Ho incontrato Hillary Clinton in Iowa e vi spiego perché merita di diventare Presidente

​Mattia è un ragazzo italiano che è volato in Iowa per aiutare Hillary Clinton a diventare la prima donna Presidente degli Stati Uniti, assieme ad altri volontari. Pochi giorni fa l'ha incontrata di persona e ci ha raccontato come cambierà il mondo se verrà eletta

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È martedì 19 gennaio 2016, sono le nove del mattino e sono in macchina con Ferguson, un mio collega della Florida. Tra poco arriverò alla University of Dubuque e sarà lì che tra qualche ora sentirò parlare Hillary Rodham Clinton.

È da più di una settimana che stiamo pianificando questo evento e io non vedo l'ora di prendervi parte. La giornata è bellissima, il cielo è azzurro e la temperatura è di meno 18 gradi. La sala della University of Dubuque, grande più o meno come la sala Alessi di Palazzo Marino, conterrà circa cinquecento persone.

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Guardo i miei compagni d'avventura e colgo che non hanno sbavature nei movimenti, che sono molto concentrati su quello che stanno eseguendo cercando di concluderlo alla perfezione. L'organizzazione è perfetta.

All'ingresso ci sono i servizi segreti che controllano ogni singola persona con molta cura, non trascurando nemmeno i cellulari e le macchine fotografiche.

Siparietto: automobili in borghese dei servizi segreti che vengono multate dalla polizia locale. È qualcuno del mio staff ad accorgersene: una risata epocale sommerge tutti.

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E poi di colpo eccola! È un applauso scrosciante ad accoglierla, e ad introdurla è una delle nostre volontarie più laboriose ed entusiaste, che esordisce con «Mi chiamo Julie, e sono un'insegnante», raccogliendo immediatamente un secondo applauso.

Finalmente Hillary: si muove con naturalezza, come se fosse nel salotto di casa propria. Nel 2008 contro Obama perse per un milione di ragioni: oggi il contesto è mutato profondamente e il suo sfidante non è un fuoriclasse assoluto come l'attuale Presidente degli Stati Uniti (senza nulla togliere a Bernie Sanders).

Con trasparenza e concretezza spiega al pubblico perché dovrebbero votare per lei.

1. Negli USA non esistono alcune garanzie che per noi sarebbero scontate, quali il congedo di maternità e il congedo familiare: lei intende finalmente introdurle, finanziando questa politica alzando le tasse allo spicchio più ricco della società americana. 

2. Altro punto chiave della Sua campagna è l'equal pay for men and women, un tema caldo anche in Italia. Al momento in America per ogni dollaro guadagnato da un uomo, una donna guadagna solo 79 centesimi per lo stesso lavoro. Una situazione che si aggrava quando la donna in questione è di colore o latina (con origini sudamericane). 

Ragazza che mostra euro della busta paga
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3. Il terzo punto del programma su cui Hillary ha impostato la sua campagna, è il controllo sull'acquisto delle armi: al momento negli Stati Uniti muoiono circa 33.000 persone all'anno, a causa della leggerezza nel possesso e uso sconsiderato delle armi: un dato spaventoso, sul quale ultimamente anche Barack Obama ha investito molte energie. Finora tutto inutile, perché il Congresso, oggi a maggioranza repubblicana, è legato alla lobby delle armi e non disposto a negoziare sul tema.

Alla fine del comizio, dopo aver risposto ad alcune domande, aver accettato di essere fotografata e firmato autografi per tre quarti d'ora, Hillary si è simpaticamente promossa, come se fosse una qualunque, in un selfie con l'unico membro italiano del suo staff. Con un sonoro e sorridente 'ciao' ha concluso la sua presenza tra noi per tornare dietro le quinte, pronta per altri quattro appuntamenti e chissà quante interviste nella giornata.

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Il 1° febbraio 2016, qui in Iowa, è la cosiddetta caucus night: la sera dove gli elettori voteranno il candidato presidente sia per il partito democratico che per quello repubblicano.

L'Iowa è infatti il primo stato degli USA a votare e l'organizzazione del voto, per l'appunto il caucus, parola di origine indiana riferita a riunioni dei capi tribù Algonquin, è molto diverso da come ci immaginiamo un normale voto alle primarie. 

Qui i cittadini si riuniscono, per esprimere la loro preferenza, in "riunioni di vicinato" dove si attivano confronti e discussioni. Ma la cosa curiosa è che nel luogo dove si incontrano (una stanza di una scuola media o di un liceo, o nella sede di un sindacato), ciascun individuo sceglie l'angolo che corrisponde al suo candidato (i candidati sono tre.

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Nel nostro caso, Martin O'Malley, Bernie Sanders e Hillary): nel quarto angolo si mettono gli indecisi. Dopo questa prima fase, ciascun rappresentante ha mezz'ora di tempo per convincere gli altri caucusgoers a votare per il proprio candidato. Questa procedura termina quindi dopo mezz'ora di dibattito e quindi quando ciascun cittadino si è messo nell'angolo giusto per lui, scegliendo così in modo definitivo il suo candidato Presidente per il Partito Democratico. Non esiste alcuna scheda elettorale!

Francamente non vedo l'ora di godermi il dibattito, le persone che si spostano, il conteggio e la relativa dichiarazione di voto. Certo è che il sistema mi appare tanto machiavellico quanto garante di democrazia. E il voto non è segreto! 

Gli ultimi sondaggi stimano Bernie Sanders in recupero su Hillary, che si trova ormai a pochi punti percentuali di distanza: tutto ciò non scoraggia di certo il nostro team che reagisce lavorando ancora più duramente, divulgando ancor più il programma di Hillary con contatti ad personam.

Votare per Hillary significa votare per quello che è probabilmente il candidato più preparato almeno negli ultimi 100 anni. Il suo curriculum recita: first lady per otto anni, quattro come Segretario di Stato (il nostro ministro degli esteri) e due mandati da Senatrice per lo stato di New York. La immagino entrare alla casa bianca come un ragazzo del liceo entra in classe il primo giorno del terzo anno: con entusiasmo, ma senza l'angoscia e la sorpresa che caratterizza l'esordio. Sarebbe efficace fin da subito, non avrebbe problemi a dialogare con i repubblicani e tratterebbe l'eredità di Barack Obama come mia nonna trattava i suoi vasi di cristallo.

A proposito di maggior impegno, in questi giorni stiamo bussando a molte porte e, alcune volte, dobbiamo andare anche in zone rurali. L'altro giorno, Mo ed io, siamo rimasti bloccati su una strada ghiacciata: per fortuna, dopo qualche minuto, un signore col suo pick up rosso 4x4 e un cavo ci ha tirati fuori dai pasticci. La temperatura era -22 gradi. E lui non era un sostenitore di Hillary, bensì un repubblicano.

Durante i molti incontri con i nostri volontari mi è capitato di scoprire che molte famiglie, anche qui in Iowa, hanno origini italiane: è emozionante ascoltare le loro storie. Alcuni dei loro antenati sono approdati in Florida a fine 800, altri a inizio 900 ad Ellis Island, nella baia di New York. Molti hanno origini siciliane, ma c'è anche chi è arrivato dalla Lombardia. Quasi tutti i loro discendenti, ormai americani, hanno voluto scoprire le loro origini andando nei posti nativi dei loro antenati. Normalmente i risultati sono stati scadenti per le difficoltà di comunicazione: immaginatevi un dialogo fra un italo americano e un suo possibile antenato, o amico di questo, che vive nell'entroterra siciliano e parla esclusivamente in dialetto.

I ragazzi e le ragazze del mio team, soprannominato Field of Dreams, il Campo dei Sogni, rappresentano per me un modello di determinazione e resistenza alla stanchezza: non perdono mai il buon umore, la voglia di scherzare e l'ottimismo, ingredienti fondamentali in una campagna elettorale. Cerco di tenere i loro ritmi, anche se spesso mi chiedo come sia possibile sopravvivere per mesi in queste condizioni: sonno ai minimi termini ( 5/6 ore notte) , temperature rigidissime e il cibo… non so davvero come definirlo. Mangiamo pizza da fast food praticamente tutti i giorni e poi McDonald's, Wendy's, Subway e via dicendo. Non mangio un piatto di pasta da 16 giorni: per me, amante del piatto più buono al mondo, un record assoluto! Fortunatamente sono ancora una volta le nostre volontarie a soccorrerci. Quasi ogni giorno, ci offrono qualcosa da mangiare e le loro zuppe, che trovo fantastiche, sono il loro piatto forte. E' meraviglioso sentirsi parte del tutto.

Mancano solo 10 giorni alla fine della campagna e la tensione è altissima.

Proprio oggi, come se fosse un miraggio, si sono presentati da noi in ufficio Mary, una signora che ha volato dalla Virginia perché Hillary si merita questo ed altro. E due gruppi da 10 persone provenienti da Chicago, Illinois e Madison, Wisconsin. In dieci minuti erano già pronti a fare telefonate o ad andare a fare campagna porta a porta.

È tutto improvvisamente chiaro: non può che essere l'entusiasmo l'X Factor che ci spingerà fino alla fine.

Segui Mattia su Twitter @mattiatarelli1

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