Cosmo Olimpiadi! Io e il giavellotto, amore a prima vista

Io un'atleta? Ma per favore! Però in occasione delle Olimpiadi​ mi sono buttata e ho provato il lancio del giavellotto con Marco La Rosa, preparatore atletico della nazionale. E mi è piaciuto... Anche se non è facile come sembra, credimi. Leggi qui!

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PREMESSA NECESSARIA

Come per la mia amica Marina, che si è allenata con me (lei per il salto triplo, andatevi a leggere il suo reportage olimpico!) insieme a Marco La Rosa, preparatore atletico e tecnico nazionale di atletica leggera olimpica e paralimpica, anche per me si rende necessaria una premessa. Io e il giavellotto ci eravamo già incontrati nella vita (anche se solo a parole).

La mia mamma infatti, che era una brava atleta, era stata scelta ai tempi delle Giovani Italiane (eh, sì, secoli fa!) proprio per questo sport. Una volta sul campo di atletica però aveva visto le altre ragazze che alternavano giavellotto e lancio del peso: tutte con spalle enormi, raccontava lei, sgraziate e molto mascoline. 

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E così, appena le misero in mano il giavellotto (che di suo pesa 600 grammi per le donne e 800 per gli uomini, e quindi non è esattamente un macigno) lo lasciò cadere all'indietro, fingendo una debolezza che non era sua (e qui finì il suo rapporto con l'atletica leggera, chiese di passare alla ginnastica ritmica "dove avevamo gonne a pieghe bellissime ed eleganti", così diceva!).

ARRIVO AL CAMPO DI ATLETICA

Quindi mi è sembrato un bellissimo segnale quello di poter ricalcare le orme della mamma, ma facendo sul serio però! E così arrivo sul campo di atletica di Assago agguerrita: ma che ci vorrà mai? Mica serve forza e la rincorsa è brevissima poi

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Ecco, il fatto è che prima di attaccare con il lancio Marco ci chiede di fare il riscaldamento: trattasi di due giri di corsa del campo, ovvero 800 metri. Non me l'aspettavo questo agguato: io ODIO correre! I giovani (veri) atleti che si allenano con noi mi superano senza difficoltà, anche Simone Manigrasso, promessa paralimpica dei 100 e 200 metri. Argh, cominciamo male, ho il fiatone e mi fanno male le gambe. E già mi rendo conto che il campo non è esattamente come il tapis roulant su cui mi alleno.

Marco La Rosa, preparatore atletico e tecnico nazionale di atletica leggera olimpica e paralimpica.

Ok, sorrido a Marco e abbozzo. Dai allora, cominciamo con il giavellotto? "No, Stefania, per le categorie giovanili ci si allena con il vortex, per evitare di farsi male… E anche se non appartieni esattamente a questa categoria non vogliamo che infilzi qualcuno, vero?", dice Marco sorridendo.

E anche qui abbozzo. Mi passa il vortex che è una specie di piccolo missile di plastica e spugna che pesa 150 grammi. 

Iniziamo con la tecnica. Esistono due fasi, mi spiega Marco: ciclica e aciclica. Nella prima l'atleta imprime una accelerazione non eccessiva alla sua rincorsa, correndo in posizione frontale e raggiungendo una velocità che gli consenta di gestire al meglio gli ultimi passi prima del lancio.

Il passaggio alla seconda fase di lancio (aciclica) avviene con la cosiddetta sfilata: il braccio che impugna il giavellotto si distende e l'atleta procede con una corsa laterale a passi incrociati.

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Bellissimo! Sembra un balletto e Marco è così sciolto… Forse non è così complicato. Afferro il vortex piego il braccio e comincio a correre fino alla linea che Marco mi indica, da lì provo la corsa a passo incrociato e… inciampo. Uff, ma che figura… Vabbè, forse è difficile allora. Ci riprovo e arrivo al lancio: il vortex cade davanti ai miei piedi! 

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Accidenti, mi sono dimenticata di fare il corretto movimento del braccio e ho "strappato" nel lancio. Infatti, il braccio destro, in particolare spalla e tricipite, mi fanno male (oltre alle gambe che tutte 'ste corsette le sentono). Riprovo enne volte e alla fine, udite udite, l'attrezzo infernale finisce sulla linea dei 10 metri!!! Yuppie, il mio record personale…

Ecco, tenuto conto che il record mondiale maschile stabilito dal ceco Jan Železný  (che ha dato il suo nome anche alla sua particolare sfilata a passo incrociato) è di 98,48 metri e quello femminile di Barbora Špotáková, ceca pure lei, è di 72,28 (ah, vabbè, allora...) forse non dovrei proprio gioire del mio, che dici?

Ma mi voglio migliorare e non mollo. Nella mezz'ora successiva provo e riprovo, ma c'è sempre qualcosa che non va: il braccio che non si stende, la mano che tiene male il vortex, la corsa troppo lenta, l'incrocio sbagliato dei piedi… Insomma, diciamo che la coordinazione non è il mio forte ed è invece una caratteristica necessaria in questo sport. Figuriamoci per avere un risultato decente!

 

L'allenamento per me è alla fine e i veri atleti ora si allenano sul serio: corrono velocissimi, saltano come delle lepri, provano e riprovano per migliorare la performance. Ed è questa la cosa che più mi ha stupito e coinvolto di questa giornata: l'armonia che c'è sul campo, il feeling tra atleti e allenatore. L'atletica leggera unisce e il lanciatore fa parte di un gruppo, anche se è solo sulla pedana. 

Marina Questa, Marco La Rosa ed io: un trio perfetto!

Non credo che diventerò mai una grande lanciatrice, ma di sicuro questa giornata mi rimarrà dentro per sempre.

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