In Islanda l'uguaglianza in busta paga tra uomini e donne è diventata legge

E per ottenerla, le islandesi si sono inventate una forma di protesta davvero geniale

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In Islanda la parità in busta paga tra uomini e donne è diventata una legge. È il primo paese al mondo a promuovere un'iniziativa simile e, si spera, presto anche altri, Italia inclusa, potrebbero seguire il suo esempio. Da tempo particolarmente attenta al gender equality, l'Islanda promuove politiche che favoriscono la parità dei diritti tra i sessi e uguali opportunità, vanta uno dei più alti tassi di occupazione femminile in Europa (L'80% delle donne lavorA) e si conferma il miglior Paese dove una ragazza può vivere e avere successo. Se stai pensando dunque di andare a lavorare all'estero e desideri fare carriera, invece delle solite destinazioni inflazionate tipo Gran Bretagna (ormai in pieno Brexit), Usa o Australia, ti converrebbe puntare sull'isola più gelida d'Europa (e patria di Bjork)!

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La nuova legge è stata approvata qualche settimana fa dall'Althing, il parlamento islandese, e adesso è ufficialmente operativa. Il che significa che d'ora in poi i datori di lavoro saranno sottoposti ai controlli dalla polizia tributaria che potrà intervenire ogni qualvolta evidenzierà una disparità di trattamento economico dei dipendenti di sesso femminile rispetto a quelli di genere maschile.

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Anche nella virtuosa Islanda, però, tutelare il valore del lavoro delle donne non è stata una passeggiata. La nuova normativa, infatti, è stata una conquista dell'Associazione islandese dei diritti delle donne, guidata da Frida Ros Valdimarsdottir, che ha portato avanti una particolare forma di sciopero. Per diversi anni, infatti, il movimento femminista ha invitato le islandesi a uscire dai propri luoghi di lavoro due ore e mezzo circa prima della fine del normale orario, il tempo equivalente al gap retributivo in busta paga rispetto ai colleghi uomini. Della serie, voi ci pagate meno, e noi ce ne andiamo a casa prima!

E in Italia? Secondo l'ultima indagine Istat (riferita al 2014) sui gap retributivi nel settore privato gli uomini percepiscono 1,8 euro all'ora in più rispetto alle donne. Facendo due conti, i ricercatori osservano che per avere uno stipendio annuale pari a quello del tuo collega dovresti lavorare un mese in più (o 160 ore in meno!). E se poi consideri una retribuzione media annua, ecco che la differenza è di circa 3 mila euro all'anno.

Non sarebbe male iniziare a pensare a quante ore in meno dovremmo lavorare ogni giorno per almeno tre o quattro mesi, per raggiungere le buste paghe maschili…

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