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Ci vuole un fisico bestiale. Come cantava Luca Carboni (qui assieme a Jovanotti, mettila nella tua playlist per darti la carica quando corri!) il running richiede una forza di volontà d’acciaio (che io ho già sfruttato interamente per smettere di fumare) e una preparazione atletica notevole, che a volte è una diretta conseguenza del fatto che si esca a correre invece di restare spalmati sul divano a guardare la tv. Io prima di iniziare a correre di solito faccio un po’ di stretching per riscaldarmi. Abito al terzo piano, quindi per scendere faccio le scale mentre per risalire, stanca dopo la corsa, prendo l’ascensore. Lo ammetto!

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Insieme si corre meglio. Correre da soli è bellissimo: a me piace molto perché penso ai fatti miei, oppure non penso a niente e mi lascio trasportare dal ritmo dei passi e del respiro. Però quando esco in solitaria, 9 volte su 10, dopo i primi 800 metri mi sento a posto con la coscienza, perfettamente tonica e spompata. Quindi torno indietro con una camminata veloce e mi butto sotto la doccia. Quando corre insieme a qualcuno, invece, riesco a correre per ore senza sentirmi stanca. Ovviamente ogni tanto ci fermiamo a chiacchierare su una panchina, se no che gusto c’è?

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Natura VS città 1 a 0. Ho la fortuna di abitare a Torino, una città molto verde, circondata dalle colline dove si può correre nella natura a pochi minuti dal centro. Sarà una mia fissazione, ma non ce la faccio a correre in città tra i palazzi. Molti miei amici invece lo fanno senza problemi, lo scopro dalle mappe dei loro percorsi che condividono sui social. È una questione soggettiva: per riossigenarmi devo assolutamente correre in un boschetto o perlomeno al parco, lontana dallo smog. Una location stupenda che per me non funziona è la spiaggia: a piedi nudi mi distruggo le articolazioni e ho il timore di riempirmi le scarpe di sabbia.

Correre sotto la pioggia è magico. Durante gli scorsi, piovosissimi mesi, mi è capitato spesso che si mettesse a diluviare mentre ero fuori a correre. Ovviamente non avevo con me l’ombrello. Un paio di volte mi sono riparata finché ha smesso di piovere, altre me ne sono fregata e ho continuato a correre, accarezzata dalla pioggerellina. In piena estate è fattibile senza prendersi una broncopolmonite, d’inverno col brutto tempo e quando si gela non voglio rincasare ibernata. Vado in palestra e corro sul tapis roulant.

Dove mettere le cose. Le chiavi di casa, il telefonino, il portafogli… Quando vado a correre non so mai dove metterli. Ho escluso l’ipotesi del marsupio o dello zainetto perché mi piace correre libera. Ho provato a fissare l’iPhone nella fascia per il bicipite, ma non mi fa impazzire. Non mi fido a lasciare le chiavi sotto lo zerbino. Che fare? Io ho risolto così: ascolto la musica nel mio vecchio iPod nano: è minuscolo e leggerissimo, lo tengo nella tasca degli shorts senza problemi. Lascio a casa lo smartphone, così non ho la tentazione di fermarmi per controllare la posta o aggiornare i social: la corsa, per me che sono connessa 24/7, è anche un momento di digital detox. Metto qualche soldo, la carta d’identità e le chiavi di casa in una custodia di neoprene che tengo in mano. È morbida e non mi dà alcun fastidio.

Quando bere, cosa mangiare. Premetto che io ho sempre molto appetito, ma cerco di mangiare durante i pasti e non sgarrare troppo con schifezze varie. Quando vado a correre, anche solo 15 minuti, avviene il miracolo: mi passa la fame. Per questo in genere vado a correre di sera verso le 18: appena il mio organismo mi bisbiglia: «Vai verso il frigo e apriti una birra, te la sei meritata!» io mi infilo le scarpine da running e vado a correre sotto casa, dove scorre la Dora. C’è un bel lungofiume alberato dove posso correre avanti e indietro. A casa bevo un bel bicchierone d’acqua con spremuto dentro mezzo limone e poi, quasi sempre, arrivo fino all’ora di cena senza aprire quel pacchetto di patatine che mi guarda dalla dispensa.

Non sacrificarsi! Fare una corsetta ogni tanto mi piace, mi rilassa, mi fa sentire meno in colpa quando mangio la pizza per due sere di fila. Non sono una fissata della corsa, non farò mai a gara con i miei amici su chi ha corso di più questa settimana, niente di tutto ciò. Correre mi piace perché mi sgranchisce tutti i muscoli del corpo, mi fa stare bene ma quando sono stanca mi fermo. Mi basta una corsetta o una camminata a passo svelto di mezz’ora per sentirmi subito meglio quando sono nervosa o stressata. Correre per me non vuol dire abbracciare una vita salutista a tutti i costi: se non mi sentissi in imbarazzo a irrompere in un bar tutta sudata, probabilmente ci sono sere in cui correrei a ordinarmi un Negroni.

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