Autostima: migliorala dicendo basta alle autocritiche

Vuoi migliorare la tua autostima? Allora smettila di criticarti. Spesso, una voce dentro di te ti frena nella corsa verso la felicità. È il giudice interiore, sempre pronto a dire la sua e a sminuirti. Ma conoscendolo puoi imparare a non farti autosabotare

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Essere super critica con te stessa, può minare la tua autostima. Spesso, di fronte a una qualità che possiedi e che ti rende unica, sei pronta a trovare mille scuse per dire che non è vero che sei brava, che gli altri lo sono più di te. Questo atteggiamento ti condiziona nel lavoro e nelle relazioni, portandoti a credere di non essere abbastanza e sabotando i tuoi progetti.

L'autostima è una giusta stima di sé stessi e il nostro occhio interiore, per quanto non sia facile abituarlo, deve imparare a essere obiettivo, a non buttarci giù di fronte a una sconfitta o, peggio, impedendoci di provare a raggiungere i nostri sogni.

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Ti è mai capitato, per esempio, che di fronte a un ragazzo che ti piace e che ti ha anche mandato dei segnali di interesse, invece di farti avanti, qualcosa ti ha bloccata? C'è una voce, dentro di te, che ti impedisce di fare ciò che desideri. Parte così in automatico che quasi non te ne accorgi. "Non gli piacerò mai", "Non è l'uomo giusto per me", dice. È il tuo "giudice interiore" che critica ciò che fai 24 ore al giorno, mettendo a dura prova la tua autostima. Tranquilla: lo abbiamo tutte. «Riconoscere le voci che ci sabotano serve a riconquistare la libertà di scegliere ciò che davvero si vuole», spiega Avikal Costantino, autore di manuali dedicati alla conoscenza di sé come "Senza maschera", "La scoperta del Sé autentico" e conduttore di seminari sull'argomento. Con lui Cosmo ha preparato una guida per aiutarti a evitare i sabotaggi e volgere a tuo favore ogni situazioni: in amore, lavoro e amicizia.

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Anche le critiche più feroci hanno origini antiche

Quando senti la parola "critica" qualcosa dentro di te si irrigidisce subito? Sappi, allora, che ne rivolgi a te stessa in continuazione. «Quando eravamo bambini i nostri genitori ci hanno trasmesso una serie di "devi e non devi" con lo scopo di metterci al riparo dai rischi della vita. Noi li abbiamo assimilati ed essi continuano a farsi sentire anche ora che siamo adulti e in grado di fare le nostre scelte autonomamente», chiarisce Costantino. «Questo insieme di voci è come una struttura di paletti che si frappone tra quello che puoi e non puoi fare, tra ciò che è pericoloso e ciò che non lo è. Vuole tenerti entro certi confini in cui non "rischi"», continua l'esperto. E lo fa con questo messaggio: "Così come sei, non vai bene". Da qui la sensazione di dover fare qualcosa per cambiare, senza poter mai sentirti serena e sicura. La buona notizia? Ora sei grande e credere a queste frasi è come cercare di infilarti il vestitino di quando avevi otto anni al posto di un abito della tua taglia. Ma uscire dal recinto si può: basta allungare il passo.

Riconosci lo voce critica dai segnali del corpo

Le frasi limitanti scattano in automatico: per questo non è facile riconoscerle come "non tue". «Creando un conflitto interiore, provocano dei sintomi fisici e, quindi, la cosa più facile è partire da questi. I più comuni sono la sensazione di chiusura alla bocca dello stomaco, il nodo alla gola, la tensione nella zona cervicale o nelle spalle», precisa Costantino. Puoi accorgertene anche da certe emozioni: se diventi reattiva, provi spesso senso di colpa o di vergogna, non ti senti all'altezza delle situazioni... solleva le antenne.

Come fregare la "Criticona" che è in te

Individuare il giudice è fondamentale: solo così potrai riuscire a farlo tacere, a vivere senza conflitti e mantenendo alta la tua autostima. Ecco alcuni esempi concreti di come si presenta e interferisce nella tua vita quotidiana:

Con lui: molla i freni e cedi all'amore. Innamorarsi è il massimo della perdita del controllo. Ecco perché, in questo campo, il giudice interiore, che vuole farti stare entro confini che reputa "sicuri", sfodera il meglio di sé. «Se ti piace un collega e il giudice è molto attivo, tu crederai a voci come Non gli piacerò mai o Anche se gli piaccio, non durerà», puntualizza Costantino. «Lo scopo è impedirti di riconoscere il tuo vero sentimento: cioè l'amore». Perché? Se perdi il controllo, l'altro se ne può approfittare, risponde la voce. Capire questa dinamica è fondamentale visto che, senza amore, anima e corpo soffrono. Quindi, che aspetti a dare dare un calcio al critico?

  • Cosa fare: se ti accorgi di avere questi ritornelli per la testa, inizia a chiederti da dove vengono, per esempio se riflettono idee tipiche di tuo padre o di tua madre. Oppure vai ancora più dritta al punto e fatti una domanda: «Cosa ci guadagno a fingere di ignorare quello che provo oggi, in nome della paura di qualcosa che potrebbe accadere in futuro?». Avverte l'esperto: «È importante capire che non è saggio rinunciare a ciò che la vita ti offre nel presente. Nessuno ti può assicurare che in amore non ci saranno mai delusioni. Ma è certo che ci saranno anche molti momenti appaganti a cui non devi rinunciare».

In ufficio: impara a rilassarti per ottenere ciò che vuoi
Investi molto sul lavoro e sei apprezzata. Ma hai spesso quella tensione alle spalle e non riesci mai a staccare. «Può succedere se la frase che ti guida è I risultati vengono solo se mi sforzo. Ovvio che, se ci credi davvero, sforzarti diventa il tuo stile e smetti di usare le risorse che hai in maniera spontanea e naturale. Perché, sotto sotto, credi che il capoufficio e i tuoi colleghi siano "contro" di te», spiega Costantino.

  • Cosa fare: ascolta la frase I risultati vengono solo se mi sforzo e chiediti: «È davvero così?». Prendi i grandi atleti come esempio: il loro risultato viene dal rilassamento, perché un muscolo teso è meno efficiente di uno rilassato. Allora fermati e fai un respiro profondo: la tensione si rilascerà e tu acquisirai una visione più ampia. Fallo più volte nella giornata, per "scaricare" il sistema nervoso. Poi prova a chiederti: «Cosa succederebbe se smettessi di sforzarmi?». Riprende l'esperto: «È facile che la risposta sia: "Mi sentirei vulnerabile". Perché con lo sforzo, di solito, si compensano delle mancanze, magari affettive. Ma è decisamente meglio sentirsi un po' vulnerabili, piuttosto che continuare a spingere sull'acceleratore: nel breve periodo può anche funzionare, ma sul lungo la macchina si brucia».

Con l'amica: non cadere nella trappola della competizione
Passate ore a confidarvi su tutto ma ogni tanto, dentro di te, parte il ritornello: Lei ha gambe più belle delle mie. Con quest'innocente competizione, il giudice sta cercando di sminuirti. In una puntata di Sex and the City questo meccanismo veniva descritto perfettamente. Miranda affermava: «Quando vedo una alta, bionda e con le gambe lunghe, mi congelo e penso subito che le mie non vadano bene». Il congelamento è l'effetto di un paragone avvenuto tra te e un'altra. «Altre due reazioni tipiche sono la fuga o l'aggressione», specifica Costantino. In realtà, il pensiero che, sotto sotto, spinge è Le mie gambe sono brutte. Partendo da questo auto-giudizio, ti guardi intorno confrontandoti sempre con le gambe altrui.

  • Cosa fare: accorgerti che sei "congelata" perché un attimo prima ti sei paragonata a qualcuno, è molto importante. «Chiediti da dove arriva quel giudizio. Potresti scoprire che a tua madre non piacevano le sue gambe e tu hai girato questo pensiero su di te. In ogni caso, ti stai dando un valore negativo, e questo crea sofferenza: ne vale la pena?», domanda Costantino. «Ricorda che la ricchezza è data dalla varietà e dall'unicità. Tu sei unica e, per questo, incriticabile».

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