Le molestie verbali per la strada sono violenza o maleducazione?

Le molestie verbali per la strada devono essere considerate una forma di violenza? Tre ragazze hanno fatto un esperimento a New York, Roma e Auckland, con esiti molto diversi

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«Due indizi sono una coincidenza, tre indizi fanno una prova» sosteneva Agatha Christie. Tre ragazze, in tre diversi angoli del mondo hanno passeggiato per 10 ore in una metropoli, filmandosi con una telecamera nascosta. L'obiettivo? Denunciare quanti tentativi di approccio da parte dei maschi riceve in media una ragazza quando esce di casa.

Un tentativo di approccio per strada, un fischio o un apprezzamento, può essere considerato una molestia, una violenza verbale? Dove finisce la libertà di espressione e dove inizia la violazione del diritto altrui di essere lasciati in pace? La discussione è ancora calda e non sarà facile venire a capo della questione, sollevata dal video di Shoshana Roberts a New York, a cui hanno fatto eco Rachele a Roma e Nicole a Auckland.

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Shoshana in 10 ore ha raccolto oltre 100 tentativi di approccio da parte dei maschi che ha incontrato per la strada a New York. Approcci che vanno dal classico fischio ad apprezzamenti verbali («Ehi bella!», «Che carina!»), educati tentativi di intavolare una conversazione («Ehi baby!», «Come va?»), auguri di vario tipo («Che Dio ti benedica!», «Buona serata!»), richieste di attenzione sempre più pressanti («Ehi, parlami! Non vuoi parlare? È perché sono brutto? Non possiamo essere amici? Non parli? Se ti do il mio numero mi parli?»). Queste richieste di attenzione più o meno esplicite, sono state puntualmente ignorate da Shoshana, che ha tirato dritto per la sua strada.

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Idem a Roma per Rachele Brancatisano, autrice della trasmissione radiofonica Un giorno da pecora su Radio2. Passeggiando per le vie della capitale ha collezionato un centinaio di «Oh bella!», fischi e occhiatine varie.

La frequenza con cui le due ragazze sono state approcciate è allarmante: in media un commento maschile ogni 5 minuti, semplicemente uscendo a passeggiare per la strada, vestita in modo sobrio e non provocante. L'opinione pubblica è divisa: nel coro di indignazione che si è sollevato, ci sono anche molte ragazze a cui fa piacere ricevere questo genere di attenzioni maschili.

Viene da chiedersi: succederà a tutte? O solo per le ragazze carine? O solo in certe città? Se l'esperimento fosse stato condotto in un sonnacchioso paesino di provincia, anziché in due grosse metropoli, l'esito non sarebbe stato così eclatante. Se si fossero vestite in modo più provocante forse avrebbero ricevuto ancora più attenzioni. Se invece di essere da sole fossero state assieme a un uomo nessuno si sarebbe sognato di apostrofarle, col rischio di dover fare a botte col fidanzato. Ragionevolmente sì, ma possiamo solo supporlo.

A testimonianza che non tutto il mondo è paese, la neozelandese Nicole Simpson ha ricevuto solo 2 (ripeto: DUE) tentativi di approccio passeggiando per 10 ore in giro per Auckland. Le hanno rivolto la parola due uomini: uno per chiederle se è italiana (ok, ci stava provando) e l'altro per chiederle indicazioni stradali.

Per punire l'approccio fisico esiste una legislazione, per quello verbale non ancora. Un bacio imposto con la forza o una carezza inopportuna vengono punite dalla legge italiana in quanto forma di violenza, anche un complimento indesiderato avrebbe tutte le carte in regola per qualificarsi come molestia da chi non gradisce riceverla. Forse nell'emisfero australe gli uomini sono più civili e meno cafoni degli americani e degli italiani, resta il fatto che nel paese dove abitiamo essere importunate per strada succede spesso e non c'è modo di difendersi, se non facendo finta di niente e tirando dritto, a testa alta, per la propria strada.

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