Cosmo Olimpiadi! Ho fatto ginnastica artistica per un giorno

La febbre di Rio 2016 ha contagiato la redazione di Cosmo e così abbiamo deciso di provare gli sport olimpici. La nostra web editor Mary ha scelto la ginnastica artistica e ti spiega perché le ginnaste sono Ercole in miniatura

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Fai così: pensa un attimo alle Olimpiadi. Bene, hai raccolto tutti i pensieri? Ora tenta di ricordare gli sport più coreografici e spettacolari che ti incollano alla tv con uno strano potere ipnotico. Fatto? Ecco, probabilmente come me hai visualizzato nella tua mente o i tuffi, e ti possiamo capire con tutti quegli addominali in bella vista, o le acrobazie della ginnastica artistica, che, anche lei, vanta così tanti addominali in bella vista e scolpiti che ti sembra di stare in spiaggia alle Galapagos.

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Dimentica per un attimo la prima specialità e parliamo della seconda, però in versione femminile.

La ginnastica artistica è stata uno tra i primi sport (ehi, non è una danza come il tango) a fare parte delle specialità olimpiche. Anno di entrata? 1896, ovvero ha compiuto più di un secolo, è una vera veterana del campo e vanta un sacco di attrezzi in cui specializzarsi: volteggio, parallele asimmetriche, trave e corpo libero per le donne e cavallo con maniglie, anelli, volteggio, parallele simmetriche, sbarra e corpo libero per gli uomini. 

Sono andata a provarla alla Sampietrina di Seveso in Brianza e ad assistermi ci sono stati la pazienza e la bravura di Gabriella Rizzi e Paolo Quarto, che qui allenano, e una dimostratrice d'eccezione, la piccola Sarah Vittoria Aliprandi che ha solo 13 anni ma può sollevare la trave con un dito, dopo aver fatto una verticale, una ruota e una capovolta tutte in sequenza. Lei fa così:

Eccoli tutti insieme ♥:

Sempre in questa zona si sono allenati grandi atleti: Matteo MorandiMatteo Angioletti, Igor Cassina. Non solo. Ludovico Edalli è pronto a partire per Rio 2016. Tifiamo per lui!

Ho provato tutti gli attrezzi, anche quelli maschili, e alla fine ho imparato un sacco di cose che non avrei immaginato, tipo che questi atleti non sono umani uguali a noi.

1. Per fare bene devi avere solide basi. L'ho scoperto quando ho cominciato il riscaldamento che consiste in esercizi che coinvolgono mani, braccia, collo, schiena, gambe, piedi. Si sa, non puoi mai improvvisarti in un volteggio sulla trave se prima non prepari tutti i muscoli del tuo corpo. E quando dico tutti, intendo proprio tutti, anche i legamenti in miniatura che esistono nel tuo alluce (esistono, vero? perché io li ho sentiti chiaramente mentre urlavano). Mentre sei lì con uno specchio davanti per osservare bene come ti stai muovendo (e la scena non mi ricordava esattamente quella di Flashdance), capisci che ci sono delle figure base che ricostruirai con il tuo corpo su tutti gli attrezzi, me lo hanno spiegato chiaramente Gabriella e Paolo. Le tue braccia, la tua schiena e le tue gambe devono sempre creare una linea dritta ben tesa e allo stesso tempo flessibile. L'immagine più chiara potrebbe essere quella di una verticale ben fatta che oscilla in avanti e indietro senza il minimo cedimento. Insomma devi essere un giunco che si piega ma non si spezza e si muove nell'aere come una ballerina. La perfezione la vedi anche nella spaccata. Poche regole: spingi indietro quelle spalle che tieni sempre in avanti, stringi i glutei per sostenere la schiena (sì, queste ginnaste avranno il marmo là dietro), tira la punta dei piedi per stendere il più possibile le gambe, allarga la spaccata perché, ti ricordo, la linea deve essere retta. Ora immagina queste figure sulle parallele e sulla trave, se le impari a terra, poi hai anche l'ostacolo aereo da superare. Facile, no? No. Bene, ora puoi sgranchirti per 10 minuti prima di andare avanti.

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2. Il controllo è tutto, ma se lo perdi ti devi lasciare guidare dall'istinto (ma anche dall'esperienza). Per allenare una neofita come me si va per gradi e il mio primo step è stato il tappetino elastico. L'amore tra me e lui è scoppiato a prima vista, i saltelli aggraziati, invece, sono arrivati solo dopo 10 tentativi. Una buona media. 

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Come succede per il riscaldamento, anche qui impari delle figure base, questa volta in "volo", che poi riproduci su tutti gli attrezzi, dalla trave, alle parallele fino al volteggio e al corpo libero. All'inizio capisci che il corpo teso e flessibile come un giunco sarà il tuo segreto, quando ormai lo possiedi con la sicurezza di un monaco zen dai glutei sodi ti accorgi che mentre sei lassù in volo (perché sei decollata con un saltello ben assestato) le cose vanno storte. Che succede? Perdi completamente l'orientamento e il tuo corpo non sa bene cosa stia facendo. Tutto questo avviene in un nanosecondo, ovvio, ma è giusto il tempo che ci vuole per atterrare in un punto diverso da quello della partenza. E tutto va bene fino a quando il tappetino elastico è largo 2 metri per 3 , ma tutto va meno bene quando stai facendo lo stesso saltello su una trave che è larga 10 centimetri, in pratica poco più del tuo piede. Ecco, le ginnaste fanno questa magia: quando sono in volo e gli occhi non possono intervenire in loro soccorso si affidano a una specie di memoria del corpo che le riporta sulla retta via. È anche questione di esperienza, tanto esercizio, tanti allenamenti e qualche caduta (ahi!). Certo, poi gli alieni avranno donato loro qualche strano cromosoma.

3. Ci vuole una dose di coraggio da cavalliE tutto anche per merito di quelle fasi di volo dove perdi ogni tipo di cognizione. Fino a quando sono rimasta a terra e i miei muscoli stavano solamente urlando (ma piano) dopo l'ennesimo tentativo di spaccata, tutto andava ancora a meraviglia. Il problema è arrivato quando Paola ha deciso che era giunto il tempo, con tutta l'esperienza che avevo accumulato, di provare a camminare sulla trave. Ecco, parliamo della trave. La trave non è mica quella dell'allenamento che è sollevata da terra poco meno di 50 centimetri. La trave olimpica si erge orgogliosa a 1 metro e 25 centimetri da terra. Quando sei lì ti senti come un circense che cammina sul filo sospeso e pensi solo a una cosa «Dai, Paola, dammi la manina e stringimela forte. Non mi lasciare. MAI!». Ecco, lo ripeto nel caso qualcuno lo dimentichi. Le ginnaste su questo attrezzo vertiginoso (nel senso che ti fa davvero venire le vertigini) ci fanno tutte le figure possibili: rondata, capovolta e quel movimento combinato per cui inarchi la schiena indietro e le punte delle mani rovesciate toccano quelle dei piedi. Queste sciocche banalità, per intenderci:

4. La perfezione sta nel dettaglio. A livello di gara un esercizio ben fatto deve contare su movimenti che uniscano, sì, complessità, ma anche perfezione nell'esecuzione. Un esempio di perfezione? Mentre ti muovi sulla trave o volteggi sulle parallele asimmetriche il tuo corpo deve essere perfettamente in linea. Non puoi avere neanche un piccolo cedimento delle ginocchia o delle spalle o della schiena o dei glutei. In sintesi, meglio eseguire molto molto bene un esercizio facile che fare male un esercizio molto difficile. Sono anche i dettagli che possono farti perdere la gara. Per non parlare delle possibili cadute. 

5. Ci vuole il sangue freddo di un eschimese. Per riuscire a fare tutto alla perfezione devi padroneggiare il tuo corpo, non avere tentennamenti, tenere la massima concentrazione e coordinare tutti i tuoi arti: piedi, mani, testa, schiena, gambe, alluci e pure mignoli e sopracciglia. Insomma, devi essere un robot e non cedere neanche all'emozione di una gara. Se ti si sposta il muscolo della guancia perché sorridi sono punti in meno.

6. Sembra tutto molto più facile a vedersi che a farsi. Dai, cosa ci vorrà a tirarsi sugli anelli come Juri Chechi? Non pretendi mica di allargare le braccia come lui e fare la donna vitruviana (quella che c'è sulle monete da 1 euro). Vuoi poggiare le mani sugli anelli e sollevarti, giusto? No, sbagliato. Sugli anelli non sono neanche riuscita a salire con l'assistenza di Paolo, e partivo con i piedi appoggiati a terra e la possibilità di darmi la spinta. I ginnasti invece partono dall'alto, perché gli anelli sono sospesi a 2,75 metri da terra per permettere loro di eseguire tutte le figure. Ma come diamine faranno a darsi quella spinta, per non parlare del resto?

Non è finita. Parliamo delle parallele simmetriche. Ovvio che mica puoi fare la verticale lassù, ma almeno l'esercizio di base ti aspetti di poterlo fare con una certa disinvoltura. Si tratta di appenderti sulle parallele simmetriche all'altezza delle ascelle e poi avanzare piano piano spostandoti prima con la mano sinistra e poi con la mano destra. Sai cosa succede? A un certo punto, appena con sicumera sposti la mano destra di 10 centimetri, le tue gambe penzoloni, di cui ti eri dimenticata l'esistenza, virano improvvisamente a sinistra in blocco e ti sbilanciano completamente. Eppure ti sembrava che le scimmie non facessero così fatica a farlo.

Ecco, ora puoi capire perché ci vogliono muscoli bestiali!

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