Timgirls Hackathon: creare una app è un lavoro da ragazze

Imparare in un giorno a creare un'app è la sfida di Timgirls Hackathon, evento riservato alle ragazze per promuovere la carriera delle donne. Scopri perché

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Lo sapevi che a sviluppare il primo linguaggio di programmazione di alto livello è stata una donna, Grace Murray Hopper (1906-1992)? E che i robot industriali sono stati inventati sempre da una scienziata, Helen Greiner? Sono solo due delle 14 muse ispiratrici del Timgirls Hackathon, iniziativa in più tappe lanciata da Tim e realizzata con il network di sviluppatori Codemotion, per coinvolgere le ragazze di 15-18 anni a creare una app in un giorno, partendo da zero.

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L'ultimo appuntamento per quest'anno (proseguirà con prossime date in diverse città nel 2016), si è svolto a Milano presso il #WCap Accelerator, l'acceleratore di startup di Telecom Italia. Un evento tutto al femminile, con due mentori speciali, Claudia Parzani, presidente di Valore D e partner dello studio legale internazionale Linklaters, e Paola Bonomo, global marketing services director per il Sud Europa di Facebook. Timgirls Hackathon infatti, invita a ideare un'applicazione contro il cyberbullismo, tema che tocca da vicino chiunque viva intensamente sui social, ma l'obiettivo numero uno è promuovere la carriera delle donne diffondendo tra le giovanissime maggiori conoscenze informatiche per avvicinarle alla programmazione, un settore lavorativo in continua crescita.

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Se ci fai caso, infatti, si tratta di un campo quasi al cento per cento occupato dagli uomini! Eppure, anche molte ragazze avrebbero tutte le carte in regola per avere successo. E la storia dell'informatica te lo dimostra: le donne geniali che hanno contribuito alle attuali conoscenze sono state poche, ma fondamentali. Oltre a Hopper e Greider, c'è stata Erna Scinder Hoover (1926), che ha brevettato il primo software per le telecomunicazioni, Sophie Wilson, che ha realizzato uno dei primi pc. E l'elenco è ancora lungo. Per non parlare dell'italiana Arianna Menciassi, ricercatrice e docente di robotica e biomedica che con il suo staff ha progettato un robot per operare i tumori intestinali. Ma, allora, perché questo lavoro, che oltretutto è uno dei più ricercati dalle aziende, resta di dominio maschile?

«Il primo motivo è culturale: resiste il preconcetto per cui le ragazze sarebbero meno portate per le materie scientifiche», sottolinea Mara Marzocchi, co-founder di Codemotion. «E poi, tanti credono nello stereotipo secondo il quale il programmatore sarebbe un nerd sfigato e noioso. Niente di più falso: programmare è divertente! Senza contare che ti permette di fare carriera e ottenere risultati fantastici, il che è molto gratificante. Non è un caso se nella classifica delle dieci università americane al top per trovare un impiego e fare carriera, sei sono nel campo della programmazione e dell'informatica: infatti, non conosco nessun programmatore disoccupato!». Del resto, Mara Marzocchi è una testimonial d'eccezione di quanto le donne possano fare in questo settore: la sua società, fondata insieme a Chiara Russo, oggi è presente oltre che a Roma anche a Madrid, Berlino e Tel Aviv e organizza il Codemotionworld, la più grande conferenza di sviluppatori in Europa dedicata al linguaggio della programmazione. Nella prossima edizione (dal 18 al 21 novembre presso il Campus Bovisa del Politecnico di Milano) ospiterà anche uno spazio dedicato al recruiting. Se vuoi farti un'idea di questo mondo, ti conviene farci un salto!

Un altro ostacolo che frena molto spesso il successo professionale delle donne, ha il sapore amaro di un autogol. Le ragazze a scuola e all'università ottengono risultati migliori dei maschi, ma quando compiono il loro ingresso sul mercato del lavoro fanno ancora fatica a valorizzarsi nel modo giusto. «Negli Stati Uniti è stato fatto un sondaggio tra i neolaureati di diverse università sulle proprie aspettative economiche», racconta Claudia Parzani. «Ebbene, alla domanda "Cosa immagini che potrai guadagnare?", in media le ragazze hanno indicato una cifra del 30% minore di quella scelta dai ragazzi. Un atteggiamento di svalutazione diffuso, che è ora di abbandonare».

Per fortuna, qualcosa sta cambiando. «Oggi le ragazze sono più sicure delle proprie doti, mentre la mia generazione si è a lungo sentita miracolata ogni volta che è riuscita a emergere nella professione. Le millennials hanno imparato a chiedere di più. Ora, però, dovremmo superare le differenze di genere per puntare a cogliere altre peculiarità. Le vere differenze sono di testa e di approccio», sottolinea Carlotta Ventura, group senior vice presidente Brand Strategy & Media di Telecom Italia. E una delle capacità oggi più apprezzate è quella di sapersi rinventare un lavoro, cambiando anche completamente percorso professionale. «Io stessa ne sono un esempio: ho studiato archeologia, partecipavo a degli scavi, ma già dopo poco la laurea mi sono resa conto che per come ero io, avevo bisogno di un lavoro che mi facesse sentire economicamente autonoma in tempi più brevi. È stata questa la molla che mi ha fatto mutare traiettoria e non mi sono mai pentita».

Un hackathon, di solito, coinvolge programmatori e design già di esperienza: questa iniziativa, invece, possiede soprattutto un valore educativo, visto che le partecipanti sono giovanissime e in un giorno, questa la durata dell'evento, devono apprendere le basi della programmazione e sviluppare la loro idea. Resta il fatto che la formula della "maratona no stop" si conferma vincente nel far nascere innovazioni di grande valore. «Un hackathon, che di solito dura 48 ore, mette in circolo un'energia estremamente produttiva. E poi, di notte si lavora molto meglio», spiega Paola Bonomo. «L'obiettivo di Facebook è connettere l'umanità intera e gli hackaton ci permettono di realizzare idee nuove in pochissimo tempo. È stato proprio durante un hackathon che un nostro sviluppatore si è chiesto: "Perché non creiamo un modo di caricare su Fb anche i video, oltre le foto?". Il giorno dopo l'applicazione era pronta».

Dal confronto nascono sinergie importanti e, nel caso di Timgirls Hackathon, si promuove anche un uso maggiormente consapevole del web e dei social, essenziale per prevenire le aggressioni 3.0 e difendersi al meglio dal cyberbullismo. Concretamente, poi, la maratona milanese ha prodotto tante idee utili e creative. E a vincere è stato il progetto di una app che riconosce e blocca, attraverso un sistema di parental control, le foto rubate e usate in maniera impropria sui profili fake, impedendone la condivisione. Al momento non è previsto che venga realizzato, ma in futuro chissà...

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