3 verità fondamentali della vita che ho imparato facendo la mamma per un giorno

Si fa presto a dire #FertilityDay: essere madre è una scelta di vita ad alto tasso di responsabilità. E soprattutto è per sempre. Ecco cosa ha imparato la nostra web editor, 35 anni e senza figli, quando alcune amiche le hanno affidato le loro creature

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Inizio con una doverosa premessa: i bambini non mi piacciono. Queste affascinanti creature, paffuti fagottini o adulti in minatura, non mi incutono alcuna tenerezza, mi lasciano indifferente o mi innervosiscono.O sono troppo piccoli per interagire e non ti danno alcuna soddisfazione, o hanno quell'età di mezzo in cui ti bombardano di domande a cui non saprebbe rispondere neanche un Premio Nobel per la Fisica, o sono in quella fase preadolescenziale svogliata in cui pensano che gli adulti siano tutti degli idioti, inclusi gli amici dei genitori.

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Con un'unica eccezione: i figli delle mie amiche. Li adoro, neanche li avessi messi al mondo io. Vorrei strapazzarli di baci e li riempio di regali: pattini a rotelle, scarpine di qualsiasi genere, pupazzi, libri galleggianti per il bagnetto… Quando fanno i saggi di danza obbligo i genitori a mandarmi il filmino e piango tutto il tempo. Cose così. 

Nonostante sia risaputo che con i bambini non ci so fare, alcuni miei amici hanno avuto la necessità di appiopparmeli per qualche ora: una grandissima responsabilità e fonte di ansia, che mi ha messa a dura prova e ha fatto vacillare le poche certezze che avevo in fatto di bambini e, più in generale, della vita. Ecco tutto quello che ho imparato.

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I neonati sono fortissimi

Io e una mia cara amica per un paio d'anni siamo state vicine di casa, nel periodo in cui era appena nata sua figlia Bianca. Qualche pomeriggio in cui lei rientrava tardi dal lavoro davo io il cambio alla babysitter. Ho dato la merenda alla piccola da 2 mesi a 1 anno e mezzo, dal biberon di latte materno riposto in frigo da scaldare al microonde, fino a imboccarla con cucchiaiate colme di yogurt a temperatura ambiente. Con lei ho imparato a tagliare la mela a pezzi minuscoli e a camminare nella posizione dell'Homo Sapiens (non completamente eretta) tenendola per mano, senza farmi venire il colpo delle strega. Una delle cose più difficili che ho provato a fare – provato, perché non ci sono mai riuscita – è avvolgere nel pannolino un infante che si dibatte con la forza di Hulk, scalciando come un cavallo e producendo urla a una frequenza tale, che solo i cani da caccia riescono a coglierle. Lì ho capito che i bambini sono molto più forti di noi. E che con gli ultrasuoni si ottiene tutto.

Il potere di un assolo

Il piccolo Amedeo, 2 anni, figlio di un amico separato, aveva una tata rumena della Transilvania, molto affettuosa (da me soprannominata Dracula), che ha dovuto assentarsi per un paio di settimane e tornare al suo paesello. Per evitare lo sbattimento di trovarne un'altra, l'ho rimpiazzata io. Durante quelle settimane Amedeo aveva la bronchite e sono andata tutti i giorni a fargli l'aerosol. L'unico modo di farlo respirare dentro la mascherina era cantargli le canzoni folkloristiche rumene che gli cantava Dracula. Dopo vari tentativi, da Battisti ai Rolling Stones, ho scoperto che andava pazzo per le canzoni di Albano e Romina e Celentano. Così gli cantavo in continuazione Felicità e A mezzanotte: visto che non ricordavo esattamente le parole continuavo a cantare in loop le solite tre strofe. A quanto pare i bambini adorano sentirsi ripetere sempre le stesse cose. Neanche i cartoni animati riuscivano a tenerlo così incantato. Ne ho tratto un insegnamento prezioso, anzi due: la prima è che per amore si fa davvero qualunque cosa, con sprezzo del ridicolo. La seconda è che non importa quanto sei stonata o se non sai le parole: se nel pubblico c'è anche un solo spettatore che ti guarda pieno di ammirazione, come se fosse a un concerto di Pavarotti, devi continuare a cantare!

La verità trionfa sempre

È una lezione che ho imparato da Elisa, 5 anni, figlia di una coppia di amici che conosco da una vita, e con cui io e il mio fidanzato andiamo spesso in vacanza. Un'estate di qualche anno fa eravamo in spiaggia, quando loro hanno dovuto tornare in città per sbrigare una commissione urgente, lasciandoci la bambina per mezza giornata. Stavamo scavando una pista per le biglie quando è passato il carrettino delle granite: le ho chiesto se ne voleva una e ce la siamo sbafata sotto l'ombrellone. Buonissima, all'amarena. Elisa si è tuffata con la faccia nel barattolo ed è emersa tipo pagliaccio, con il naso stampato di rosa e una specie di sorriso da Joker su entrambe le guance. Dopo pochi minuti si è rabbuiata. Vedendola così silenziosa, quasi preoccupata, le ho chiesto cos'avesse. Dopo lunghe insistenze ha vuotato il sacco: prima di mangiare la granita dovevamo chiedere il permesso a mamma e papà. Che stupida, come ho fatto a non pensarci?! Ci voleva l'autorizzazione in carta bollata dei genitori, ovvio! Ho chiamato suo padre e gliel'ho passato al telefono: lei bisbigliando ha confessato tutto e poi ha riattaccato. Poi ha fatto un bel sospiro e ha proclamato: "È sempre meglio dire la verità!". Piccola ma saggia. Sto ancora ridendo!

I nomi dei bambini sono di fantasia, per rispettare la loro privacy. Nella foto di apertura di questo articolo, Sarah Jessica Parker scende dallo stiletto di Carrie Bradshaw e inforca il passeggino nel film Ma come fa a far tutto (2011), dove interpreta una mamma tuttofare.

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