorioso epilogo da cardiopalma. Ma così è stato!

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Quattro giorni prima del voto

La necessità impone di contattare e raggiungere il maggior numero di persone per ricordare loro dove e quando andare a votare. Un lavoro che impegna tutti dalle 9 alle 21, dalla domenica al lunedì, con telefonate e contatti porta a porta.

Aiuti cospicui continuano ad arrivare da tutti gli stati limitrofi: Wisconsin e Illinois in primis, ma non solo. I miei colleghi hanno chiamato in aiuto dei loro amici da Washington DC, dalla California e dalla North Carolina! Sono i giorni del Get off the caucus!: i giorni decisivi.

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Lunedì 1 febbraio: il giorno del voto

Sono le cinque del pomeriggio, e dopo le ultime ore di tentativi tesi a convincere gli ultimi indecisi, tutto si è fermato: il silenzio prima della tempesta. Un minuto per trangugiare l'ultimo caffè, fumare l'ultima sigaretta (almeno per me) prima di partire per il caucus.

Ogni membro della squadra ha preso in carico una diversa sede per coprire il maggior numero di caucus possibile (in tutto l'Iowa ce ne sono 1.681). Ogni caucus ha un team per Hillary e ciascuno è capeggiato dal precinct captain, una sorta di responsabile d'angolo di Hillary, che deve tener unito e stabile il gruppo dei convinti e portare al nostro angolo gli indecisi.È come essere su un pop ring senza esclusione di colpi.

Tra le altre attività si addobba, con solo tre cartelli a disposizione, l'angolo di Hillary, per renderlo il più attrattivo possibile e richiamare il maggior numero di persone.

Sono le sette di sera e le porte del Northern Iowa Community College, sede del caucus del centro di Dubuque, Iowa, si chiudono. È il momento della verità.

L'aula è stracolma. Le previsioni ci davano un'affluenza di cinquanta persone, ma i presenti sono 122 (tutti bardati con magliette, cartelli, spille e adesivi), più almeno una ventina di osservatori giunti fino a qui dal Wisconsin o dall'Illinois.

Gli elettori, all'ordine del presidente del caucus, si dividono tra i due angoli della stanza (uno di Hillary e uno di Bernie Sanders), mentre gli altri, che occupano il terzo angolo, sono un piccolo gruppo di indecisi o di elettori di Martin O'Malley.

Mi si gela il sangue: l'angolo di Bernie Sanders è nettamente più popolato del nostro, e capisco subito che, anche nel caso in cui convincessimo le otto o nove persone di cui sopra (gli indecisi), la sconfitta sarebbe certa. 

Lo sconforto mi serra lo stomaco, ma non ci diamo per vinti e reagendo riusciamo a convincere qualche indeciso limitando i danni. La conta finale, nel delirio creato da più di 140 caucusgoers in un'aula che normalmente contiene 50 studenti, è complicata, ma alla fine vengono assegnati 3 delegati al senatore del Vermont e 2 a noi.

È in questo preciso momento che ho pensato ai miei colleghi impegnati in altre sedi: da ore, cosa piuttosto insolita, non messaggiavo con loro. 

Le news che mi arrivano non mi consolano: in circa la metà dei caucus della città di Dubuque vinciamo e nell'altra perdiamo. Il dubbio sulla vittoria si espande con rapidità e con altrettanta velocità le immagini delle settimane trascorse si accavallano in una sorta di incredulità. Non può essere!

Sono i primi Exit Poll che mi ridanno calore e speranza: Hillary è in testa, anche se di pochissimo: 50.5% a 49%.

Accompagno a casa due anziani elettori per ritrovarmi con il resto dello staff nel nostro quartier generale di Dubuque, dove seguiamo le ultime notizie della CNN da un computer.

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La situazione è più unica che rara: sono le  ventidue e non si conoscono ancora i risultati! (Il risultato dei caucus repubblicani era già stato reso noto da almeno una mezz'ora).

All'una di notte, mentre l'attesa sovrasta gli spazi vissuti e le bottiglie di birra testimoniano il tempo trascorso, i bagliori delle immagini del pc flashano i nostri visi con il verdetto parziale: 49,8 Clinton, 49,6 Sanders. La differenza è risicatissima e, nei discorsi post-voto, nessuno dei due sfidanti se la sente di rivendicare il proprio successo, la vittoria.

È in questo indefinito clima che accogliamo l'offerta di una sostenitrice che mette a disposizione casa propria per un piccolo party. Ancora una volta sono le meravigliose volontarie del posto che modificano le situazioni critiche con la loro umanità, dando valore a questa esperienza solidale e di coesione verso un intento comune. 

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È proprio qui, dove la tensione ha scavalcato la stanchezza, che nel limite tra notte e giorno, alle quattro del mattino, un urlo ci richiama verso la sala, dove la Breaking News è: Clinton apparent winner in Iowa.

Finalmente il cerchio si chiude mentre gli abbracci testimoniano che tutti insieme abbiamo vinto.

L'Iowa Caucus è di Hillary, nostro! Questo è l'inizio: il cosiddetto first in the nation, la prima espressione di preferenza sui candidati Presidenti. Questa settimana già si voterà nello Stato del New Hampshire, per poi passare ai 48 rimanenti. La corsa è ancora lunga, ma in discesa.

Martedì 2 febbraio: il giorno dopo

Smantelliamo l'ufficio. Ognuno cerca di riprendersi un pezzo del proprio vissuto, un pezzo di cartello o un adesivo, per ricordare l'accaduto in Iowa, toccandolo e chiudendo gli occhi, magari alle quattro del mattino di una qualsiasi anonima notte insonne.

Proprio quando si ha la percezione di un meritato riposo, arriva il momento di partire.

I miei compagni di viaggio sono da ieri in viaggio per il Kansas, Colorado, Idaho e Alabama, per continuare a lavorare per Hillary for America.

Quanto a me, vi sto scrivendo da un aereo con destinazione New York dove, come dicono loro, gotta go back to school.

Spero di essere riuscito a restituirvi almeno un centesimo dell'emozione che ho provato. L'emozione che proviene dall'aver contribuito per una parte infinitesimale a cambiare la storia.

Segui Mattia su Twitter @mattiatarelli1

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