Perché il modo in cui si sta parlando della segretaria di Caprotti ci fa arrabbiare

Tutti parlano della segretaria di Caprotti e dell'eredità milionaria ricevuta dal patron di Esselunga. Ma in un modo che ci fa arrabbiare (e sì, ha a che fare con il sessismo)

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Chi oggi non vorrebbe essere Germana, la segretaria di Caprotti? Il patron dei supermercati Esselunga le ha lasciato in eredità ben 75 milioni di euro. Una meritata ricompensa dopo 40 anni di onesto lavoro al fianco del suo principale. Immaginiamo che l'apertura del testamento sia avvenuta in presenza di uno stuolo di notai e avvocati, oltre che degli altri eredi, la seconda moglie, la figlia. Perfino i figli di primo letto, con cui Bernardo Caprotti aveva intentato una causa legale, risultano tra i beneficiari.

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Tutto regolare, dunque. Eppure… Eppure ci deve essere qualcosa che non va. Perché altrimenti, il sito del quotidiano più letto in Italia, il Corriere.it, pubblica una foto probabilmente scattata il giorno del funerale, dove Germana Chiodi, 68 anni, viene messa in evidenza all'interno di un cerchio rosso, come una criminale ripresa sul luogo del delitto da una camera nascosta? 

Magicamente, poche ore dopo quel cerchio viene rimosso, ma resta in chi l'ha visto un senso di disagio. Un effetto "lettera scarlatta", ribadito da articoli sensazionalistici che spiegano chi è la "destinataria di un'eredità da capogiro" che "elargisce molto ai nipoti e cura molto anche se stessa. Sempre vestiti firmati, palestra la mattina, parrucchiere. Gira con grosse auto aziendali…".

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Allo stesso tempo, però, si scopre anche che Germana Chiodi in realtà da molti anni non è più semplicemente una segretaria, ma ha un ruolo da dirigente. E che, pur essendo nel frattempo andata in pensione, è ancora la numero due in Esselunga. Se il destinatario del cospicuo lascito di Caprotti fosse stato un collaboratore uomo invece che donna, assunto come assistente a 20 anni per poi diventare manager nel corso di 40 anni di carriera (come è stato per Chiodi), avrebbe avuto lo stesso trattamento? La domanda sorge spontanea.

A quanto pare, ancora oggi in Italia una donna non può fare carriera raggiungendo il successo - che nel caso della segretaria di Caprotti è quantificabile in 75 milioni di euro e dunque particolarmente impressionante - senza che si ripresentino in modo inesorabile pregiudizi sessisti che si sperava appartenessero al passato.

Insomma, una segretaria è una figura doppiamente subalterna, in quanto assistente e donna, come le salta in mente di sedere tra i beneficiari di un'eredità industriale di simili portate? Doveva limitarsi a portare il caffè agli eredi. E cosa importa se è al vertice dell'azienda, con qualifica da top manager? Segretaria è stata, e segretaria resterà per sempre, nella mentalità preistorica che evidentemente alberga dentro le menti di alcuni italiani. Ma è poi davvero così? E il maggiore quotidiano nazionale, che peraltro dedica molto spazio alle istanze delle donne, deve farsi interprete di tali prospettive?

Fatto sta che oggi ci siamo svegliate di nuovo negli anni Cinquanta. Ma, è ora di dirlo, siamo doppiamente stufe, come assistenti o ex assistenti (chi non lo è stato almeno a inizio di carriera?) e donne.

Segretarie di tutt'Italia uniamoci, verrebbe da dire. Se svolgiamo bene il nostro lavoro, se facciamo carriera, se otteniamo successo, è perché ce lo siamo meritato (proprio come accade ai colleghi maschi, che pure guadagnano in media più di noi, come dicono diversi studi). E dunque abbiamo il diritto di non essere additate come delle potenziali sospette. E di regalarci abiti firmati, palestra e parrucchiere, non appena possiamo permetterceli, tutte le volte che vogliamo, senza sentirci colpevoli (e di cosa, poi?).

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