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Come è nata l'idea di scrivere un blog?

VALERIA: Contemporaneamente al progetto di formare una famiglia tutta nostra, è nata in noi l'esigenza di assumerci la responsabilità di contribuire a rendere migliore il contesto sociale e legale del paese in cui viviamo e nel quale vivrà nostro figlio. Il motivo per cui abbiamo deciso di scrivere il blog e di esporci in primo piano per raccontare la nostra storia, è principalmente perché riteniamo che sia utile fare della corretta informazione in merito a questo tipo di tematiche. Come abbiamo scritto sul blog: «Informare e spiegare significa far conoscere, conoscere significa mettere l'altro in condizione di non ignorare e tutto questo crea consapevolezza e genera rispetto». Inoltre pensiamo che in Italia, da sempre e in particolare in questo momento, sia estremamente prioritario mettersi in gioco offrendo una testimonianza positiva e ottimista, in contrapposizione all'ottusità grigia e censoria del pregiudizio.

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Qual è il miglior complimento che vi stato fatto in quanto coppia lesbica con figli e la critica o l'osservazione discriminatoria o insultante che avete ricevuto, magari per ignoranza dell'interlocutore, e come avete reagito?

LAURA: Complimenti per fortuna ne abbiamo ricevuti tanti. Specialmente da quando il blog è stato pubblicato riceviamo moltissimi messaggi e e-mail di ringraziamento e sostegno. Una nota personale: il complimento più bello mi è arrivato da mia mamma che per la prima volta in 33 anni credo... Mi ha detto che è molto orgogliosa di me. Per quanto riguarda le osservazioni diciamo "non gradite", quelle che fanno più riflettere arrivano proprio dall'amico che, nonostante ribadisca la propria assoluta apertura ed emancipazione, se ne esce con frasi tipo: «Ma non vi pare che alla fine tutto questo parlare di gay sia un po' eccessivo?» oppure «Sono d'accordo con voi, ma non vi sembra che ora in Italia ci siano problemi più importanti da risolvere che i diritti?». Il nostro preferito è: «Io non contesto la questione dei diritti, però sono per la famiglia tradizionale, perché penso che un bambino debba avere un papà e una mamma». Ora sui primi due punti cerco di rispondere, come ho già scritto ampiamente sul blog, sottolineando come si possa pensare di stabilire delle priorità in materia di diritti civili e come, fintanto che i diritti non saranno gli stessi per tutti, significhi che no, non se ne è ancora parlato abbastanza.

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VALERIA: In merito all'ultimo commento invece, direi che è emblematico della situazione italiana. Nel senso che ognuno ha il più che difendibilissimo diritto e penso anche il dovere di avere un'opinione personale, ma nel caso dei gay con figli, proprio perché è un tema così nuovo, così poco noto ai più e così lontano ancora dallo sdoganamento sociale, chiunque si sente in diritto, non tanto di esprimere un'opinione, ma di dare un giudizio di valore. Elevando quelle che sono convinzioni maturate soltanto nell'ambito della propria personalissima esperienza (magari di persona single senza figli) al grado di assunto. È piuttosto facile rispondere a quest'ultimo tipo di commenti con dati concreti. L'Associazione dei Pediatri Americani e l'Associazione degli Psicologi Americani, i quali hanno cominciato a studiare da un punto di visita clinico le famiglie omogenitoriali molto prima di noi, hanno già avuto modo di diffondere i risultati delle proprie analisi, sottolineando che la crescita di un bambino all'interno di una famiglia di genitori dello stesso sesso non comporta di per sé alcun tipo di scompenso o problematica. La Corte di Cassazione Italiana, con la sentenza n.601 depositata l'11 gennaio del 2013, ha sancito che il ritenere che un minore inserito nel contesto di una famiglia incentrata su una coppia omosessuale possa avere ripercussioni negative non è affatto frutto di certezze scientifiche o dati di esperienza ma di un mero pregiudizio. Offese e insulti per fortuna no, solo un anatema sulla nostra pagina Facebook da parte di una sostenitrice di La Manif pour tous, che per ribadire la propria distanza da ogni forma di omofobia e attacco diretto alla persona ci ha scritto: "Che Dio vi maledica!!" Ci ha fatto davvero molto ridere.

Un vostro consiglio alle nostre lettrici lesbiche che sognano un giorno di farsi una famiglia e di avere un bimbo?

VALERIA: Leggete il nostro blog innanzitutto! A parte le battute, direi che se la convinzione e la volontà di diventare genitori sono state seriamente maturate e ponderate con consapevolezza nell'ambito della coppia, ingranate la marcia e cominciate l'avventura. Evitate di condividere, almeno inizialmente, il vostro progetto con troppa parte del mondo esterno, perché l'ultima cosa di cui avete bisogno sono le LORO ansie e le LORO paure. Non pensate che questo percorso sia necessariamente molto costoso, per noi fortunatamente non è stato così. Non è detto che dobbiate ricorrere a tecniche di fecondazione complesse e quindi economicamente più onerose e proteste riuscire alla prima e quindi limitare molto i costi. Lo valuterete passo passo. Non pensate che la tecnica sia necessariamente invasiva, dolorosa e lunga. Dipende dal vostro stato di salute e dal vostro grado di fertilità, avrete modo di valutare ciò con un medico e quindi muovervi di conseguenza. Per noi è stato sufficiente monitorare l'ovulazione (stick per il controllo dell'ovulazione) ed è bastato un minuscolo catetere e qualche secondo di tempo.

LAURA: Trovate la clinica più giusta per voi sulla base delle tecniche utilizzate, l'approccio messo in pratica, la distanza, la lingua, i costi, le esperienze di altre coppie (tutto materiale disponibile on line). Affidatevi ad un bravo ginecologo. Armatevi di tanta pazienza, non fatevi scoraggiare dall'imprevisto, cercate di vivere il tutto con anche un po' di ironia. In ogni caso sarà un'esperienza arricchente. Ah! Un'ultima cosa, non pensate che la società civile sia così impreparata ad accogliere le nostre famiglie. Noi siamo rimaste molto sorprese del contrario! Buona fortuna.

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