Amicizia finita, 5 donne parlano di quanto sia difficile rompere il legame

​Pensiamo che le amicizie, al contrario degli amori, siano desti​nate a durare in eterno. Ma non è sempre così: quando si perde una o un best friend si soffre tantissimo. Come quando ci si lascia con un fidanzato

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Molto è stato detto e scritto a proposito delle rotture sentimentali, che sono di certo delle terribili esperienze. Eppure gestire la rottura di un'amicizia può essere ancora più difficile. Perché abbiamo la sensazione che quel legame possa essere eterno, ma in maniera diversa rispetto a una storia d'amore. È facile pensare che i migliori amici saranno tali per sempre, quindi quando un'amicizia è finita può essere molto dura. Se stai attraversando la separazione da una tua amica o un tuo amico, sappi che non sei sola. È una brutta esperienza attraverso la quale la maggior parte delle persone passa nel corso della propria vita. 

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Cosmopolitan ha parlato con 5 donne delle loro rotture amicali, di come fanno tendenzialmente più male rispetto a quelle sentimentali e di come sia possibile superarle. 

1. «Le amicizie sono le cose più importanti: quando le perdi, rialzarti è difficile». 

«Ho chiuso con le mie tre migliori amiche più o meno in contemporanea. Erano loro tre contro di me. Quando eravamo matricole all'università eravamo inseparabili. Ma verso l'ultimo anno, quando abitavamo tutt'e insieme dalle parti dell'università, le cose hanno iniziato a cambiare radicalmente. Loro hanno iniziato a escludermi, a essere sgarbate e in pratica a non essere più delle buone amiche. Ma proprio perché eravamo così legate, ero intenzionata ad affrontare la questione.

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Abbiamo parlato molto di quali erano i rapporti tra di noi. Ma verso la fine dell'anno loro tre hanno deciso che avermi all'interno del gruppo non era più una buona idea e mi hanno scaricato. Non c'è stata una lite, è avvenuto tutto progressivamente. Hanno iniziato a uscire sempre più spesso senza invitarmi, a parlare alle mie spalle, e così via. Quando le ho affrontate mi hanno detto che non c'era un motivo preciso: semplicemente, le persone cambiano. Alla fine dell'anno scolastico è apparso evidente che la nostra amicizia era terminata. È stato come essere lasciata ad affrontare l'anno successivo da sola e senza amici.

Penso che una rottura amicale sia molto peggiore di una rottura romantica. Perché quando ti lasci con un fidanzato hai i tuoi amici a cui rivolgerti, loro ti aiuteranno a superare la cosa. Se perdi i tuoi amici, non c'è nessuno ad aiutarti. Sei letteralmente lasciata da sola e non c'è sensazione peggiore al mondo. Le amicizie sono la cosa più importante: quando le perdi, rialzarsi è difficile. 

Alle persone che stanno attraversando un'esperienza simile direi questo: sappiate che, se un'amicizia finisce, a volte è meglio così. Un'amicizia non dovrebbe essere mono-direzionale. Restare attaccati a qualcosa solo perché un tempo è stata bella non è un motivo sufficiente per rimanere in una relazione poco sana. Le persone cambiano e le cose cambiano, quindi lasciar andare è la cosa migliore che si possa fare, non importa quanto sia difficile. Sappiate che, alla fine, troverete le persone giuste, con cui avete delle vere affinità». Grace, 20 anni. 

2. «Chiudere con lei è stata dura perché non sapevo com'era la vita senza di lei e perché non sapevo di chi fosse la colpa della rottura». 


«La separazione dalla mia migliore amica è avvenuta all'inizio della scuola superiore. Annie e io eravamo amiche dall'infanzia: siamo cresciute nello stesso quartiere e fino alla fine delle medie abbiamo passato insieme la maggior parte del nostro tempo. Durante l'estate precedente alle superiori, Annie usò il mio telefono per scrivere a uno studente più grande da cui voleva comprare del fumo. Mia madre lo scoprì e lo disse a sua madre, così Annie non mi rivolse più la parola. Fu un grande scandalo per una città di provincia. 

Questa separazione mi fece letteralmente a pezzi. Passai settimane ad aspettare che lei mi chiamasse e che le cose tornassero normali e quando mi resi conto che non sarebbe mai successo, trascorsi ogni notte chiusa in camera mia perché non avevo altri amici e non sapevo cosa fare da sola.

Chiudere con Annie fu molto difficile perché non sapevo com'era la vita senza di lei  e perché non sapevo di chi fosse la colpa della rottura. Ancora oggi mi fa male pensarci, perché quando accadde ero davvero a pezzi. Fa male anche perché capisco come il modo in cui è finita con lei ha influenzato ogni amicizia che ho avuto dopo. Era l'unica amica vera che avessi mai avuto, ma mi sminuiva sempre, mi faceva fare cose che io non volevo fare ed evidentemente non le piaceva più di tanto avermi tra i piedi. Quando ero con lei, però, io cercavo di essere ciò che lei voleva. Quando ho inziato a farmi delle nuove amicizia, alle superiori, ho dovuto imparare che potevo essere più di una "spalla". E ancora adesso, qualche volta, me lo devo ricordare. 

Non tutte le amicizie sono destinate a durare per tutta la vita. Sto cercando di imparare che va bene non essere più amica con tutte le persone che un tempo lo sono state. Se riesci ad andare oltre il dolore che provi per la mancanza degli aspetti migliori di una persona (anche se, quando questi aspetti sono davvero pochi ti ritrovi a domandarti se esistevano davvero), riuscirai più facilmente ad apprezzare ciò che questa persona era quando eravate amici e le cose tra voi andavano bene». Brittany, 21 anni

3. «Cambiamo continuamente come persone e cambia anche ciò di cui abbiamo bisogno dagli altri».


«Sono stata io a prendere la decisione di chiudere l'amicizia, ma lui mi disse che provava le stesse sensazioni, quindi alla fine ci siamo "lasciati" di comune accordo. Questo amico non riusciva a starmi accanto durante i miei momenti difficili: avevo qualche problema di salute mentale, ma se provavo a parlargliene, riportava subito la conversazione su di sé. È stata dura perché nello stesso periodo lui stava facendo coming out rispetto al suo essere gay e io gli stavo molto vicina. Ora lui è a suo agio con la propria sessualità e sono molto orgogliosa di lui. Ma non ho ricevuto in cambio lo stesso supporto di cui avevo bisogno e questo è stato molto duro per me.

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Affrontare la discussione riguardo alla chiusura della nostra amicizia è stata una delle cose più difficili della mia vita. È stata un'esperienza dolceamara. In effetti si trattava, sfortunatamente, di un'amicizia piuttosto malsana. Quando lui aveva bisogno di parlare con qualcuno, sapeva che poteva mandarmi un messaggio. Ma io non potevo fare la stessa cosa. Quando ognuno dei due si iscrisse all'università, iniziammo a comunicare quasi esclusivamente via messaggi: il che può davvero cambiare le cose. Quando ricevevo un messaggio che diceva: "Ehi, come stai?", se io  non avevo niente di interessante da raccontare, la conversazione virava subito su qualche suo nuovo problema. Io ero contenta di aiutarlo, ma iniziava a diventare emotivamente faticoso. Specialmente nel periodo in cui stavo cercando di adattarmi alla nuova vita universitaria. 

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Credo che le amicizie siano molto più stabili delle relazioni d'amore, perché i sentimenti messi in campo sono altri. Quindi quando un migliore amico semplicemente sparisce dalla tua vita, questo ti scuote nel profondo. 

È importante che tu ci pensi bene prima di chiudere con un amico. Non essere impulsiva. Allo stesso tempo ricordati che là fuori ci sono tante persone che hanno tutti i requisiti per essere tuoi amici. Cambiamo continuamente come persone, e cambia anche ciò di cui abbiamo bisogno dagli altri. È improbabile che le persone che incontriamo nei nostri luoghi di origine, che magari sono città di provincia, possano soddisfare i nostri bisogni quando diventiamo adulte. La vita, sfortunatamente, non è così facile. Ma alla fine arriverai dove devi arrivare, con le persone giuste al tuo fianco». Erica, 20 anni

4. «Non importa quando provassi ad aiutarla, lei trovava sempre qualcos'altro di cui lamentarsi con me o per cui arrabbiarsi o di cui parlare». 

«La rottura della mia amicizia è avvenuta per colpa della classica goccia che fa traboccare il vaso: non c'è stato un episodio che l'ha fatta finire, ma un accumulo di esperienze negative. All'università, quando la mia amica attraversava un periodo difficile dovuto alla perdita del lavoro e della casa, l'ho ospitata io: cucinavo per lei, pagavo per tutto, in pratica facevo tutto ciò che potevo per aiutarla a uscire dal disastro. A parole mi era molto grata. Ma durante tutto il periodo in cui la stavo aiutando, i suoi post sui social e i suoi messaggi rivolti ad altre persone erano spensierati, il che mi faceva venire il dubbio di darmi tanto da fare per niente. Conoscendola meglio degli altri, posso dire che era evidente quanto avesse bisogno di aiuto: ma all'esterno dimostrava di stare benissimo. 

Dopo quel primo anno di università se ne tornò a casa sua, trovò un lavoro stabile e quindi le sue finanze tornarono a posto. Non cercò mai di dimostrarmi la sua gratitudine e questo mi faceva sentire usata, sfruttata e… triste. Continuavo a dire a me stessa che non l'avevo certo aiutata per averne qualcosa in cambio: eppure non riuscivo a evitare di soffrire. 

Ci furono anche altre esperienze negative. Uno degli ultimi messaggi che le mandai sembrava quello di un fidanzato con cui ci si sta lasciando. Diceva: "Volevo solo dirti che, anche se è chiaro dal tuo silenzio che la nostra amicizia è finita, ti auguro il meglio. Spero tu sia felice con il nuovo lavoro e la tua vita e che tutto continui ad andarti nel migliore dei modi".  Dentro di me, nel profondo, sapevo che quell'amicizia non mi faceva bene, che era tossica. Ma siccome lei continuava a ripetermi quanto mi apprezzasse, quanto avesse bisogno di me e quanto mi fosse grata, io ignoravo le cose negative e rimanevo sua amica. La seguivo ossessivamente su FB e in generale l'idea di perderla come amica mi rattristava. 

L'inizio della rottura avvenne prima che io partissi per due settimane all'estero. Quando tornai le scrissi qualcosa tipo: "L'ultima volta che ci siamo scritte non abbiamo avuto modo di chiarirci bene, quindi se ne hai voglia, fammi sapere". Mi rispose un giorno dopo e ci scusammo reciprocamente. Ma poi iniziò a scrivermi lunghissimi messaggi sulla sua vita, su come tutto stesse diventando negativo per lei. Mi dispiaceva, ma questo suo comportamento mi ricordò perché fosse meglio che lei non facesse più parte della mia vita. È brutale dirla così, ma era un persona pesante che cercava costantemente di portarmi a fondo con lei. Non importa quanto io provassi ad aiutarla, lei trovava sempre qualcos'altro di cui lamentarsi con me, per cui arrabbiarsi o di cui parlare. 

Il mio consiglio è di parlarsi apertamente dopo aver fatto passare un po' di tempo, ma anche di essere consapevoli e sinceri con se stessi sui motivi per cui l'amicizia è finita. Non è una bella cosa, ma il tempo davvero cura la maggior parte delle cose. E questa è una». Dani, 23 anni.

5. «Prendere consapevolezza che qualcuno a cui hai dato spazio e al quale sei vicino è incompatibile con te, fa male al cuore e ti fa sentire solo».


«Non è facile per me avere dei migliori amici, ho una terribile ansia relazionale e la mia autostima – anche se ora è migliorata – è sempre stata molto bassa. Mentre ero al secondo anno di università mi sembrò che il mondo mi stesse crollando addosso: a fine settembre morirono due persone a me care a distanza di una settimana l'una dall'altra e io andai in tilt. Sul dolore si innestò una vera depressione e, semplicemente, io non sapevo più "funzionare". Per la prima volta non passai un esame, mi sentivo isolata più che mai dagli amici e dai compagni di università. 

In quel periodo conobbi Adam. Era più giovane di me, il che me lo faceva percepire come innocuo. E poi è gay e questo eliminava ogni ansia legata al fatto che mi sento inferiore al 90 per cento delle altre donne. Il fatto che fosse gay rendeva le cose più facili anche perché, specialmente in quel periodo, non avrei avuto il coraggio di comunicare con un etero. Avevamo la stessa ironia e potevamo parlare per ore di tutto e niente. Insieme potevamo essere perfidi e sarcastici, intelligenti e profondi, ambiziosi e avventurosi, oppure pigri e svogliati. Mi sembrava che l'amico di cui avevo avuto bisogno per tutta la vita si fosse finalmente palesato. Durante il primo semestre passammo insieme ogni minuto, nel secondo semestre dividevamo la stessa stanza.

Ma la mia salute non migliorava. Quando stai male, le persone si aspettano che tu ne esca in fretta. La depressione aveva in pugno la mia vita e io non avevo idea di come starci dentro. Più ne parlavo, più avevo l'impressione che le persone si arrabbiassero con me o fossero stufe di ascoltarmi. Le cose con Adam cominciarono ad andare male: iniziò a irritarsi perché frequentavo poche persone e per la mia incapacità di alzarmi dal letto o studiare. Una sera, sul prato davanti all'università, arrivammo a litigare. «Io non capisco perché, se sai che il tuo problema è la depressione, tu non possa semplicemente porvi rimedio!», sbottò. Fu un momento cruciale nella battaglia per il mio equilibrio psicologico: la prima volta che riconobbi quanto ciò che stavo attraversando era difficile, che mi resi conto che ce la stavo mettendo tutta e che stavo diventando più forte. «Ci lotto contro ogni singolo giorno della mia vita!» gli urlai. «Non osare dirmi che non ci sto provando, perché semplicemente tu non te ne rendi conto». 

Comprensibilmente da quel momento in poi le cose tra noi furono poco serene. Facevamo finta che tutto andasse bene, ma non era così. Alla fine, arrivammo alla resa dei conti. Adam venne in camera un giorno verso la fine del semestre, si sedette sul suo letto mentre io preparavo del tè freddo e disse: "Sai, è strano che tu non sia più cool di me. Ho sempre avuto delle amiche, ma erano sempre più cool di me. Tu non lo sei". 

Tutto qui. Non litigammo. Semplicemente io decisi che non valeva la pena riparare ciò che si era rotto. Non tanto perché lui mi guardava dall'alto in basso, ma perché se le differenze sociali e la percezione di cosa è cool e cosa non lo è erano così importante per lui, la nostra amicizia non poteva che essere tossica. Stavo combattendo una battaglia in salita, da sola, e avevo bisogno di amici che mi supportassero, non che mi giudicassero adeguata o meno ai loro standard a causa dei problemi che dovevo affrontare. 

Ad altre persone che stanno attraversando la rottura di un'amicizia, direi di mettere se stessi al primo posto. Siate gentili, empatici e abbiate cura degli altri: ma se una relazione è tossica per voi, se sta facendo vacillare la vostra autostima, fate bene a fare un passo indietro. Mettete dei paletti a ciò che potete accettare. Se un amico oltrepassa quei paletti, avvertitelo e spiegategli perché quei limiti sono importanti per voi. Se lui continua a oltrepassarli, però, prendetevi una pausa oppure chiudete la relazione: evidentemente questa persona ha bisogno di spazio e di tempo per capire come si sta accanto gli altri e allo stesso tempo voi avete bisogno di spazio e tempo per  cercare il supporto e l'amicizia di cui avete bisogno. Non c'è niente di male in questo. 

Se hai un problema psicologico, per favore prendi coscienza del fatto che là fuori ci sono molte persone che riconoscono che tu sei forte e che le battaglie che combatti non sono colpa tua. Se hai un amico che te ne fa una colpa, aiutalo a capire. Ma, di nuovo, se non riesce a vederti o non ascolta, mettere barriere e darti spazio è la cosa giusta da fare. Ed è importante». Jenna, 24 anni.  

Leggi anche: 
12 segni che è tempo di rompere con un'amica (e i consigli per farlo)

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Da: Cosmopolitan
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