Sei adulta e dormi ancora con l'orsetto? La scienza dice che è normale

Anche tu di notte abbracci il tuo peluche? Piantala di vergognartene: non sei l'unica. E la scienza dice che è tutto ok

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Il ragazzo migliore che sia mai capitato nel mio letto si chiama Tommy. È un orsetto di peluche. Io ho 28 anni, e ogni volta che sono triste, malata o soffro per amore lo abbraccio. Anche quando ero all'università, lo tenevo accoccolato sul cuscino. È stato indispensabile in quei momenti in cui il futuro sembrava troppo incerto (o quando ero distrutta a causa di un hangover). E i ragazzi che frequentavo se ne facevano una ragione.

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Eppure molti di noi si sentono in imbarazzo a dormire con il peluche, come Elena*, social media manager a Londra, che ogni notte va a letto con il suo cagnolino di pezza Jingles. Anzi, a essere precisi, dorme con la testolina di Jingles appoggiata sul cuscino. Perché nel 2007 il cane in carne e ossa di un suo amico ha decapitato Jingles. «Il mio ragazzo pensa che questa storia del peluche sia allucinante», racconta Elena. «Così gli ho detto che l'ho buttato via. E quando viene da me a dormire lo nascondo. Jingles mi dà conforto, ed è buffo, perché è un cagnolino con la testa mozzata, senza più il corpo né le orecchie. Dovrebbe essere fonte di trauma o tristezze, ma invece non lo è».

Clarissa*, 27 anni, praticante avvocato, è single e quando ha un appuntamento che potrebbe "finire bene", prima di uscire nasconde Sammy, il suo cane di pezza. «Mi è capitato diverse volte di portarmi a casa un ragazzo, e di doverlo lanciare in fretta e furia sotto il letto!». E non è una cosa che riguarda solo le ragazze. Alessandro*, 30 anni, che ha un'azienda che opera nel settore alimentare, mi dice: «Tra poco mi sposo. A volte mi chiedo: se avrò dei figli, cosa gli dirò? Però in fondo cosa c'è di male se un genitore ha un peluche?».

Appunto: cosa c'è di male? «Gli oggetti di transizione, che ci ricordano, da adulti, dei momenti più semplici della nostra infanzia, sono parte della nostra essenza», spiega Stuart Brown, fondatore del National Institute for Play e autore di Gioca! Come il gioco può formare la mente, aprire l'immaginazione e costruire la felicità (Ultra, 16,50). «E anche se possono essere eliminati o andare perduti nell'età adulta, i sentimenti che generano lasciano delle tracce per tutta la nostra vita». Insomma, gli animaletti di peluche riassumono i bei tempi semplici della nostra vita, quando non avevamo i classici casini dell'età adulta, tipo un capo terribile oppure l'ossessione della dieta. Ma cosa dobbiamo farne dei nostri amichetti di infanzia quando è arrivato il momento di... diventare adulti? Anche se il dottor Brown dice che "i grandi" che dormono con un giocattolo della loro infanzia o una copertina di Linus non sono la maggioranza, si tratta di un'abitudine che rientra nei comportamenti normali.

Non c'è un limite di età per il bisogno di rassicurazione. Basta fare un giro in una casa di riposo per vedere quanti peluche si trovino nelle stanze. E io sono fermamente intenzionata a tenere Tommy finché diventerò vecchia. Oggi vive sotto al mio letto, in una sacca di Marc by Marc Jacobs. Sta lì, lontano dagli sguardi, ma a portata di mano in caso di emergenza. La mia vita è abbastanza stabile ora, così non sento più il bisogno di averlo con me mentre dormo. E poi, quindi, è più facile se porto qualcuno a casa. Solo se la cosa si fa seria gli presenterò il mio compagno di abbracci.

* I nomi sono di fantasia per tutelare la privacy degli intervistati bisognosi di coccole.

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